L’ Albero di Natale, un business da oltre 100 milioni di euro

Il simbolo natalizio per eccellenza, l’albero di Natale, fonte di allegria e feste in famiglia,  immancabile nelle case degli italiani, che sia vero o artificiale, riciclato, minimalista, super decorato, a tema. Ma l’albero di Natale rappresenta anche un vero e proprio business: secondo le stime di Coldiretti, l’abete naturale muove infatti un giro d’affari di oltre cento di milioni di euro.

Ma quanto sono disposti a spendere gli italiani per avere in casa l’immancabile decorazione natalizia? Secondo i dati della Cia, la Confederazione italiana agricoltori, per l’acquisto dell’albero di Natale, gli italiani spendono in media tra i 20 e i 45 euro per i “naturali” e tra i 10 e i 30 per i sintetici. L’anno scorso, l’82% degli italiani ha preferito esemplari più piccoli ed economici; ma c’è stato anche un 5% che si è concesso il lusso di arrivare ai due metri di altezza, investendo anche più di 100 euro. Sono stati circa 12 milioni gli alberi di Natale nelle nostre case, più della metà “sintetici.

Si apre qui l’eterna questione: albero vero o artificiale? Secondo la Cia, quello artificiale è meno ecologico e soprattutto quasi mai “made in Italy”, visto che nell’80% dei casi arrivano dalla Cina. Non è invece d’accordo l’Unione Nazionale Consumatori che considera quello artificiale più ecologico (visto che gli abeti muoiono immancabilmente dopo poco tempo) e duraturo, quindi riutilizzabile per anni.

Tra le due opzioni (vero o artificiale) quella più amica dell’ambiente potrebbe essere… la terza: meglio un albero vero ma proveniente da realtà che garantiscono la gestione forestale sostenibile. Il suggerimento arriva dal Pefc Italia, lo schema di certificazione forestale che garantisce trasparenza in termini di tracciabilità e rispetto dei territori. Ci sono centinaia di aziende già certificate e scegliere i loro prodotti significa rafforzare un circolo virtuoso e contribuire a modificare le scelte imprenditoriali delle aziende della filiera bosco-legno.

Qualche consiglio per chi opta per l’albero vero. Affidarsi a un vivaio per acquistare piante provenienti da attività agricola di tipo vivaistico, con ritorni positivi sull’economia rurale nazionale nel caso di piante di origine italiana certificata. Gli abeti coltivati sono contrassegnati da un tagliando di riconoscimento che indica denominazione del vivaio, luogo di origine, specie e età. Gli abeti presenti sul mercato natalizio derivano per lo più da coltivazioni vivaistiche specializzate e soltanto il 10% circa proviene da interventi colturali quali sfolli, diradamenti o potature, indispensabili per la corretta gestione dei boschi.

Controllare che la pianta abbia le radici (molte volte muoiono perché non le hanno o sono stati estirpati a radice nuda) e una buona zolla. In caso di abeti senza radici (quelli sostenuti dalla classica croce di legno) è bene verificare che siano il frutto di diradamenti forestali autorizzati.

Una volta entrati nelle nostre case, la vita di questi alberi spesso non è semplice. Bisogna seguire alcune raccomandazioni. Mettere la pianta in un vaso di dimensioni adeguate (tra 20 e 60 cm a seconda dell’altezza), usando un terriccio composto per metà di terra e per metà di sabbia. Non spruzzarla con vernici (no a neve artificiale o spray coloranti) e tenerla lontano da fonti di calore e in un luogo luminoso, non esagerare con gli addobbi pesanti, mantenere umida la terra senza esagerare con l’acqua (in casa basta annaffiare due volte la settimana).

Se possibile, finite le feste trapiantare l’albero in giardino, tenendo presente che può raggiungere i 20 metri d’altezza e i 10 di larghezza. Se abitate in un palazzo, restituitelo al vivaista (molti li ritirano e lasciano in cambio un buono spesa). Se nessuna di queste due ipotesi è praticabile mettetelo almeno fuori dal balcone.

Dal Corpo forestale dello Stato arriva poi un originale consiglio, quello di preferire ai classici abeti rossi e bianchi (sempre più spesso provenienti dall’estero) specie sempreverdi più tipiche del Mediterraneo che meglio si adattano ai nostri ambienti: cipresso, ginepro, alloro, corbezzolo, bosso o agrumi. Tollerano meglio gli stress, comprese le potature per farli somigliare ai più classici abeti. Perché tradizione può fare rima con innovazione.

E dopo il Natale? Gli abeti sono specie di montagna, ricorda la Forestale, di norma incapaci di sopravvivere in climi caldi, estranee agli ecosistemi mediterranei, dove possono facilmente soffrire e morire. L’abete rosso, ad esempio, è un albero spontaneo che cresce solo sull’arco alpino e in alcuni tratti dell’Appennino e piantarlo fuori da queste zone potrebbe anche rappresentare una sorta di inquinamento genetico.

In alternativa l’albero di Natale, vivo o morto, potrà essere consegnato nei centri di raccolta indicati dai vivaisti o dai Comuni. Le piante non più vitali verranno riutilizzate riciclandole per la produzione di compost ecosostenibile da giardino, mentre quelle ancora vive troveranno posto in parchi, giardini o aree selezionate.

Chi, invece, opta per un albero sintetico, dovrà tener presente che, nel caso volesse disfarsene, può essere considerato: un rifiuto ingombrante (se di grandi dimensioni); un Rifiuto da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (Raee) se con luci incorporate; un materiale non riciclabile (se di piccole dimensioni, massimo 30/40 cm, e senza luci) da buttare nell’apposito contenitore e quindi, agire di conseguenza.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie