Xylella: le emergenze agricole vanno affrontate con l’agroecologia

Le emergenze agricole, prime fra tutte quella relativa al caso Xylella in Puglia, vanno affrontate e necessariamente prevenute con l’approccio agroecologico: WWF, FederBio e AIAB sottolineano la necessità di scelte politiche chiare orientate verso l’agricoltura biologica, che attraverso l’esclusione di pesticidi chimici di sintesi e l’adozione di tecniche agronomiche idonee ai territori è in grado di garantire prodotti di qualità tutelando ambiente e biodiversità.

Le più recenti vicende in Puglia hanno dimostrato che gli interventi basati sull’esclusivo utilizzo della chimica di sintesi previsti dal Piano per la lotta al batterio Xylella sono inefficaci: i magistrati pugliesi hanno evidenziato un’evidente scarsità di confronto scientifico, sottolineando che il Piano ha privilegiato solo le ipotesi che portavano alle eradicazioni e all’autorizzazione straordinaria di pesticidi chimici, anche vietati da tempo per la loro nocività, che sono stati così utilizzati in modo spregiudicato, con un conseguente pericolo per la salute pubblica.

Federbio, AIAB e WWF esprimono soddisfazione per il provvedimento della Procura di Lecce che ha disposto il sequestro preventivo d’urgenza di tutte le piante di ulivo interessate dalle operazioni di rimozione immediata come previsto dal Piano Silletti. Il provvedimento dei magistrati pugliesi anticipa in pratica gli effetti dell’auspicata vittoria del WWF Italia davanti al TAR del Lazio con il ricorso presentato dall’Associazione per fermare proprio l’eradicazione degli olivi ancora sani.

L’azione giudiziaria avviata dalla Procura di Lecce sul caso Xylella, non è però sufficiente per garantire la conservazione degli olivi secolari della Puglia. E’ indispensabile incentivare e favorire, anche con una priorità e maggiore premialità nella concessione dei contributi del Programma per lo Sviluppo Rurale 2014 – 2020 della Puglia, tutte quelle azioni e tecniche agronomiche preventive e curative che non adottano o riducono drasticamente l’uso di insetticidi o fungicidi e possono evitare l’estirpazione delle piante di olivo o ospiti dell’insetto vettore infette dalla Xylella fastidiosa. Per le piante di particolare pregio, storico o monumentale sarebbe sufficiente, come misura alternativa all’abbattimento, il loro isolamento con reti anti-insetto.

Per Franco Ferroni, Responsabile Agricoltura del WWF Italia “i magistrati dovranno accertare le eventuali responsabilità personali degli indagati ma un problema come il Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo (CoDiRO) non può essere risolto con provvedimenti giudiziari. E’ indispensabile da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e della Regione Puglia avviare immediatamente tutte le attività di ricerca, sperimentazione e prevenzione basate sull’agroecologia, da tempo suggerite dalle Associazioni dell’Agricoltura biologica e dal WWF Italia, alternative all’uso massiccio di pesticidi e all’eradicazione delle piante”.

All’avvio dell’emergenza Xylella FederBio ha immediatamente attivato un gruppo di lavoro tecnico scientifico che ha messo a punto una proposta per la gestione con metodo biologico dei territori colpiti dal batterio a cui hanno aderito tutte le organizzazioni del settore e il WWF Italia.

“Al di fuori di ogni contrapposizione strumentale e ideologica avevamo proposto alla Regione Puglia, al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e anche all’EFSA un’alternativa concreta all’impiego massiccio di pesticidi e all’abbattimento degli olivi – sottolinea Paolo Carnemolla, presidente di FederBio – utile anche a valorizzare quel territorio. Il documento non è stato ancora preso in considerazione, comportando, come ipotizza la Procura di Lecce, danni ambientali e alla salute per gli agricoltori e per tutte le persone che vivono nel Salento che avrebbero potuto essere evitati. Ora che anche il presidente Emiliano si è schierato apertamente contro la passata gestione dell’emergenza, chiediamo di riaprire il confronto sulla base delle nostre proposte, ampiamente sostenute anche dai molti comitati di agricoltori e cittadini dell’area, affinché si possa concretamente lavorare per la creazione di un “biodistretto” nei territori interessati dalla Xylella, con la prospettiva di una migliore valorizzazione anche turistica”.

“I dati che emergono confermano, se ancora ce ne fosse bisogno, che i pesticidi oltre a non essere la soluzione dei problemi, spesso contribuiscono ad esserne la causa. – precisa Vincenzo Vizioli, Presidente di AIAB – La ricerca di una soluzione sta nel non alterare o, in questo caso ripristinare gli equilibri naturali, come dettano i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica. La biodiversità ambientale e del suolo è la linea guida di ogni intervento in agricoltura. AIAB e tutto il settore biologico hanno da tempo evidenziato le storture prodotte da teorie sbrigative e poco efficaci, la cui logica ha sempre creato sospetti. Purtroppo c’è voluta la magistratura per capirlo. Noi siamo pronti a dare il nostro contributo per una riconversione del territorio.”

Federbio, AIAB e WWF Italia chiedono ai Ministeri interessati e alla Regioni una scelta netta per un nuovo approccio alternativo all’utilizzo della chimica di sintesi in agricoltura: il Piano d’Azione Nazionale sull’uso sostenibile dei pesticidi deve mettere in campo azioni concrete per sviluppare un grande piano di conversione al biologico dell’agricoltura italiana, proprio a partire dai territori dove sono ormai evidenti le contaminazioni ambientali e i danni alla salute provocati dall’agricoltura intensiva. E’ una scelta che va fatta anche per garantire la sostenibilità economica all’agricoltura italiana e orientarla al biologico, il cui mercato è in costante e forte crescita da anni.

Condividi questo articolo: 


AH, LEGGI ANCHE QUESTI !



 

Altre Notizie