Il bosco produce economia, burocrazia e politiche inadeguate frenano sviluppo

Economia del bosco a due velocità in Toscana. Da una parte investimenti, innovazione e risorse; dall’altra una mancanza atavica di politiche di sviluppo in ambito forestale, sia a livello europeo che nazionale. Ad evidenziarlo sono Cia e Arbo (Associazione regionale boscaioli) nel convegno “Economia del bosco e politiche forestali in Toscana”, che si è tenuto quest’oggi a Firenze, alla sede del Comando Regionale del Corpo Forestale dello Stato.

Negli ultimi anni in Toscana -regione leader in Italia per superficie boscata con 1.150.000 ettari (oltre il 50% della superficie regionale) e con 1.329 imprese boschive- c’è stata una decisa crescita del settore, sottolinea la Cia: realizzati oltre 80 impianti legno–energia, anche grazie agli interventi incentivanti della Regione; produzioni di eccellenza come castagne e farina: tre produzioni di castagne certificate (due IGP e una DOP) e due Dop della farina di castagne; investimenti ed innovazione tecnologica nell’attività selvicolturale; ruolo crescente delle imprese agro-forestali nell’azione di manutenzione del territorio con una Regione Toscana all’avanguardia negli affidamenti nell’ambito della Legge di orientamento. E poi siamo di fronte a una spinta imprenditoriale forte con una alta adesione alle misure forestali del Psr, partecipazione costante del settore ai PIF (10% dei progetti sull’ultimo bando: su 53 progetti presentati 4 sulla filiera legno energia, 1 sulla castanicoltura).

Ma non mancano le problematiche, come un eccesso di vincoli e di burocrazia, che sta spingendo il settore alla marginalità economica.

“Occorre un piano nazionale di sviluppo dell’impresa boschiva -ha sottolineato Luca Brunelli, presidente Cia Toscana-, una strategia di valorizzazione della selvicoltura e dell’impresa, fondata su incentivi, agevolazioni fiscali (a partire dall’Iva sui combustibili legnosi), incentivi all’occupazione come mezzo di contrasto al lavoro nero. E poi semplificazione e sburocratizzazione. Alla Regione chiediamo innanzitutto un impegno per determinare una nuova stagione di politiche europee e nazionali di sviluppo del comparto forestale. Per quanto riguarda la nostra Regione, da sempre molto attiva in questo ambito, -ha continuato Brunelli- è necessario intensificare l’impegno per risolvere alcuni problemi che tuttora affliggono il settore, come il lavoro nero: guerra senza tregua, immediata attuazione delle norme del Regolamento forestale sul riconoscimento di chi lavora in bosco e sull’elenco delle imprese boschive, intensificazione dei controlli incrociati Inps-Inail-Corpo Forestale”.

Giuseppe Vadalà, comandante regionale Corpo Forestale dello Stato, ha posto l’accento sull’importanza dei controlli di legalità nel settore forestale: “Mediamente il Corpo Forestale dello Stato esegue in Toscana 4.000 controlli all’anno nel settore dei tagli boschivi, dove un intervento su quattro risulta irregolare e viene sanzionato. Assicurare il rispetto della legalità è fondamentale per lo sviluppo dell’economia forestale”.

Appare poi urgente, secondo la Cia, una modifica della Legge 22/2015 sul riordino istituzionale: “Il modello basato sulle Unioni dei Comuni non può funzionare -ha spiegato Brunelli-, la forestazione, come l’agricoltura, la caccia, la difesa del suolo, deve essere di competenza regionale”. E poi servono investimenti: “Incremento delle risorse sulle misure del PSR destinate agli investimenti delle imprese boschive -ha proseguito il presidente Cia Toscana-; superamento del regime ‘de minimis’, già richiesto per alcune misure, estendendo la richiesta a tutte le misure forestali. Ampliamento della gamma di interventi ammissibili sulla castanicoltura”.

Non mancano difficoltà per le imprese toscane, ha evidenziato Sandro Orlandini della Cia Pistoia: “Facciamo i conti con uno scarso valore aggiunto del settore -ha detto-; con la frammentazione delle proprietà forestali; con fenomeni di concorrenza sleale (lavoro nero) non sufficientemente contrastati; con poche politiche di sviluppo, troppe politiche conservative, dettate da un ambientalismo miope”.

“La concorrenza sleale ed il lavoro nero -ha ribadito Giordano Pascucci, direttore Cia Toscana- sono aspetti da contrastare con forza: le imprese boschive, invece di essere valorizzate e premiate per la loro correttezza, spesso sono ‘osservate speciali’, mentre non si vedono risultati apprezzabili nel contrasto al lavoro irregolare. E poi c’è il flagello ungulati: la fauna selvatica è ormai una minaccia grave per i nostri boschi. Apprezziamo lo sforzo della Regione per contenere gli ungulati -ha affermato ancora Pascucci-, la Legge obiettivo va nella giusta direzione. Ma per attuarla ci vuole una ‘governance’ efficace, uomini e risorse, mentre su questo fronte non ci siamo, si rischia un arretramento pesante che renderebbe inefficaci le misure in fase di adozione”.

Marco Failoni, Cia Toscana, ha parlato di nuove strategie per una nuova politica di sviluppo del comparto forestale: “Non c’è attenzione in Europa -ha detto Failoni-, la politica forestale viene gestita prevalentemente come politica ambientale; manca totalmente una base giuridica che consideri il bosco sotto il profilo produttivo. Anche a livello nazionale non va molto meglio: i boschi sono tutti sottoposti a vincolo paesaggistico; nelle aree Natura 2000 ogni operazione selvicolturale è soggetta a complicate procedure di valutazione di incidenza; Il sistema sanzionatorio fa ricadere molte violazioni nell’ambito dei reati penali. Manca inoltre una qualsiasi strategia finalizzata allo sviluppo del settore. Le stesse opportunità aperte nell’ambito delle politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili, vengono continuamente ‘stressate’ da scelte politiche incomprensibili: l’ultimo balletto sull’Iva sul pellet è un esempio illuminante”.

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