Emicrania con aura lascia la sua impronta nel cervello

L’emicrania lascia la sua impronta nel cervello e per la prima volta e’ stato fotografato il segno di quella che scatena l’aura visiva. L’immagine, sulla copertina di febbraio della più importante rivista scientifica internazionale del settore, “Cephalalgia”. E’ il risultato dello studio di un gruppo di ricerca napoletano della Seconda Universita’ di Napoli.

L’emicrania si riscontra in una consistente percentuale della popolazione generale e, pur non risparmiando l’età infantile, è più presente nelle età medie della vita: la prevalenza media, nella popolazione adulta è di circa il 12% (18% nelle donne e 6% negli uomini). Durante gli attacchi di emicrania con aura si verifica l’attivazione della corteccia visiva che resta attiva anche quando gli attacchi emicranici non sono presenti. Come una vera e propria “impronta”, quella che è stata appunto “fotografata”,che può distinguere i pazienti affetti da emicrania con aura rispetto ai pazienti con emicrania senza aura”. L’aura emicranica, -spiega Gioacchino Tedeschi, direttore della I Clinica Neurologica dell’Azienda Ospedaliera della Seconda Università di Napoli (AOU-SUN) è presente quanto vi è un’intensa attività dei neuroni, dapprima focalizzata nelle aree che controllano la visione e poi diffusa attraverso la corteccia cerebrale.

Quella che i ricercatori chiamano “aura visiva”, può presentarsi come uno scintillio luminoso o al contrario come una macchia cieca nell’ambito del campo visivo ed accompagna, più frequentemente precede, un attacco emicranico. “Purtroppo, molto frequentemente – spiega ”, prosegue Alessandro Tessitore, coordinatore della ricerc – i pazienti con episodi di emicrania con aura o ancor di più con “aura senza emicrania” sono costretti a peregrinare per diversi specialisti in attesa di una diagnosi corretta e di una conseguente terapia appropriata”.

I risultati di questo studio permettono di osservare più profondamente questo diffusissimo mal di testa, e quindi “può consentirci – prosegue Antonio Russo, coordinatore del Centro Cefalee dell’AOU-SUN a cui afferiscono ogni anno oltre 1200 pazienti – di gettare le basi per una più completa caratterizzazione dei pazienti emicranici non solo dal punto di vista della ricerca scientifica ma anche della gestione clinica e terapeutica”.

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