Il mercato della gomma naturale mette in pericolo le foreste del Sud-Est Asiatico

La realizzazione di uno pneumatico composto da gomma ricavata dall’arbusto del guayule (che cresce a sud degli Stati Uniti) da parte della Bridgestone, azienda leader nella produzione di pneumatici, rappresenta un primo passo verso un uso sostenibile delle risorse naturali di fronte alla loro scarsità.

Se anche questo gesto si può considerare come una presa di coscienza di un eccessivo sfruttamento delle risorse naturali, lo pneumatico in gomma naturale della Bridgestone non risolve il dilemma della deforestazione di molte aree verdi del pianeta. Prime fra tutte, le aree del Sud-Est Asiatico impiegate nella coltivazione dell’albero della gomma, cioè dell’Hevea Brasiliensis.

L’albero della gomma è originario dell’Amazzonia i cui semi, dopo che i botanici inglesi scoprirono il suo lattice, furono trasferiti nell’Ottocento in India e nel Sud-Est Asiatico per dare avvio alle coltivazioni. Oggi il 90% della gomma naturale viene prodotta dal lattice di questa pianta, coltivata in queste zone, e viene inviata alle grandi fabbriche della Cina e degli Stati Uniti per la fabbricazione di materiali isolanti, di guarnizioni meccaniche, di cinghie e di copertoni per auto, camion e aerei.

La richiesta di gomma naturale nel mondo sta crescendo a ritmo costante e le popolazioni del Sud-Est Asiatico non hanno saputo dire no a questa enorme domanda e, per soddisfarla, non hanno esitato a disboscare milioni di ettari di foresta tropicale naturale per trasformarla in piantagioni di alberi di Hevea Brasiliensis.

Poche persone si rendono conto che questa conversione sta generando una catastrofe ambientale. Il disboscamento provoca gravi ripercussioni sull’ecosistema della stessa foresta: non solo cancella l’habitat naturale di moltissime specie, sia animali, vegetali e d’acqua dolce, ma grandi bacini d’acqua, necessari per l’abbondante irrigazione di cui necessita l’albero della gomma, si stanno prosciugando. Si sta abbattendo, in pratica, uno degli ecosistemi più ricchi e più lussureggianti del mondo.




L’ecosistema tropicale viene alterato anche dalla costruzione incontrollata delle infrastrutture utili alla coltivazione. Milioni di ettari di terreno sono stati bruciati per costruire impianti di lavorazione, strade per collegare i vari punti di raccolta della gomma e abitazioni degli operai che lavorano nei campi.

In tutto ciò esiste un risvolto della medaglia. L’industria della gomma ha favorito lo sviluppo economico degli Stati del Sud-Est Asiatico. Nazioni come la Cambogia, il Laos, la Malesia, il Vietnam, la Thailandia e il Myanmar, che prima erano quasi sulla soglia del sotto-sviluppo, ora possono constatare un decisivo miglioramento delle proprie condizioni economiche.

Anche se da una parte lo stesso ambiente in cui viviamo ci indica che sarebbe necessario cessare del tutto la coltivazione e lo sfruttamento dell’albero della gomma, per scongiurare fino all’ultimo la catastrofe, dall’altra sappiamo che non possiamo impedire alle popolazioni del Sud-Est Asiatico la stessa coltivazione, dal momento che esse sarebbero automaticamente escluse dal mercato globale e dai processi di sviluppo industriale mondiale.

Di fronte a questi segnali di avvertimento, il futuro si prospetta con scenari prevedibili. Recenti ricerche diffuse dall’Università dell’Anglia e dall’Università di Sheffield fanno sapere che entro il 2024 la produzione mondiale di gomma naturale aumenterà sempre di più: dai 4 milioni agli 8 milioni di ettari all’anno.

Notizia certamente interessante per il futuro delle popolazioni del Sud-Est Asiatico, mentre non si può dire lo stesso, purtroppo, per l’ecosistema di questa zona del pianeta.

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