“Sulle trivelle una polemica ideologica”: parola di Ministro dell’Ambiente

“Se vogliamo fare una polemica ideologica, per carità, la possiamo fare, ma dobbiamo dirci con onestà che tale è, una polemica ideologica.” Non usa mezzi termini il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, a margine di un evento tenutosi a Rovigo. Probabilmente persino il Ministro dell’Ambiente in persona ormai non ne può più dei vaneggiamenti No Triv, che in questi giorni popolano le nostre bacheche Facebook di assurdi allarmi in difesa delle coste e dei mari italiani, messi in pericolo dalle terribili estrazioni petrolifere. Peccato che, come tiene a precisare il Ministro Galletti, le coste e i mari italiani non siano affatto in pericolo.

“Invito tutti a non ragionare sulle supposizioni e le suggestioni – ha dichiarato Galletti – ma sulle norme. Oggi le trivellazioni in Italia sono vietate entro le 12 miglia, il che significa che non si può scavare se non al largo e dunque le ricerche non possono aver alcun impatto sulla costa e sul turismo. Lo sottolineo: abbiamo gli standard di sicurezza più elevati d’Europa e procedure di rilascio delle autorizzazioni fra le più rigorose al mondo. Dunque, se vogliamo fare una polemica ideologica, per carità, la possiamo fare, ma dobbiamo dirci con onestà che tale è, una polemica ideologica.”

Affermazioni che lasciano poco spazio all’immaginazione, come si conviene a un Ministro della Repubblica italiana. Tutto il resto è noia, verrebbe da dire citando Califano, ma anche irritazione e fastidio per le “bufale” pseudo-ambientaliste che continuano a circolare su internet, per la maggior parte prive di qualsiasi fondamento. In Italia le normative ambientali sono estremamente severe. Soltanto per avere la Via (Valutazione di Impatto Ambientale), necessaria per qualunque tipo di progetto industriale e in special modo per quelli di tipo energetico, occorrono anni e un lungo iter burocratico, ed è solo l’inizio.

Se vogliamo davvero prendercela con chi distrugge l’ecosistema marino e danneggia seriamente il turismo, dobbiamo tenere d’occhio tutti quei comuni costieri che non hanno i depuratori in regola o, in alcuni casi, sversano direttamente le acque nere della rete fognaria in mare (un esempio su tutti? Pescara). Non c’è davvero paragone con gli elevatissimi standard di sicurezza che vigono sulle piattaforme petrolifere nel nostro Paese, dove persino l’acqua piovana viene raccolta e poi smaltita a terra, in modo che non venga in contatto con il mare.

Eppure i leoni da tastiera nostrani continuano a scagliarsi contro le fantomatiche trivelle, ovviamente senza pensare minimamente che bloccare investimenti da milioni di euro porterà anche alla mancata creazione di nuovi posti di lavoro, o addirittura, speriamo per pochi, alla nera prospettiva del licenziamento. No, a questo aspetto non si pensa mai. Tanto in Italia il lavoro c’è per tutti, non è vero?

Ma come se non bastasse, da dicembre il Governo Renzi ha ulteriormente inasprito la già rigida normativa nazionale, congelando tutti i progetti di estrazione entro le 12 miglia dalla costa, proprio per tutelare l’ambiente marino e la vocazione al turismo del Bel Paese.

Ma era davvero necessario questo inasprimento? Non secondo Jacopo Giliberto, giornalista del Sole 24 Ore: “I settori del turismo e della pesca in Italia non hanno alcun danno dalle presenze petrolifere. In Italia da decenni abbiamo decine di piattaforme petrolifere, e sono quasi tutte davanti alle coste emiliane, romagnole e marchigiane dove si concentra il turismo più vivace e internazionale e dove ci sono alcune delle più efficienti e produttive flotte di pesca. I turisti non scappano dalla Romagna per la presenza di piattaforme al largo.”

I turisti – aggiungo io – scappano per i divieti di balneazione causati dagli sversamenti in mare delle fogne, per la mancanza di infrastrutture adeguate, come strade e strutture ricettive. I turisti scappano per l’arretratezza e per la scarsa vocazione turistica che purtroppo ancora si riscontrano in alcune regioni del nostro Bel Paese. Per piacere, non diamo la colpa a chi non ce l’ha.

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