Cetacei in pericolo: ancora uno spiaggiamento nel Mare del Nord

Dai media abbiamo appreso recentemente dell’ennesimo spiaggiamento di alcuni cetacei sul Mare del Nord, tra le coste del Regno Unito e dei Paesi Bassi fino a quelle della Germania. Erano degli esemplari di giovani capodogli maschi, di almeno 15 metri, che si sono tristemente arenati sulle spiagge di quelle zone.

Gli scienziati inglesi e olandesi, accorsi sul luogo del rinvenimento, ritengono che i cetacei possano appartenere a un branco di 29 esemplari che dall’Oceano Atlantico, al largo dell’Islanda e delle Isole Shetland, si siano spinti fino al Mare del Nord. Questo mare presenta fondali bassi e sabbiosi, un pericolo per i cetacei che invece vivono in fondali molto profondi, fino a tremila metri, in mare aperto.

I motivi per cui le balene e i capodogli siano soggetti agli spiaggiamenti non sono del tutto chiari. È colpa dell’uomo e delle sue sconsiderate azioni? È colpa del riscaldamento globale o dell’effetto serra? È a causa degli effetti del magnetismo terrestre su di essi? Anche in questo ultimo caso di spiaggiamento non si sono ancora individuati i motivi del decesso di questi grandi animali. Le ipotesi messe in campo sono molteplici.

Si pensa che i cetacei si siano spinti fino al Mare del Nord perché sono stati confusi dai sonar delle navi militari in navigazione in quelle zone, dal rumore molto forte propagato dai loro radar. È probabile che un cetaceo abbia subito uno scontro con una nave, si sia spaventato e, nella confusione generale, abbia trascinato alla deriva tutto il branco. Oppure si pensa che abbiano accolto il segnale sonoro di soccorso da parte di un altro cetaceo e il branco sia stato spinto fino ai fondali del funesto mare.

Un’altra ipotesi dice che i cetacei siano stati avvelenati da pesci inquinati, pesci che a loro volta hanno ingerito sostanze tossiche. In questo caso, è fuori di dubbio che la colpa è da imputare all’uomo (tra l’altro, il Mare del Nord è pieno di piattaforme petrolifere offshore).

Gli esperti inglesi e olandesi hanno dichiarato che l’ipotesi più probabile dello spiaggiamento sia quella della ricerca del cibo. Peter Evans, direttore della Sea Watch Foundation (Fondazione inglese che si occupa della salvaguardia dei cetacei), ha affermato che «questi episodi si verificano periodicamente quando i capodogli si uniscono in gruppi coesi chiamati pod e spesso si spiaggiano insieme. Si nutrono principalmente di calamari e quello che probabilmente è accaduto è che il branco di molluschi sia entrato dall’Atlantico al Mare del Nord, seguito dalle balene in cerca di cibo».

Quindi i cetacei si sarebbero avventurati nel Mare del Nord semplicemente per fare scorta di calamari, la loro preda preferita. Avrebbero seguito il banco di calamari fino alla regione settentrionale del Mare del Nord, che è molto ricca di molluschi, e poi si sarebbero spinti più a sud, costeggiando la Norvegia. In questa zona i fondali del Mare del Nord non arrivano a toccare i duecento metri ed è qui che i cetacei si sono bloccati. Nel momento in cui i cetacei incontrano un banco di sabbia, non c’è più niente da fare: complice la bassa marea, gli animali non riescono più a tornare indietro nelle profondità del mare, il loro sistema cardio-vascolare e respiratorio collassa e i cetacei muoiono sotto il loro stesso peso.

Gli scienziati si sono mossi fin dalle prime ore dal ritrovamento per la rimozione dei cetacei dalle spiagge, che sono state invase da una folla di persone, curiose di vedere da vicino animali così tanto grandi. Non mancavano gli ambientalisti, i quali hanno fatto sentire la propria voce apponendo delle scritte sulle code e sulle carcasse dei cetacei morti: “mans fault” (colpa dell’uomo), “Fukushima” (alludendo al disastro nucleare in Giappone), “CND” (sigla che allude alla Campagna per il Disarmo Nucleare).

Anche se l’uomo con la sua presenza ha reso molto più rumorosi e affollati gli oceani, queste proteste, hanno dichiarato gli esperti, non hanno niente a che vedere con le cause dello spiaggiamento dei cetacei. Le proteste ambientaliste servono da monito per l’uomo, il quale è chiamato a riflettere su ogni azione che compie ogni volta che entra in contatto con l’ambiente che lo circonda.

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