Leucemia linfatica cronica, dal San Raffaele arriva una nuova terapia

Un team di ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, una delle 18 strutture di eccellenza del Gruppo Ospedaliero San Donato, ha preso in esame il ruolo dei macrofagi nello sviluppo della leucemia linfatica cronica, il tumore del sangue più diffuso nel mondo occidentale.

L’indagine ha dimostrato che la crescita e la disseminazione delle cellule leucemiche sono alimentate dai macrofagi, cellule del sistema immunitario normalmente deputate alla difesa dell’organismo dalle infezioni. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Cell Reports, ha identificato inoltre strategie terapeutiche innovative che mirano a colpire l’interazione dei macrofagi con le cellule leucemiche. Questa ricerca è stata possibile grazie ai finanziamenti di AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca contro il Cancro).

La leucemia linfatica cronica (LLC) colpisce ogni anno 10 persone su 100.000, specialmente dopo i 60 anni, ed è caratterizzata dall’accumulo di linfociti B maligni nel midollo osseo, nel sangue e in diversi organi. Alcuni pazienti presentano un decorso cronico e indolente, mentre altri presentano una forma molto aggressiva per la quale al momento non esistono terapie efficaci. Sebbene all’origine della malattia vi siano alcuni eventi genetici, la progressione e la malignità dipendono strettamente dai segnali forniti dall’ambiente cellulare (il “microambiente”) in cui la leucemia si sviluppa. Il microambiente leucemico comprende diversi tipi di cellule, tra cui i monociti e i macrofagi.

L’équipe del professor Federico Caligaris-Cappio, già responsabile di un programma AIRC Molecular Clinical Oncology-5 per mille nell’ambito del quale lo studio è stato condotto, sotto la guida della dottoressa Maria Teresa Sabrina Bertilaccio, ricercatrice presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele e professore a contratto dell’Università Vita-Salute San Raffaele, si è concentrata in questi anni sull’analisi molecolare e funzionale delle interazioni tra le cellule leucemiche e il microambiente, al fine di bloccare la progressione del tumore. “Bloccare queste interazioni, solo in parte bersagliate dalle terapie convenzionali, rappresenta la chiave di volta per mettere a punto nuove terapie efficaci contro l’evoluzione del tumore”, spiega il professor Caligaris-Cappio.

Gli scienziati hanno in primo luogo valutato la capacità dei macrofagi di sostenere la crescita delle cellule di leucemia linfatica cronica: “Abbiamo studiato lo sviluppo della leucemia in vari modelli sperimentali, osservando che la malattia non progredisce o addirittura regredisce in assenza dei macrofagi”, afferma la dottoressa Bertilaccio. “L’unicità dello studio sta nel potenziale traslazionale e terapeutico dei risultati ottenuti, poiché farmaci diretti contro i macrofagi sono attualmente in fase di sperimentazione clinica”, continua Giovanni Galletti, dottorando dell’Università Vita-Salute San Raffaele e primo autore della pubblicazione.

In questo lavoro, realizzato in collaborazione con il professor Michele De Palma, capo dell’Unità di angiogenesi e microambiente tumorale del Politecnico Federale di Losanna (EPFL, Svizzera), i ricercatori hanno sfruttato l’interazione cellulare tra i macrofagi e le cellule leucemiche come nuovo bersaglio terapeutico, combinando dei nuovi anticorpi monoclonali.

“L’eliminazione selettiva dei macrofagi tramite l’inibizione della molecola CSF1R, presente sulla superficie di queste cellule, è in grado di migliorare la sopravvivenza in modelli sperimentali, senza causare effetti collaterali”, sottolinea Giovanni Galletti. Conclude la dottoressa Bertilaccio: “La nostra speranza è che i pazienti affetti da malattie linfoproliferative possano beneficiare in futuro di questi nuovi approcci terapeutici”.

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