Pecoraro Scanio: passo indietro del Mise, prima vittoria per referendum ma non basta!

Il Ministero dello Sviluppo economico ha bloccato le autorizzazioni per le ricerche offshore di petrolio e gas al progetto Ombrina e ad altre 26 richieste ricadenti entro 12 miglia dalla costa.

“Il Governo italiano – commenta Alfonso Pecoraro Scanio, già Ministro dell’Ambiente e Presidente della Fondazione UniVerde – dovrebbe prendere esempio da quello Croato che ha chiesto una moratoria su esplorazione ed estrazione degli idrocarburi, gas e petrolio nell’Adriatico dichiarando lo stop definitivo alle trivellazioni petrolifere, senza trucchi. Se ciò non avverrà, servirà un chiaro voto degli italiani per salvare i mari e le campagne da trivelle e investire sulle rinnovabili come deciso alla Cop21 di Parigi”.

“Come chiedono anche le Regioni – conclude Pecoraro Scanio – si voti il referendum a giugno insieme alle amministrative. Gli atti del Mise, infatti, non incidono sui permessi già concessi vicino alle Tremiti e poco oltre le 12 miglia. Questi rigetti sono peraltro dovuti alle modifiche normative approvate dal Governo per evitare alcuni dei quesiti referendari. Occorre controllare che non contengano errori tali da consentire ai richiedenti facili ricorsi al Tar”.

Anche Legambiente chiede al governo un decreto che istituisca l’Election Day, accorpando in un’unica data il referendum sulle trivellazioni e il primo turno delle elezioni amministrative previste per la prossima primavera. Fissare date separate sarebbe infatti un inutile sperpero di denaro pubblico e un ostacolo alla partecipazione dei cittadini.

Con il decreto, si supererebbero gli ostacoli paventati ieri dal ministro dell’interno Alfano che, secondo il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani, “sono solo una scusa per complicare la partecipazione dei cittadini alla consultazione referendaria”. Una scelta in netto contrasto con quanto dichiarato invece dal governo alla Cop21 di Parigi e con gli impegni presi in quella sede. “Agevolare la partecipazione dei cittadini alla consultazione promossa per decidere di non fare nuove trivellazioni petrolifere nel nostro mare è una questione di coerenza – prosegue Ciafani – non si può predicare bene a livello internazionale e poi fare il contrario in Italia”.

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