Pericolo in tutto il mondo per il prosciugamento delle riserve d’acqua

Il pericolo di rimanere in futuro senza riserve d’acqua è l’interrogativo che assilla gli scienziati in questa epoca di riscaldamento globale e di cambiamenti climatici. Da qualche tempo abbiamo notato che le temperature della stagione invernale sono anomale e sembra di essere già in primavera.

Oltre a un aumento delle temperature, in questo periodo stiamo assistendo al fenomeno della siccità in gran parte della nostra Penisola. Non piove spesso, a volte non piove affatto. Il livello del fiume Po è sceso drasticamente e i ghiacci delle montagne si stanno sciogliendo in anticipo. Gli scienziati dichiarano che in quest’inizio di 2016 è caduta la stessa quantità di pioggia del mese di agosto: siamo cioè ai minimi storici. Questo grave evento climatico sta generando danni ambientali estesi, che coinvolgono l’agricoltura e la flora e la fauna vivente nei pressi dei bacini d’acqua.

La siccità è in relazione al tasso di inquinamento nelle città, poiché in assenza di piogge, aumenta in modo notevole la soglia di tolleranza dei parametri di CO2. Le nostre città sono sempre più soffocate dallo smog del traffico cittadino e i frequenti blocchi della viabilità si rivelano poco efficaci nel tempo. Se intere riserve d’acqua ci stanno abbandonando, dobbiamo imputare la colpa di ciò all’uomo. L’inaridimento dei bacini d’acqua non è generato solo dagli scompigli climatici, ma è una conseguenza diretta delle azioni dell’uomo e dall’uso sconsiderato che fa degli stessi bacini idrici.

Innanzitutto l’irrigazione, indispensabile per le coltivazioni, ha prosciugato interi specchi d’acqua. Il Lago Poopò in Bolivia o il Lago Owens negli Stati Uniti, per esempio, fino a non molto tempo fa erano delle grandi distese e sono stati sfruttati così a fondo che ora rimangono solo delle pozzanghere. In secondo luogo, la cattiva gestione delle acque e il suo elevato sfruttamento hanno costretto milioni di persone a trasferirsi altrove: questo è ciò che è accaduto, per esempio, per il Lago Ciad, in Africa, ora trasformato in una superficie di terra arida.

L’edificazione di costruzioni artificiali da parte dell’uomo, come dighe e deviazioni dei corsi d’acqua, per sfruttare la loro potenza per l’energia elettrica, per l’estrazione mineraria e per l’agricoltura, è un altro fattore che ha accelerato il prosciugamento idrico. Le dighe e i laghi artificiali creano una grande dispersione d’acqua: nelle regioni più calde del mondo l’acqua evapora più velocemente.

In questo quadro critico, la flora e la fauna sono allo stremo. La scarsità d’acqua modifica l’habitat naturale di molte specie che devono spostarsi in altre zone per sopravvivere. Il delta del fiume Colorado, negli Stati Uniti, per esempio, era popolato da un ecosistema faunistico, vegetale e marino molto ricco; oggi non rimane che un sottile rigagnolo sfruttato fino all’ultima goccia dalle metropoli limitrofe, che hanno ignorato fin dall’inizio lo stato di salute del fiume e della popolazione che ci viveva.

Il caso più eclatante di esaurimento idrico è il Lago d’Aral, in Uzbekistan, il quale negli anni Sessanta era il lago più grande del mondo, mentre ora si è ridotto del 10% rispetto alla sua dimensione originaria. È soggetto, inoltre, a una forte evaporazione delle acque che non è bilanciata dai fiumi vicini essendo stati deviati da barriere edificate dall’uomo per l’agricoltura.

Il rischio di restare, in futuro, senza aree verdi e senza acqua appare oggi concreto, in prospettiva anche dell’aumento previsto della popolazione mondiale. Anche se sono state messe in campo svariate soluzioni per risolvere il problema, dobbiamo impegnarci di più per sperimentare metodi alternativi nella corretta gestione delle grandi disponibilità idriche che il nostro pianeta ci offre.

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