Pericolo per il ghiaccio dell’Artico, parola di Sea blind

Siamo veramente “Sea blind”? Cioè, siamo diventati ciechi di fronte allo stato di salute degli oceani? Secondo Bernice Notenboom, giornalista climatica olandese, e le produttrici Sarah Robertson e Jennifer Abbott, autrici di questo documentario presentato alle numerose conferenze sul clima in corso, sì, siamo ciechi.

Leggiamo ormai ogni giorno notizie sullo scioglimento dei ghiacci dell’Artico causato dal riscaldamento globale, e quasi non ce ne accorgiamo più. I ghiacci del Polo Nord, però, versano in gravi condizioni anche per l’inquinamento trasportato in quelle zone dalle navi container. Questo è il tema centrale di “Seablind”: a causa dei passaggi delle navi cargo, dei fumi e dei vapori che emettono, il ghiaccio della zona polare, un tempo di un bianco quasi accecante, ora sta diventando nero.

In “Seablind” viene raccontato che le navi container sono di estrema importanza per il commercio mondiale, poiché esse sono utilizzate in tutto il mondo come mezzo di trasporto principale per le merci. Sono navi molto grandi che arrivano anche a 400 metri di lunghezza, e proprio per la loro stazza, richiedono una grande quantità di “bunker fuel”, un tipo di gasolio che, una volta bruciato, emette nell’aria quantità enormi di polveri sottili. Sono in pratica delle ciminiere che galleggiano.

Si stima che siano centomila le navi che solcano gli oceani e i mari non solo attraverso le rotte tradizionali del Canale di Suez e del Canale di Panama, ma anche per il Mar Glaciale Artico attraverso i passaggi a Nord-Ovest e a Nord-Est. Questi due varchi, se prima in inverno erano inaccessibili per la presenza dei ghiacci, oggi, per opera dello scioglimento esercitato dal rialzo delle temperature, costituiscono le nuove rotte commerciali delle navi cargo anche nella stagione fredda. Ciò ha determinato un’ulteriore sviluppo del commercio marittimo, grazie al risparmio che ne deriva: essendo rotte più brevi, si risparmia non solo sul costo e sulla quantità di carburante, ma anche sui tempi di percorrenza.

Lo scioglimento dei ghiacci, dice la Notenboom nel documentario, se da una parte è la funesta conseguenza del riscaldamento globale, dall’altra rappresenta una buona notizia per le compagnie commerciali marittime. Esse, infatti, hanno potuto approfittare delle nuove rotte libere dai ghiacci e i traffici sono aumentati. Di contro, il ghiaccio dell’Artico presenta ora striature nere ben visibili.

I grandi porti europei, come quello di Rotterdam, si sono impegnati nel far usare alle navi cargo carburanti meno inquinanti, come quelli a basso contenuto di zolfo e come il gas liquido. Anche se molto costosi (costano infatti quasi il 50% in più del “bunker fuel”), questi carburanti alternativi hanno posto un freno all’emissione di sostanze inquinanti nell’ambiente. Le compagnie portuali hanno varato anche delle direttive per le navi che transitano nei porti o che sono ormeggiate per lunghi periodi per limitare l’emissione di sostanze tossiche.

Per la salute dell’ambiente, queste azioni, seppur concrete, sono insufficienti. E allora, che fare? Allo stato attuale sono stati varati progetti futuristici di navi container, come quelle a energia elettrica e nucleare, o addirittura, a vela. Ma sono solo dei progetti. Il commercio marittimo oggi è troppo importante per l’economia mondiale; è necessario quindi l’impegno di tutti per utilizzare metodi e strumenti alternativi e sostenibili per migliorare le condizioni dell’ambiente e per far tornare, se possibile, più bianco il ghiaccio dell’Artico.

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