Referendum trivelle, in piazza per chiedere l’Election Day

Si è tenuto in Pizza Montecitorio il Sit in No Triv per sollecitare il Governo ad accorpare il referendum sulle trivellazioni al primo turno delle elezioni amministrative per contenere gli sprechi e garantire la massima affluenza alle urne. Ad aderire tante associazioni ambientaliste: WWF, Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Fondazione UniVerde, Slow Food, Federconsumatori, Adusbef, SosTerra, Teleambiente, Comitati No Triv e parlamentari di SEL, Alternativa Libera e M5S.

«Siamo qui non solo con le associazioni ambientaliste –  ha spiegato Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde, presente in piazza Montecitorio -, ma anche con quelle dei consumatori, con i comitati e deputati che chiedono una cosa di buon senso: non buttare via tra i 300 e i 400 milioni di euro non abbinando il referendum con il primo turno delle comunali».

Alla manifestazione oltre ad Alfonso Pecoraro Scanio c’erano Andrea Boraschi, responsabile campagna energia e clima di Greenpeace Italia, che ha raccolto 65000 adesioni per l’electionday attraverso la petizione lanciata su Change.org; Elio Lannutti, presidente di Adusbef; Rosario Trefiletti, Presidente di Federconsumatori; Maria Maranò, segreteria nazionale e ufficio stampa di Legambiente; Stefano Lenzi, responsabile dell’ufficio relazioni istituzionali del WWF, Rosalba Giugni, presidente di Marevivo; Francesca Rocchi, vicepresidente di Slow Food Italia e Fabio Patti, Responsabile dell’Osservatorio sul solare della Fondazione Univerde e SosTerra.

All’appello lanciato da Pecoraro Scanio ai deputati per presentare una mozione sull’election day hanno risposto oltre 50 firmatari. Il testo è a prima firma dell’On. Serena Pellegrino, Vice Presidente Commissione Ambiente – Gruppo SI-SEL, che stamattina è scesa in piazza insieme all’On. Arturo Scotto, Capogruppo SI-SEL, Marco Baldassarre e Samuele Segoni del Gruppo Misto – Alternativa.

«É assurdo che il Governo ancora difenda – conclude l’ex ministro dell’Ambiente – scelte petrolifere dannose e di retroguardia mentre le società petrolifere rinunciano alle domande di ricerca (come accaduto alle Tremiti), perché non economicamente convenienti. Siano quindi gli italiani a decidere con il voto se vogliono un futuro di fossili o di energie rinnovabili».

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