Agricoltura: Aiab, sono ancora troppe le donne super sfruttate

Ancora troppe disuguaglianze nel mondo agricolo, di cui sono soprattutto le donne a pagare il prezzo più alto”. Lo afferma Vincenzo Vizioli – presidente di AIAB, nella giornata che celebra la donna. Se da una parte c’è una crescita, in agricoltura, della presenza di donne istruite, motivate che scelgono di fare le imprenditrici agricole, dall’altra ci sono ancora troppe donne super sfruttate, totalmente prive di diritti e che lavorano mettendo continuamente a rischio la loro salute e quella dei loro figli.

L’agricoltura è infatti uno dei settori che vede il maggior numero di donne disabili. Secondo uno studio di Irene Figà Talamanca (Università Sapienza) pubblicato nel saggio “La salute delle donne e il lavoro agricolo”, oltre alla media molto alta di incidenti mortali e malattie professionali, particolarmente pesante è il fattore pesticidi, soprattutto nelle serre dove l’esposizione è più concentrata e prolungata nel tempo. Per le donne che lavorano in serra è più alto il rischio di aborti o nascite premature. Secondo uno studio effettuato nel periodo 2005-07, il rischio di abortire diventa quasi quattro volte più alto per le donne costrette a rientrare nelle serre entro le prime 24 ore dall’ultimo trattamento con antiparassitari. “Dati non proprio freschi – dice Vizioli – ma purtroppo sempre molto attuali, soprattutto in questi giorni in cui si parla tanto del glifosato, uno dei pesticidi più discussi e, allo stesso tempo, più utilizzati”.

Ai rischi dell’ambiente di lavoro si aggiungono quelli correlati all’habitat rurale: carenza di servizi di assistenza sanitaria e materno infantili, di servizi per la cura dei figli e problemi legati alla sicurezza dei trasporti. Rischi che si accentuano se si considera che solitamente in agricoltura le immigrate, ancor più delle italiane, non sono coperte né dalla previdenza sociale, né dalle norme di protezione e sicurezza del lavoro esponendosi così maggiormente al rischio di danni alla salute.

Dopo i fatti di Rosarno e le morti di quest’estate di uomini e donne nei campi, il governo ha finalmente avviato un percorso di contrasto al caporalato e al lavoro nero con provvedimenti che puntano a dare continuità e organicità alla repressione del fenomeno. “Sono misure che AIAB apprezza e sostiene – dice Vizioli – nella convinzione che il rispetto dei diritti dei lavoratori sia una condizione fondamentale per l’agricoltura di qualità. La politica fa bene a reprimere il caporalato ma deve anche sostenete quei metodi agricoli, come l’agricoltura biologica, che per loro stessa natura promuovono condizioni di lavoro sicure e dignitose. Oltre che con la repressione, lo sfruttamento dei lavoratori si contrasta con la diffusione di una cultura diversa. Il metodo biologico è anche questo”.

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