Carne di Pollo, preoccupanti i dati su antibiotico-resistenza in Italia

Gli allevamenti intensivi, offrono ai consumatori grandi quantità di carne a bassissimo costo, ponendo un problema etico rispetto alle condizioni di vita di questi esseri viventi, ma anche rischi concreti per i consumatori. Il Ministero della Salute ha recentemente pubblicato la “Relazione sulla resistenza agli antimicrobici dei batteri zoonotici e commensali del settore avicolo” per il 2014, condotta secondo le nuove regole europee che armonizzano tali monitoraggi in tutti gli stati membri e che sono entrate in vigore il 1° gennaio 2014 (decisione 2013/652/UE). L’antimicrobico-resistenza rappresenta una grave minaccia per la salute pubblica mondiale, con un’importante impatto nel campo della salute animale e della sicurezza alimentare.

Secondo il report, nei 709 campioni di pollo esaminati sono stati riscontrati:

  • il 12,69% positivi alla presenza di Salmonella spp., una delle cause più frequenti di tossinfezioni alimentari nel mondo industrializzato e in Italia.
  • il 72,92% positivi alla presenza di Campylobacter spp., la prima causa di zoonosi trasmesse dagli animali all’uomo in Europa il cui numero di casi è probabilmente sottonotificato in Italia.
  • il 95,40% positivi alla presenza di Escherichia coli (un microrganismo commensale che vive in simbiosi nell’intestino, ma che in particolari condizioni può divenire un patogeno opportunista) e ad alte contaminazioni (81,33%) da E. coli produttori di ESBL/AmpC, batteri che, secondo la relazione ministeriale, “destano preoccupazione per la salute pubblica, sia per la loro capacità di trasmettere i determinanti di resistenza ai principali agenti zoonosici (Salmonella) che per le loro potenzialità di agenti patogeni opportunisti nell’uomo”.

Destano inoltre preoccupazione gli alti livelli di resistenza, anche multipla, agli antibiotici, compresi quelli di importanza critica per l’uomo.  Nello specifico, ad esempio, il 90,04% degli isolati di Campylobacter jejuni ha mostrato resistenza ai fluorochinolonici e il 5,36% ha mostrato resistenza multipla.  Nel caso della Salmonella, l’83,15% dei ceppi isolati nei campioni ha mostrato resistenza ai fluorochinolonici, l’82,02% alle tetracicline (la classe di antimicrobici più venduta in Italia), il 3,37% alle cefalosporine di 3° e 4° generazione e il 78,65% degli isolati ha mostrato resistenza multipla.

Per Escherichia Coli la resistenza ai fluorochinolonici è presente nel 67,65% dei campioni, la resistenza alle cefalosporine di 3° e 4° generazione nel 6,47%. Inoltre l’80,59% ha mostrato resistenza multipla. Infine, per gli isolati di Escherichia coli produttori di ESBL o AmpC o carbapenemasi il 95,08% ha mostrato resistenza multipla con il 64,34% di resistenza multipla a 5 o più diverse classi di antimicrobici contemporaneamente. Secondo la Federazione Nazionale Ordine Veterinari Italiani (FNOVI) “i risultati rappresentano una situazione alquanto allarmante soprattutto per alcuni antimicrobici quali tetracicline, sulfamidici, amminopenicilline e chinolonici”.

Dichiara Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia Onlus: “L’uso eccessivo di antibiotici negli allevamenti di polli è necessario perché le difese immunitarie degli animali sono estremamente ridotte dalla selezione genetica e dalle condizioni di allevamento, tra cui le altissime densità. Il miglioramento delle condizioni ambientali da solo non basta a risolvere questo problema: solo lavorando anche sugli aspetti di selezione delle razze (optando per animali ad accrescimento più lento) e sulla riduzione delle densità sarà possibile ridurre l’uso di antibiotici e tenere sotto controllo il fenomeno dell’antibiotico-resistenza, che attualmente rappresenta una vera e propria minaccia per la salute pubblica. Nessun interesse commerciale dovrebbe avere la priorità rispetto alla salute dei cittadini italiani.”

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