C’è un legame tra El Nino e il riscaldamento climatico?

Alluvioni, inondazioni, siccità. Queste sono solo alcune delle conseguenze prodotte da El Niño, il fenomeno climatico che si manifesta nella fascia tropicale del pianeta, dai Caraibi all’Africa centrale e meridionale al Sud-Est Asiatico, i cui effetti sembra che si siano acutizzati per via del riscaldamento climatico e dei gas dell’effetto serra.

“Il Bambino” (questo è il significato di El Niño, assegnato dai sudamericani riferendosi a Gesù Bambino, poiché esso si manifesta in coincidenza del Natale), mentre produce forti piogge torrenziali con alluvioni e inondazioni nell’area del Sud America, la zona centrale e meridionale dell’Africa e dell’Asia sono colpite dalla siccità che rischia di mettere in pericolo la vita di milioni di persone, devastando l’agricoltura e l’allevamento.

Attualmente assistiamo alla fase di passaggio dal picco massimo a quello di declino de El Niño, anche se gli effetti a livello climatologico si fanno ancora sentire e le allerte restano alte. Gli scienziati dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale ritengono che El Niño di quest’anno, tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, sia stato di maggiore intensità rispetto a quello degli anni passati anche a causa del riscaldamento climatico e i gas dell’effetto serra.

In questo momento, però, non è possibile dimostrare scientificamente questa ipotesi. A livello globale sono stati registrati alcuni fenomeni anomali, ma bisogna attendere che la perturbazione cessi del tutto per avanzare delle teorie plausibili.

Se di fenomeni anomali vogliamo parlare, quello accaduto nella Death Valley, in Nevada, può definirsi effettivamente strano. Il deserto della “Valle della Morte”, luogo inospitale per antonomasia, è stato lo scenario del “blooming”, cioè di una fioritura improvvisa e inaspettata di molte specie di fiori che di solito non trovano nel deserto il loro habitat naturale.

Le zone, invece, dell’Africa e dell’Asia lambite da El Niño sono state sconvolte da una vera e propria emergenza umanitaria. Almeno 60 milioni di persone (50 milioni solo in Africa) rischiano di morire di fame per via di una forte e prolungata siccità che ha compromesso sia l’agricoltura che l’allevamento: le colture non ricevono acqua e gli animali non hanno di che mangiare.

La stessa Oxfam Italia, con la campagna “Sfido la fame”, ha lanciato l’allarme sottoponendo alla comunità internazionale la grave situazione in cui si trovano le popolazioni africane e asiatiche. Secondo Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia, «tutti gli sforzi della comunità internazionale devono concentrarsi nel fornire un’ancora di salvezza alle persone colpite dall’emergenza, almeno fino a quando i raccolti e i fragili pascoli delle zone semiaride non miglioreranno».

Anche gli oceani non sfuggono alla furia de El Niño. I coralli della Barriera Corallina stanno subendo uno sbiancamento allarmante. Il segnale di pericolo l’ha lanciato l’Agenzia Federale per la Meteorologia (NOAA) degli Stati Uniti secondo cui El Niño, data la sua potenza, non dà il tempo necessario ai coralli per riprodursi e così muoiono.

Subisce un peggioramento anche la fauna marina, la quale, avvertendo l’aumento delle temperature dell’acqua, non riceve la giusta quantità di elementi nutritivi e ciò altera, di conseguenza, la stessa presenza della fauna marina e le quantità di pesce pescato dall’uomo.

Nell’Oceano Pacifico, al largo delle coste del Cile, la crescita anomala di alcune alghe velenose ha ucciso circa 20 milioni di salmoni, pari a 85mila tonnellate di pesce, con gravi conseguenze per la pesca e per le aziende ittiche dedite a queste attività.

Come proseguirà il 2016? A giudicare dalle inconsuete temperature che abbiamo avvertito quest’inverno, gli scienziati dicono che non ci si deve aspettare nulla di buono: forse il 2016 sarà peggio del 2015.

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