Ma è vero che le trivelle provocano lo spiaggiamento dei cetacei?

Sono circa 150 i cetacei che si sono spiaggiati sulle nostre coste nel 2015. Un dato allarmante su cui è necessario fare chiarezza. Il Centro per le Indagini sui Mammiferi marini spiaggiati, con sede a Genova presso l’Istituto Zooprofilattico del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, ha dichiarato che sta valutando se lo spiaggiamento dei cetacei sia stato causato delle trivellazioni in mare alla ricerca di petrolio o per altre cause, come per esempio le alluvioni.

Ma allora, esiste una connessione tra questi sfortunati cetacei e le trivelle? Come sempre, la pistola fumante non si trova ma il colpevole è presto individuato. “Si sospetta” (il virgolettato è d’obbligo) che le vibrazioni provocate dalle trivelle sul fondo del mare possano alterare e disturbare il sistema di ecolocazione dei cetacei, cioè possano confondere l’orientamento di balene e di capodogli tanto da farli arenare sui fondali bassi del mare da cui non possono più uscire. Tuttavia questa teoria non è mai stata provata, in nessuna parte del mondo.

Ma a questo, afferma il Centro per le Indagini dei Mammiferi marini spiaggiati, si aggiungono anche le alluvioni, molto frequenti più o meno in tutta Italia in questa fase di forti cambiamenti climatici, la cui mole spaventosa di acqua portata dalle piogge e dallo straripamento dei fiumi potrebbe sversare nei mari sostanze tossiche provenienti dalle fabbriche che avvelenerebbero i cetacei.

Tuttavia provare in modo scientifico una relazione di causa-effetto tra trivelle o alluvioni e la morte dei cetacei è piuttosto complicato. Bisognerebbe cioè escludere qualsiasi altra causa: malattie, eventi traumatici, ecc. Così difficile che non è ancora riuscito a nessun ricercatore. Più plausibile appare infatti rintracciare la causa degli spiaggiamenti nelle malattie e nelle infezioni. Grazie ad alcune necroscopie di cetacei è stato dimostrato che gli animali morti erano affetti da morbillivirus, un virus molto diffuso nel bacino del Mediterraneo; in altri, invece, sono state rilevate infezioni più comuni, come morbillo, herpes e toxoplasmosi.

Senza documentazioni scientifiche alla mano, è estremamente pericoloso portare avanti la teoria pseudo-scientifica secondo cui è la ricerca degli idrocarburi la causa di ingenti danni alla flora e alla fauna marina. Pericoloso anche in prospettiva del referendum del 17 aprile contro le trivellazioni petrolifere, per cui si potrebbero influenzare in modo scorretto i cittadini chiamati alle urne.

È necessario proteggere e tutelare in ogni modo la flora e la fauna marina. Cominciamo allora a puntare il dito contro i traghetti che quotidianamente solcano il Tirreno e l’Adriatico consumando tonnellate di gasolio e i depuratori malfunzionanti o inesistenti delle città, che in molti casi sversano acque nere e veleni di ogni sorta in mare. In questi casi sembra che gli ambientalisti siano molto più tiepidi, chissà perché.

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