Pesci tropicali al cianuro nei nostri acquari

Non avremmo mai pensato che i pesci tropicali dei nostri acquari fossero stati catturati brutalmente e illegalmente con il cianuro di sodio. A diffondere questa ferale notizia sono le Nazioni Unite e la NOAA (National Oceanic Atmospheric Administration), secondo cui la maggior parte dei pesci tropicali che nuotano serafici negli acquari domestici non sono stati allevati in cattività, ma sono stati catturati in mare aperto grazie al cianuro di sodio.

Gli acquari con pesci tropicali dai mille colori sono ormai presenti in tutte le abitazioni, a volte anche negli studi privati di professionisti e negli uffici pubblici. Ma sappiamo da dove vengono quei pesci? Di solito sono originari dei Tropici, delle zone calde del pianeta. È proprio in queste zone, in particolare tra Sri Lanka, Filippine e Indonesia, che si concentra la pesca con il cianuro di sodio, una sostanza chimica molto tossica che arreca danni ai pesci e all’ambiente marino con cui viene a contatto.

Lo Sri Lanka, le Filippine e l’Indonesia sono i maggiori esportatori al mondo di pesci tropicali. Il mercato di questo business si pensa arrivi a 200 milioni di dollari all’anno, cifra notevole per questi Paesi, alcuni dei quali ancora in via di sviluppo. Numerosi pescatori hanno addirittura abbandonato la pesca alimentare per dedicarsi a quella più redditizia dei pesci tropicali.

La cattura dei pesci tropicali, però, avviene illegalmente. L’organizzazione no-profit americana “Center for Biological Diversity” dichiara che questi Paesi hanno da tempo attuato delle leggi che vietano la pesca con il cianuro, ma le leggi non sono rispettate. Gli affari si organizzano mediante atterraggi e decolli di aerei privati che forniscono illegalmente il cianuro ai pescatori e prelevano direttamente da loro i pesci catturati ancora vivi. Vengono poi trasportati prima di tutti negli Stati Uniti, primo mercato di riferimento, e poi in Europa. Per catturare i pesci, i pescatori utilizzano degli spruzzatori di gomma all’interno dei quali viene frantumato e disciolto il cianuro di sodio. Una volta in acqua, la sostanza tossica viene spruzzata sui pesci e sulla fauna e flora marina.

Le conseguenze per i pesci sono atroci. Il cianuro provoca l’arresto temporaneo di qualsiasi movimento e attività respiratoria; i pesci sono disorientati e perciò sono più facili da catturare. Il cianuro danneggia anche la flora marina, le specie vegetali e la barriera corallina. Il NOAA ritiene che per ogni dispersione di cianuro in acqua si perde quasi un metro quadrato di corallo e con esso muoiono tutte le forme vegetali marine che trovano in essi la loro fonte di nutrimento, di protezione e di riproduzione. Il 70-90% dei pesci tropicali che giungono sul mercato americano ed europeo sono stati catturati con questo sistema illegale. Da una parte le leggi non vengono rispettate, dall’altra è difficile allevare in cattività questi pesci; le metodologie adatte per allevare questa specie di pesci non sono state ancora messe a punto. Quindi si prosegue con questa pesca selvaggia.

Il Center for Bilogical Diversity, in collaborazione con la Humane Society e la For the Fishes, hanno lanciato una petizione contro questa pesca e questo commercio illegale. Tutti gli Stati importatori di pesci tropicali, a cominciare dagli Stati Uniti, potrebbero bloccare questo traffico. Si potrebbe vietare l’importazione di tutte le specie marine e non solo quelle a rischio, si potrebbero aumentare i controlli alle dogane e si potrebbero incentivare i clienti ad acquistare solo pesci allevati in cattività.

Oggi la tecnologia viene in aiuto per coloro che amano degli acquari: esiste un’applicazione per smartphone (in questo momento disponibile solo per IPhone), progettata da For the Fishes, chiamata Tank Watch: Good Fish/Bad Fish, la quale permette all’utente di individuare i pesci tropicali allevati in cattività tra quelli che sono più o meno adatti alla vita in un acquario domestico.

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