Coldiretti scende in piazza in difesa del made in Italy, 300mila posti di lavoro dalla lotta alla contraffazione

Migliaia di agricoltori sono scesi in piazza in difesa del made in Italy dentro e fuori al Paldozza di Bologna, capoluogo della regione che con 43 prodotti Dop e Igp che valgono circa 3 miliardi di euro ha il primato italiano dei prodotti a denominazione d’origine riconosciuti dall’Unione Europea.

Con 8 miliardi di falsi prodotti agroalimentari che si rifanno all’enogastronomia regionale, l’Emilia Romagna ha il primato delle imitazioni a tavola del made in Italy, che nel mondo valgono 60 miliardi. Secondo Coldiretti, il vero “made in Italy” agroalimentare, dalla lotta alla contraffazione e alla falsificazione dei prodotti alimentari italiani di qualità potrebbero nascere 300mila nuovi posti di lavoro.

All’esterno del Paladozza e’ stato riprodotto un grande supermercato con corsie distinte per capitale europea dove sono stati esposti gli inganni nei confronti dei consumatori europei determinati dall’uso di immagini, parole e tricolore che richiamano impropriamente alla qualita’ del Made in Italy che sono l’obiettivo dei Carabinieri dei Nas che per la prima volta in collaborazione con la Coldiretti sono andati all’estero per verificare cosa viene venduto come “italiano”, grazie ad un progetto dell’Europol. E’ anche stata apparecchiata una grande tavolata su come sono modificate grossolanamente all’estero le ricette nazionali piu’ tipiche, alcune delle quali riguardanti proprio l’Emilia Romagna.

Dai Kapeleti e Mortadela sloveni al Parmezali rumeno, dalla Milaneza pasta portoghese, fino al “Carpaccio formaggio” olandese sono particolarmente fantasiose le imitazioni dei prodotti italiani che tolgono spazio al vero Made in Italy. E’ quanto emerge dal Dossier Coldiretti, che ha collaborato alla “task force” dei Carabinieri dei Nas all’estero per verificare “Cosa mangiano di italiano in Europa”, presentato alla mobilitazione a difesa del Made in Italy di migliaia di agricoltori italiani con i trattori dentro e fuori il Paladozza a Bologna in Emilia Romagna, la regione con il primato italiano ed europeo della qualità per il maggior numero di prodotti a denominazione di origine riconosciute dall’Unione Europea.

Con due prodotti tricolori su tre venduti nei supermercati all’estero che non sono risultati avere alcunché a che fare con la realtà produttiva nazionale, si tratta del primo progetto del Comando carabinieri Tutela della Salute (Nas), nato per combattere gli inganni nei confronti dei consumatori europei determinati dall’uso di immagini, parole e tricolore che richiamano impropriamente alla qualità del Made in Italy, realizzato attraverso verifiche nei supermercati delle capitali di principali Paesi Europei: da Londra a Berlino, da Bruxelles a Budapest, da Bucarest a Lubiana.

Un fenomeno assolutamente trasversale e talmente radicato dove non ci si preoccupa ormai neppure di mantenere la fedeltà al nome originale della specialità Made in Italy copiata. Così gli spaghetti perdono consonanti o cambiano vocali a seconda del paese “imitatore”, diventando Spageti in Slovenia, Spaghete in Romania, fino all’incredibile Spagheroni scovati nei supermercati olandesi. A volte il termine spaghetti viene invece mantenuto, ma abbinato a parole che richiamano specialità inesistenti in Italia, come “Bolognese”, oppure accompagnato da aggettivi come “Italiano”, ovviamente senza curarsi del corretto uso di singolare e plurale.

Ma tra i termini più usati dal Made in Italy “taroccato” c’è anche “maccheroni”, anch’esso variamente storpiato, per di più con l’aggravante di assomigliare al termine con cui gli italiani venivano indicati in senso dispregiativo. E’ il caso dei Makaroni in vendita nei supermercati britannici e in quelli ungheresi, dei Macarone e Macaroni trovati in Romania e Bulgaria. Altrettanto diffuso è il fenomeno delle contraffazioni del nostro Prosecco, divenuto a tal punto star dei mercati internazionali da trovare una folta schiera di imitatori che ne mettono a rischio l’ascesa, peraltro attingendo a un repertorio che pare inesauribile di “Prosecco sounding”. Si va dai Semisecco, Consecco e White Secco fatti in Germania dove si producono pure Meer Secco e Krissecco, al Crisecco imbottigliato in Romania, fino al Prisecco inglese aromatizzato alla frutta.

Ma le storpiature del Made in Italy la fanno da padrone un po’ per tutti i prodotti.L a vicina Slovenia si distingue più degli altri per fantasia, dalla Mortadela al Bovizola, formaggio bovino che dovrebbe evocare il gorgonzola, dalla Milanska salama al Maskarpone con la “kappa”. In Austria si fanno sughi Arrabbiata e Bolognese mentre la Germania del rigore chiude un occhio se tra i suoi confini si fanno e commercializzano “Mortadella a macina grossa italiano”, Zottarella, “Firenza salami”, Cambozola invece del gorgonzola.

In Olanda si può acquistare  “Carpaccio formaggio” e in Belgio “Italiano sugo”, “Sugo Napoli”, Ravioli e Cappelletti con la scritta in italiano “Come a casa” fino alle Tagliatelle Carbonara. Pure nei paesi dell’Est Europa che hanno fatto il loro ingresso nell’Ue dilagano i finti prodotti tricolori, dagli “Italia Biscuit” della Bulgaria ai “Salam parmezali” rumeni, che producono anche i “Mini salamini piccollini”. Sugli scaffali ungheresi si possono, invece, acquistare mozzarella “Grande Napoli”, caffè in versione “Sicilia style”, “Milano style” e “Corso Verona”, oltre a “Donna pasta” e San Francesco “Tricolore penne”.

Condividi questo articolo: 

AH, LEGGI ANCHE QUESTI !



 

Altre Notizie