Dimissioni Ministro Sviluppo Economico: quali sono gli effetti sul referendum trivelle?

La notizia è giunta improvvisamente. Il Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, ha rassegnato le dimissioni in seguito all’inchiesta della Procura di Potenza sul coinvolgimento del Ministro in affari che favorirebbero gli interessi imprenditoriali del compagno Gianluca Gemelli in Basilicata.

In particolare, la Procura di Potenza fa riferimento a una intercettazione telefonica della Guidi con il suo compagno Gemelli riguardo allo sblocco dell’accesso allo stabilimento petrolifero di Tempa Rossa, nell’alta Valle del Sauro, in Basilicata. Gianluca Gemelli, imprenditore titolare di alcune aziende petrolifere in Basilicata, era interessato alla concessione di sub-appalti per le sue aziende nello stabilimento petrolifero di Tempa Rossa di proprietà della Total. Le concessioni avrebbero fruttato a Gemelli circa due milioni e mezzo di euro.

Nella prospettiva del referendum sulle trivelle del prossimo 17 aprile, che significato assumono le dimissioni del Ministro Guidi? Potrebbero manifestarsi delle conseguenze per l’esito stesso del referendum? Apparentemente, dal punto di vista tecnico, tra il referendum sulle trivelle e la questione che ha coinvolto la Guidi non ci sono legami, poiché il primo si riferisce alla proroga delle concessioni petrolifere a dodici miglia dalle coste dei nostri mari, mentre l’intercettazione della Guidi con il suo compagno Gemelli riguarda l’estrazione petrolifera dal sottosuolo. Ma le ripercussioni politiche ci sono eccome.

Le dimissioni del Ministro sembra che abbiano dato nuova verve al dibattito sul referendum. Non tanto i comitati del NO, quanto quelli del SÌ è fuori di dubbio che abbiano tratto vantaggio dall’increscioso evento di controllo della politica sulla gestione delle risorse petrolifere, alla luce del quale hanno visto una ragione in più per bloccare le concessioni alle compagne petrolifere e spingere l’opinione pubblica a votare per il SÌ. A questo si aggiungono le reazioni delle forze politiche di opposizione al governo, le quali hanno gridato al conflitto di interessi e hanno ribadito la necessità del voto affermativo al referendum.

Da parte sua il premier Matteo Renzi ha cercato di evitare in tutti i modi una strumentalizzazione delle dimissioni di Federica Guidi cercando di imporle le dimissioni immediate. La questione delle intercettazioni tra la Guidi e il suo compagno rischiavano di mettere in cattiva luce il governo; per evitare altro clamore sulla questione della gestione petrolifera nel Paese, si è cercato di abbassare i toni del dibattito scongiurando che altri sostenitori andassero a ingrossare le file dei comitati del SÌ.

Il governo, tra l’altro, era già nel mirino di un’inchiesta condotta dalla Procura di Potenza su illeciti per traffico e smaltimento dei rifiuti del Centro Oli Eni di Viggiano, in Basilicata, che ha portato all’arresto sei persone e 23 indagati tra cui il compagno dell’ex ministro Guidi, Gemelli. Come si dice colloquialmente, la frittata ormai è stata fatta e ci potrebbero essere buone probabilità che al referendum vinca il . Il viaggio a Matera di Matteo Renzi, il prossimo 7 aprile, assumerà tutto l’aspetto di una vera e propria tappa di campagna referendaria per ribadire con più forza e convinzione l’importanza di sostenere la politica energetica italiana per la ripresa economica del Paese.

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