Giornata animali da laboratorio: protesta dell’associazione Essere Animali davanti Galletti Lab

Attivisti dell’ associazione Essere Animali provenienti da tutta Italia ha manifestato in occasione della Giornata Mondiale per gli Animali nei Laboratori, per chiedere la fine degli esperimenti su animali. Una protesta  realizzata di fronte al “Galletti Lab” del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna, un laboratorio che, come affermano gli attivisti, “da anni esegue ricerche sul cervello di alcuni macachi, a cui sono impiantati elettrodi nel cranio”.

“Il Galletti Lab – spiega l’associazione – per noi oggi è un simbolo, rappresenta gli oltre 700 laboratori in cui è autorizzata in Italia la sperimentazione con animali. Un sacrificio necessario per il progresso scientifico? I ricercatori difendevano così anche i test per la cosmetica, oggi vietati in tutta l’Unione europea”.

La Giornata mondiale animali da laboratorio è una ricorrenza per richiamare l’attenzione pubblica alle morti silenziose dei tanti esseri viventi torturati e uccisi ogni giorno in nome di una falsa scienza. La sperimentazione animale, infatti, metodo mai validato, è una prassi che non ha basi scientifiche, oltre ad essere eticamente inaccettabile, e fallisce in oltre il 95% dei casi, esponendo cittadini e malati a gravi rischi o a cure fallimentari.

In alcuni ambiti l’indice di inattendibilità è particolarmente evidente e sotto gli occhi di tutti: è il caso dei test per le sostanze d’abuso – fumo, alcol e droghe – per i quali è in corso la campagna LAV “Aiutali a uscirne” con la relativa petizione, affinché a partire dal gennaio 2017 venga introdotto il divieto di questi esperimenti in Italia, come previsto per legge. La sperimentazione animale presenta dimensioni impressionanti: solo nel nostro Paese le vittime sono quasi 900.000 ogni anno e oltre 12 milioni in Europa, nonostante le chiare indicazioni della Commissione Europea e delle leggi vigenti, che sanciscono la priorità dei metodi alternativi.

Le statistiche, inoltre, sono fortemente sottostimate perché non includono gli animali considerati un “surplus”: nel campo degli organismi geneticamente modificati (ormai il 60% del totale), ad esempio, ogni animale nato che non presenti la mutazione voluta viene considerato come esubero e quindi soppresso; moltissime uova ed embrioni vengono modificati geneticamente prima di nascere, si calcola che l’indice di successo nella creazione di una linea di animali geneticamente modificati sia solo del 3-5% (Nuffield Council in Bioethics, 2005).

Dal punto di vista etico, pubblicizzare la sperimentazione clinica e pre-clinica come qualcosa di morale è un ossimoro: i cittadini sono ben consapevoli dell’enorme business che si nasconde dietro le aziende. Sarebbe corretto mostrare come dei ragazzi sani, poco più che bambini, si offrono per pochi dollari per testare molecole non sicure provenienti dai test su animali, che causano noti effetti collaterali oggetto di scandali mondiali in Paesi dove la tutela dei diritti è fortemente carente. Per una corretta informazione, sarebbe anche giusto mostrare alle persone le condizioni di stabulazione degli animali: depressi, privati di ogni diritto fisico e comportamentale, esposti a luce e buio forzato, soli, spaventati, intossicati, agonizzanti.

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