Giornata della Terra: oggi a New York la firma dell’Accordo di Parigi sul clima, “uniti per salvare il pianeta”

Oggi 22 aprile è La Giornata della Terra, a New York, si firma lo storico accordo sul clima, un passo importante per garantire che la lotta contro il cambiamento climatico tenga conto dei suoi effetti sui diritti umani, ha affermato John Knox, relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani e l’ambiente.

Egli ha esortato gli Stati a cogliere il momento per dimostrare il loro massimo impegno per mantenere l’innalzamento della temperatura media globale al di sotto dei 2 gradi celsius. L’accordo di Parigi rappresenta un risultato importante per il mondo intero, anche perché riconosce che il rispetto dei diritti umani è parte integrante della lotta al cambiamento climatico, ha dichiarato Knox. Per la prima volta, ha continuato l’esperto, un accordo globale sull’ambiente menziona in modo esplicito i diritti umani.

L’accordo di Parigi, adottato il 12 dicembre 2015, invita le sue parti a rispettare e promuovere i loro obblighi in tema di diritti umani quando agiscono per affrontare il cambiamento climatico. L’accordo inoltre mette in evidenza le tematiche relative ai diritti umani che sono particolarmente colpite dai cambiamenti climatici, compreso il diritto alla salute e i diritti dei popoli indigeni, dei migranti, dei bambini e delle persone con disabilità, nonché le questioni relative all’uguaglianza di genere e all’equità intergenerazionale.

L’obiettivo dell’Accordo di Parigi di mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2° C rispetto ai livelli preindustriali, e di proseguire gli sforzi per limitare l’aumento della temperatura a non più di 1,5 ° C rispetto ai livelli preindustriali, è un ottimo inizio, ha dichiarato l’esperto. Questo obiettivo aiuterà il mondo a evitare conseguenze devastanti sulla possibilità per le persone in tutto il mondo di godere del loro diritto alla vita, alla salute, al cibo, all’ acqua e ai servizi igienico-sanitari, alle abitazioni e a molti altri diritti ancora.

Purtroppo, gli impegni promessi dai governi fino ad oggi non sono sufficienti per raggiungere questo obiettivo globale, ha aggiunto Knox.
Secondo l’UNEP, anche la piena attuazione dei contributi promessi stabiliti a livello nazionale (Intended Nationally Determined Contributions, INCD) porterebbe a livelli di emissione nel 2030 che probabilmente causerebbero un aumento globale della temperatura media di oltre 2° C, e molto probabilmente superiore a 3° C. Pertanto, l’esperto ha sottolineato che anche se rispettassero i loro impegni attuali, gli Stati Membri non rispetteranno i loro obblighi sui diritti umani. Egli ha sottolineato che dal punto di vista dei diritti umani, è necessario non solo implementare gli attuali contributi promessi, ma anche rafforzare tali contributi per raggiungere l’obiettivo di cui all’articolo 2 dell’accordo di Parigi.

Le principali associazioni a tutela dell’Ambiente organizzano eventi e manifestazioni in tutto il mondo, dal Wwf al Legambiente, tutte propongono celebrazioni e rapporti sulla salute del Pianeta, quasi sempre con dati e percentuali da brivido, tra le temperature sempre in salita e la deforestazione che non si ferma.

L’attenzione quest’anno è puntata anche sugli sprechi alimentari, si produce troppo cibo che poi finisce nelle discariche, la produzione implica consumo di energia che così diventa un consumo inutile e dannoso. Nei Paesi industrializzati la maggior parte delle perdite avviene nelle fasi di vendita e consumo, in quelli in via di sviluppo si verifica dopo la raccolta o durante la lavorazione. Ma il risultato alla fine non cambia, perché sia le economie mature che quelle in crescita dissipano all’incirca la stessa quantità di prodotti alimentari, rispettivamente 670 e 630 milioni di tonnellate. È quanto sottolinea, alla vigilia della Giornata Mondiale della Terra, la Fondazione Barilla Center for Food&Nutrition (Bcfn), think tank.

La sfida è contrastare le perdite nella fase di produzione agricola, ossia dopo la raccolta nei campi e nella trasformazione degli alimenti. Lo spreco di cibo da parte dei consumatori è in media tra i 95 e i 115 kg pro capite all’anno in Europa e nel Nord America , mentre i consumatori di Africa sub-sahariana, sud e sud-est asiatico, ne buttano via circa 6-11 kg all’anno. Diversa la situazione nei Paesi in via di sviluppo, dove il 40% delle perdite avviene dopo la raccolta o durante la lavorazione, mentre in quelli industrializzati più del 40% degli sprechi si verifica nelle fasi di vendita al dettaglio e consumo finale.

Purtroppo l’uomo non ripaga la Terra con la stessa moneta: l’Indice del pianeta vivente (Living Planet Index) curato dal WWF con l’autorevole Zoological Society of London, che misura i trend di oltre 10.000 popolazione di specie di animali vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci), mostra un declino del 52% dal 1970 al 2010, mentre il calcolo dell’Impronta ecologica ci indica che necessitiamo delle risorse di 1 pianeta e mezzo per soddisfare le nostre richieste di natura. Inoltre a causa degli impatti del cambiamento climatico oltre mille specie sono costrette a spostarsi da un ambiente all’altro.

Eppure proteggere la natura non è solo un dovere morale ma rappresenta anche un investimento sicuro che garantirebbe futuro e risorse alle nostre civiltà. Gran parte delle nostre attività, infatti, non potrebbero esistere senza una natura in equilibrio. Le cronache ci riportano invece episodi di inquinamento causati dal prevalere di interessi economici verso un bene che invece è comune e va difeso.

Per capire la dimensione del valore della natura che ogni giorno la Terra offre ecco qualche cifra: un team di autorevoli studiosi di economia ecologica capitanati dallo statunitense Robert Costanza (che elaborò con un team di studiosi il primo calcolo mondiale del valore economico dei servizi ecosistemici nel 1997) ha calcolato in 145.000 miliardi di dollari il valore di questi di beni e servizi naturali offerti dalla terra globalmente, una cifra che supera il PIL mondiale.

Da un’analisi realizzata in Italia dal WWF insieme ad altri partner, risulta che 135 mila ettari di aree umide costiere in Italia (lagune, laghi interni, etc) forniscono servizi naturali pari a 9.106 euro/anno per ettaro. Il beneficio economico di un territorio di questo tipo è di oltre 2 miliardi di euro, pari a circa 3.000 euro per abitante.

Eppure la domanda di risorse naturali dell’umanità è oltre il 50% più grande di ciò che i sistemi naturali sono in grado di rigenerare. Sarebbero necessarie cioè una Terra e mezza per produrre le risorse di cui abbiamo bisogno per sostenere la nostra attuale Impronta ecologica. Questo superamento globale significa, in pratica , che stiamo tagliando legname più rapidamente di quanto gli alberi riescano a ricrescere, pompiamo acqua dolce più velocemente di quanto le acque sotterranee riforniscano le fonti e rilasciamo CO2 più velocemente di quanto la natura sia in grado di sequestrare.

“Per noi è Giornata della Terra tutti i giorni da almeno 50 anni. La difendiamo, la tuteliamo dai crimini di natura e cerchiamo di ispirare le persone a fare altrettanto” – ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia”. Per ricordare l’impegno del WWF in Italia da 50 anni oggi è stato emesso un francobollo celebrativo dedicato da Poste Italiane con l’immagine di un panda con il suo cucciolo tra le piante di bambù, nel suo caratteristico habitat tra le foreste cinesi, disegnato con la tecnica dell’acquerello da Fulco Pratesi. Il francobollo ha il valore di 0,95 centesimi e sarà emesso in 800.000 esemplari.

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