Ifla 2016: agricoltori e architetti insieme per sviluppare il verde urbano

Riorganizzare il territorio urbano, sviluppando le opportunità offerte dall’integrazione tra agricoltura e architettura in un’ottica di riduzione delle emissioni, di sostegno al “city farming” e, soprattutto, di tutela dell’ambiente e del paesaggio contro incuria, degrado e cementificazione selvaggia. E’ questo l’obiettivo del protocollo d’intesa tra Agrinsieme e AIAPP, siglato oggi a Torino dal responsabile nazionale del coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative agroalimentari, Dino Scanavino, e dalla presidente dell’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio, Anna Letizia Monti.

Nell’accordo tra le due organizzazioni -firmato all’interno della cornice di IFLA 2016- c’è la scelta condivisa di “promuovere in sinergia ogni possibile attività finalizzata alla promozione del paesaggio e del verde, agli investimenti pubblici e privati in questo campo, nonché alle opere di manutenzione del verde che determinano benefici diffusi non solo su chi li realizza ma anche per tutta la collettività”. Per questo motivo, sulla base dell’intesa che avrà una durata di 3 anni rinnovabile, Agrinsieme e AIAPP hanno deciso di lavorare a progetti comuni, a livello nazionale e verso paesi terzi; di intraprendere iniziative di sensibilizzazione nei confronti delle Istituzioni e della Pubblica amministrazione; di mettere insieme competenze e conoscenze e favorire collaborazioni con altri soggetti della filiera. Tutto con un unico fine: “Sostenere l’importanza del verde in relazione all’ambiente, al benessere e alla salute delle persone, nonché allo sviluppo economico che ne può derivare anche in chiave di green economy”.

La realtà, infatti, è che oggi i nuovi stili di vita e le emergenze ambientali impongono di concepire in modo nuovo gli spazi, dando al verde un ruolo diverso che non è più solo “ornamentale”, ma diventa “strutturale”. Per raggiungere questo obiettivo, l’agricoltura sta promuovendo -e vuole farlo ancora di più e meglio- una nuova sinergia con l’architettura del paesaggio, lavorando a soluzioni innovative, dove l’elemento naturale si insinua anche negli spazi delle costruzioni urbane. Nascono così, per esempio, gli orti verticali, i muri e i tetti vegetali, i “garden roof”, ma anche la vegetazione ripariale dei corridoi fluviali. Ovvero “nuove forme del verde che scaturiscono dalla ricerca del più recente florovivaismo specializzato in tandem con l’architettura più sensibile all’aspetto ambientale delle costruzioni -spiega il coordinatore nazionale di Agrinsieme-. Soluzioni sempre più necessarie, visto che in Europa negli ultimi anni c’è stato un aumento delle superfici artificiali del 5% e l’Italia è proprio uno dei paesi più antropizzati dell’Ue con un tasso di cementificazione del 7,4% che, come i dati Ispra testimoniano, non è diminuito neanche in tempo di crisi economica”.

Di fronte a tutto questo, il sostegno e la promozione del verde in tutte le sue accezioni (verde storico, ville monumentali e giardini di pregio, verde per attività ricreative e aree sportive, aree di complemento urbano e di arredo, orti urbani, parchi e forestazione urbana, viali e alberature) è una scelta sostanziale che “porta con sé nuovi posti di lavoro” -oggi il settore florovivaistico conta oltre centomila addetti che rappresentano più del 10% degli occupati agricoli complessivi- ma soprattutto “molteplici vantaggi, che vanno dalla riduzione del delta termico e delle polveri sottili al forte rallentamento delle acque piovane, fondamentale in un Paese come il nostro dove il rischio idrogeologico coinvolge ben 6.633 comuni”, osserva Scanavino.

Ma è sulla questione climatica che tocca insistere: nelle città in cui la presenza di materiali da costruzione come il cemento assorbono grandi quantità di radiazione solare, sono proprio le piante, gli arbusti e gli alberi che contribuiscono a mitigare l’effetto isola di calore, grazie all’effetto ombreggiante della vegetazione, al raffreddamento derivante dai processi di traspirazione delle piante e direttamente grazie all’energia solare assorbita dalle piante per le sue funzioni vitali. Alcuni studi (Enea) dimostrano che l’effetto di mitigazione può raggiunge anche i 7-8 °C di differenza tra una zona a radiazione diretta e nelle zone nelle immediate vicinanze delle alberature.

Insomma “il verde -evidenzia il coordinatore di Agrinsieme- aumenta la vivibilità dentro e fuori le mura cittadine, svolgendo una triplice funzione. Da una parte contiene gli effetti dello smog, responsabile dell’11% dei casi di aggravamento di asma dei bambini e del 18% dei problemi acuti negli anziani affetti da problemi respiratori, dall’altro il verde pubblico può essere adibito alle coltivazioni a uso domestico con gli orti urbani, anche in un’ottica di difesa della biodiversità. In questo modo non solo si dà un sostegno alle famiglie, ma si salvaguarda il paesaggio sottraendo all’incuria e al degrado terreni spesso lasciati incolti e abbandonati. Infine, è un fattore capace di aumentare la vivibilità dei centri urbani, considerato l’effetto benefico che il verde ha anche da un punto di vista psicologico per i cittadini”.

Per questo motivo oggi Agrinsieme promuove questo stretto legame tra architettura del paesaggio e florovivaismo -sostiene Scanavino-. Porre il problema del verde è la piattaforma programmatica più adatta per dare valore all’agricoltura multifunzionale e a quell’indispensabile rapporto che deve esistere tra innovazione e sapere agricolo, tra tecnologia e ricerca e rispetto dell’ambiente. “E’ giunto il tempo di una profonda revisione dei modelli di sviluppo, partendo proprio dagli spazi urbani che devono tornare a dialogare con la ruralità -conclude il coordinatore di Agrinsieme-. Vi è in questo settore, che per definizione è interdisciplinare, la possibilità di rigenerare molti valori, a cominciare dalla qualità della vita attraverso la qualità dell’ambiente, che è largamente dettata dall’incremento della biodiversità anche in ambito urbano, e al tempo stesso di creare molto valore aggiunto. Non investire oggi in verde pubblico significa avere maggiori costi in futuro per 1,4-1,7 volte in valore del ‘non investito'”.

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