Il Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano luogo di eccellenza per lo studio delle farfalle

Il Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano si conferma luogo di eccellenza per lo studio delle farfalle: la presenza di potenziali nuove specie è documentata all’Isola d’Elba, a Giannutri e Montecristo.

L’Arcipelago Toscano è infatti uno dei luoghi di eccellenza per lo studio delle farfalle, grazie alla sua posizione “a ponte” tra la Corsica e l’Italia. Per questo motivo, grazie ad una Convenzione tra Legambiente e il Parco Nazionale Arcipelago Toscano, sono state compiute nuove attività di monitoraggio che hanno permesso di completare la conoscenza delle farfalle dell’Arcipelago andando ad arricchire la fauna nota per ogni isola, con risultati particolarmente importanti per Giannutri e Montecristo.

Sono questi i temi di cui si parlerà oggi all’Aperitivo con le farfalle, l’incontro organizzato a Roma nel Parco di Monte Mario da Legambiente, con il patrocinio di Roma Natura, e che vedrà la partecipazione di diversi studiosi ed esperti del settore come: il Dr. Leonardo Dapporto e il Dr. Roger Vila, entrambi dell’Institut de Biologia Evolutiva (CSIC) di Barcelona, il Dr. Luca Casacci, dell’Università di Torino, Mattia Menchetti e il Dr. Alessandro Cini, dell’Università di Firenze. All’incontro parteciperanno inoltre Maurizio Gubbiotti, Commissario straordinario di Roma Natura, Umberto Mazzantini, responsabile Isole minori di Legambiente e Federica Barbera, Ufficio aree protette e biodiversità di Legambiente. Durante l’incontro verranno presentati i dati relativi alla mappatura delle farfalle realizzata nel 2014 nell’Arcipelago toscano: a Giannutri è stata documentata la presenza della preziosissima popolazione di Coenonympha elbana, che ha un’impronta di DNA completamente diversa dalle altre popolazioni esistenti.

Inoltre, sempre a Giannutri, sono state scoperte due specie nuove per la fauna dell’isola: la Pararge aegeria e la Pieris napi. All’isola di Montecristo è stata confermata la presenza di una specie “fantasma”: la Pararge aegeria, che era stata avvistata una sola volta circa trenta anni or sono e mai più confermata. Inoltre sono state trovate altre due specie nuove per l’isola: la Lycaena phlaeas e la Celastrina argiolus, si tratta con molta probabilità di specie residenti sull’isola e non individui arrivati per caso come propaguli di migrazioni. Dati, questi, di importanza fondamentale per la conoscenza delle farfalle italiane ma che indicano anche la necessità di definire e mettere in campo, al più presto, un piano efficace per la tutela e conservazione di questa specie. Inoltre questo pomeriggio saranno presentate le iniziative pensate per coinvolgere anche i cittadini, i giovani e i turisti come la Butterfly Week, una settimana di ricerca e di attività di divulgazione alla scoperta di questi magnifici animali. La prima edizione della Butterfly Week è stata lanciata proprio nel 2014 nel Santuario delle Farfalle dell’Isola d’Elba gestito da Legambiente, ed è stata l’occasione per rilanciare il lavoro di approfondimento scientifico, grazie anche al progetto internazionale “Barcoding Italian Butterflies”, promosso da un gruppo di ricerca internazionale formato dalle Università di Torino, Oxford Brookes (Regno Unito), Guelph (Canada), dall’Institut de Biologia Evolutiva di Barcellona (CSIC), dall’Università di Firenze e dall’Unità di Ricerca per la Selvicoltura in Ambiente Mediterraneo (CREA).

La Butterfly Week quest’anno rinnova il suo appuntamento alle Isole Eolie per trascorrere sette giorni insieme e scoprire e raccontare una delle zone di maggior importanza per la fauna di farfalle dell’intera Europa. In particolare, gli studi recenti del gruppo Barcoding dimostrano che le Eolie sono, tra le isole circumsiciliane, quelle caratterizzate da una maggiore biodiversità sia come numero di specie che per la loro variabilità genetica. Inoltre, è molto probabile che specie ancora mai avvistate volino in primavera su queste isole e la Butterfly Week di quest’anno sarà un’ottima occasione per cercare svelare questa fetta di biodiversità. “I vari progetti avviati fino ad oggi e nati grazie alla preziosa collaborazione degli enti parco dimostrano quanto sia importante tutelare le farfalle.

In particolare il Santuario delle Farfalle dell’Elba – dichiara Federica Barbera, dell’ufficio aree protette e biodiversità di Legambiente – rappresenta oggi un’opportunità unica per conoscere queste specie e poter intervenire laddove alcune appaiano in declino, nonché per promuovere uno sviluppo sostenibile locale per la conservazione dello straordinario valore della biodiversità. Secondo l’allarme lanciato dall’ultima Lista Rossa, infatti, le farfalle sono oggi a rischio estinzione in tutta Europa. È dunque indispensabile pensare ad una corretta gestione degli habitat strategici per le farfalle, a piani di azioni mirati e a politiche di gestione del suolo ad hoc”. In questi anni il gruppo di ricerca ha inoltre effettuato studi genetici tramite il “barcoding”, ovvero lo studio di un particolare gene che può essere utilizzato per attribuire un individuo ignoto alla sua specie, utile anche per ricostruire la storia evolutiva di popolazioni che vivono in regioni diverse. “Sequenziando questo gene – spiega il Dr. Leonardo Dapporto – è possibile acquisire importanti informazioni per riconoscere quali, tra tutte la farfalle italiane, rappresentino specie a se stanti ancora da descrivere, quali popolazioni formino delle linee genetiche tipiche dell’Italia e come le popolazioni di farfalle italiane siano arrivate ad occupare lo spazio dove oggi vivono”

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