Le zecche del bosco, a primavera aumenta il rischio malattia batterio Lyme

Con l’arrivo della primavera la natura si risveglia e anche la voglia di passeggiate all’aria aperta ed escursioni nei boschi. Ma attenzione, questa è la stagione in cui aumenta il rischio di contrarre la Borrelia, una malattia multisistemica veicolata dalle cosiddette “zecche del bosco” (Ixodes ricinus), che vivono principalmente nelle aree rurali e boschive, unbatterio molto diffuso e pericoloso, per gli adulti così come per bambini, perché provoca la malattia di Lyme”.

Ma tra i sanitari, spiega Gianni Rezza, capo Dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), “c’è poca informazione e la diagnosi rischia di arrivare in ritardo. Inoltre manca a livello europeo una vera sorveglianza epidemiologica”.

Trasmessa all’uomo dalla zecca detta ‘dei boschi’ o ‘della pecora'(Ixodes ricinus, che attacca anche caprioli, cani e altri mammiferi), “l’infezione da Borrelia è caratterizzata da un eritema migrante, che si allarga introno al morso fino a raggiungere i 50 cm di diametro e compare dopo un periodo di incubazione da 5 a 30 giorni”, spiega Giusto Trevisan, direttore della Clinica dermatologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Trieste, che è centro sovra regionale di riferimento per la malattia. “Se riconosciuta nella fase iniziale – aggiunge – guarisce quasi sempre con una terapia a base di antibiotico specifico. Se cronicizzata però può portare complicazioni a carico di cute, articolazioni, apparato nervoso e, più raramente, cuore e sistema immunitario. Inoltre non pochi, soprattutto tra i bimbi, sono gli episodi di paralisi facciale”.

Il batterio, sottolinea Rezza, “è molto diffuso in Europa centrale e settentrionale. In Italia interessa soprattutto il Triveneto, con casi riportati in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Liguria, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Veneto”. Ma sempre più spesso, aggiunge Trevisan, “ci arrivano casi provenienti da regioni non tradizionalmente interessate come Toscana, Sardegna, Abruzzo”. “Il problema principale – conclude Rezza – è proprio in queste regioni dove non è endemica perché, essendo poco nota e con sintomi poco specifici, molti sanitari non riescono a riconoscerla, se non dopo mesi dal contagio”

Ma sempre più spesso, aggiunge Trevisan, “ci arrivano casi provenienti da regioni non tradizionalmente interessate come Toscana, Sardegna, Abruzzo”. “Il problema principale – conclude Rezza – è proprio in queste regioni dove non è endemica perché, essendo poco nota e con sintomi poco specifici, molti sanitari non riescono a riconoscerla, se non dopo mesi dal contagio”.

Precauzioni per gli Escursionisti

E’ opportuno indossare abiti di colore chiaro, in modo da identificare meglio le zecche; Usare un abbigliamento con maniche e pantaloni lunghi; Le calzature dovrebbero essere alte e chiuse alle caviglie; E’ consigliabile camminare al centro dei sentieri, evitando il contatto con la vegetazione; Al ritorno da un’escursione bisogna procedere ad un’accurata ispezione di tutto il corpo con l’aiuto di un’altra persona, per le zone difficilmente esplorabili, senza trascurare il cuoio capelluto; E’ possibile utilizzare i repellenti chimici a base di permetrina anche se la loro efficacia nei confronti delle zecche è limitata.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie