Meningite C: 22 i casi in Toscana dall’inizio dell’anno, donna di 70 anni in terapia intensiva

E’ il Meningococco di Tipo C che dallo scorso anno ha determinato in Toscana circa 50 casi di meningite, l’ultimo caso è stato registrato ieri a Pisa, una donna di 70 anni è stata ricoverata in terapia intensiva, salgono a 22 i casi registrati in Toscana dall’inizio dell’anno. Appartengono al tipo C, quello più pericoloso, 17 casi. Tre invece sono del ceppo B, 1 caso è il W e 1 risulta non appartenere alle tre tipologie precedenti.

Facendo riferimento alle ex Asl, la più colpita dal meningococco C risulta quella di Empoli, con 5 casi dall’inizio dell’anno ad oggi, seguita da quelle di Firenze e di Pistoia con 4 casi ciascuna. A Prato i casi registrati da gennaio sono 2, 1 a Grosseto e poi c’è quello di ieri a Pisa. Prima di quello di ieri l’ultimo episodio di meningite di tipo C si era registrato a S. Croce sull’Arno (che appartiene alla ex Asl empolese) il 29 marzo scorso. Nel 2015 si sono registrati 38 casi: 31 di ceppo C, 5 di ceppo B, 1 di ceppo W, 1 non tipizzato. Le morti dall’inizio del 2016 sono 4 (una a Pistoia, una a Prato e 2 a Empoli) tutte riconducibili al gruppo C.

La Regione rinnova l’appello a vaccinarsi, unico modo per difendersi dal batterio, e ricorda che decine di migliaia di dosi sono state consegnate ai medici di medicina generale che stanno vaccinando migliaia di cittadini. Tra le misure adottate dalla Regione c’è l’indagine epidemiologica che sta conducendo l’Agenzia regionale di sanità per determinare quanti siano i portatori sani di meningite. Riguarderà oltre 2.400 cittadini residenti nelle zone più colpite (Empoli e Firenze) e in quelle finora meno colpite dal contagio (Siena e Grosseto). Al momento sono stati eseguiti circa un terzo dei tamponi faringei e nei prossimi giorni verranno presentati i primi parziali risultati.

Approfondiamo l’argomento con il Prof. Carlo Contini, Ordinario di Malattie Infettive del Dipartimento di Scienze mediche Università degli Studi di Ferrara, che ci offre un corretto quadro informativo della malattia e alcune raccomandazioni.

La meningite è una malattia nota da sempre, ma che, puntualmente al suo apparire e durante il periodo invernale-primaverile, preoccupa in quanto potenzialmente mortale. In generale, nella maggior parte delle regioni italiane l’andamento della meningite è pressoché stabile o presenta piccole oscillazioni. In Toscana in questo momento, nella cosiddetta “Valle dell’Arno”, nella zona tra Firenze, Prato, Pistoia e l’Empolese, vi è un’epidemia che si sta protraendo più a lungo e colpisce anche persone che non hanno niente in comune tra loro, soprattutto nella fascia degli over 50, in una stagione tiepida e quindi non particolarmente fredda, come invece avviene con questo tipo di meningite.

Chi sta colpendo. La meningite in Toscana sta colpendo persone con età al di sopra dei 50 anni ed in particolare intorno ai 58-60, considerati non a rischio e comunque non per il meningococco. Una delle spiegazioni per la preferenza di questa fascia di età sembra risiedere nel fatto che i soggetti appartenenti alla popolazione tradizionalmente più a rischio, e cioè bambini, adolescenti e anche giovani adulti, sono stati protetti con la vaccinazione contro il meningococco C, batterio che tende quindi a “spostarsi” verso nuovi soggetti non immunizzati, come quelli appartenenti alle fasce  più alte di età.

L’epidemia inoltre si sta protraendo più a lungo, coinvolgendo anche persone che non hanno niente in comune tra loro, in un periodo non particolarmente freddo come avviene invece con questo tipo di meningite. La Regione Toscana ha dato il via libera ad una campagna straordinaria di vaccinazione contro il meningococco C, gratuita per tutti i cittadini tra i 20 e i 45 anni e adesso anche agli over 45 che vivono nelle province di Firenze, Empoli, Prato e Pistoia. Degli oltre un milione di cittadini residenti nell’area più colpita e a cui è stato consigliato il vaccino, ha aderito però solo un numero pari o inferiore a 200.000. Quindi meno del 25% della copertura, vale a dire meno di una persona su quattro.

Come avviene la trasmissione. Solitamente il batterio colonizza il faringe senza dare sintomi e solo raramente causa la malattia, talvolta in presenza di fattori predisponenti, come la mancanza della milza o il deficit di fattori del complemento.Il batterio resiste pochissimo nell’ambiente esterno (luce solare, essicamento) ed ai comuni disinfettanti. La trasmissione avviene per contagio interumano diretto attraverso la via respiratoria (goccioline di saliva) e il periodo di incubazione è di 1-10 giorni.

Per contrarre la meningite meningococcica bisogna avere contatti stretti con una persona malata, oppure, più frequentemente, con il portatore sano, ovvero che alberga il meningococco nel faringe, anche se questo rischio è piuttosto contenuto. Il contatto, oltre che essere prolungato (almeno 6 ore), deve avvenire in ambiente chiuso ed entro un metro di distanza. Posti a rischio sono gli ambienti sovraffollati e soprattutto chiusi (discoteche, caserme, collegi, dormitori, prigioni, ecc). Predispongono alla malattia anche le infezioni virali o batteriche delle vie aeree superiori, deficit permanente o transitorio del sistema immunitario, splenectomia. La positività per HIV sembra essere una condizione favorente l’evoluzione delle forme gravi.

Portatori. In Italia la prevalenza dei portatori sani sull’intero territorio nazionale è del 10-20%, variabile in rapporto a seconda delle aree geografiche, condizioni socio-economiche e densità della popolazione. Può arrivare fino a limiti più ampi in particolari situazioni (comunità chiuse superaffollate). La ricerca dei portatori sani del meningococco mediante il tampone faringeo può rivestire solo utilità scientifica per capire quanto il batterio sia presente in una determinata fascia della popolazione. Tuttavia, per l’elevata frequenza del numero di questi ultimi e la mancata correlazione con il rischio di sviluppare malattia, la ricerca del meningococco mediante esecuzione dei tamponi faringei non è consigliata per chiarire l’origine del contagio e non offre indicazioni precise per valutare il rischio che si sviluppino altri casi in una comunità e per decidere chi deve effettuare la profilassi.

Diagnosi. La meningite è una emergenza infettivologica. Non bisogna mai trascurare i sintomi con cui essa si manifesta, vale a dire, cefalea intensa, febbre, nausea, vomito emorragie cutanee improvvise ecc. Che, se riconosciuti tempestivamente, possono indirizzare verso una corretta ed immediata diagnosi. Le prime ore sono cruciali per il trattamento del paziente che deve sempre essere ospedalizzato, sottoposto a rachicentesi e trattato con terapia antibiotica appropriata in centri in cui operi una task force costituita oltre che da un infettivologo, da un microbiologo e rianimatore. In generale, se tempestivamente trattata in seguito alla diagnosi precoce, l’evoluzione della meningite può essere favorevole. I malati di meningite o altre forme gravi sono considerati contagiosi per circa 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica specifica.

Prevenzione e vaccini.Per prevenire la meningite, l’unico rimedio è il vaccino nella sua formulazione monovalente (C) o quadrivalente (A, C, W135 e Y) polisaccaridico, efficace in oltre il 90% dei casi. Il vaccino non dà effetti collaterali di rilievo, se non, in alcuni casi, lieve dolore e gonfiore e indurimento in sede di iniezione, irritabilità, malessere generale, febbre di breve durata, che in genere si risolvono nel giro di pochi giorni. La tolleranza è quindi ottima. Può essere effettuato anche in gravidanza senza complicanze.Non dovrebbero essere vaccinati i soggetti che hanno una grave allergia nei confronti del vaccino o di suoi componenti.

Attualmente, oltre al vaccino contro la meningite di tipo C ed al vaccino tetravalente A,C,Y,W135, esiste anche un vaccino per il sierogruppo di tipo B. Quest’ultimo è stato autorizzato solo nel 2013 ed è presente nel nuovo PNV (Piano Nazionale Vaccinazioni) 2016-2018, che attende ancora l’approvazione definitiva. Infatti, riguardo la persistenza della risposta immunitaria, i dati disponibili non sono sufficientemente solidi per trarre conclusioni definitive. Al momento, in alcune regioni è a pagamento, mentre in altre è offerto gratuitamente e si può fare a partire dai 2 mesi, anche in concomitanza con gli altri vaccini previsti nei primi anni di età.

La vaccinazione anti-meningococco C è disponibile dal 2006 ed è inserita tra le vaccinazioni raccomandate dal PNV. Solo dal 2009-2010 il vaccino è offerto gratuitamente a tutti i nuovi nati e dal 2012 è stato inserito nel PNV. Questo ha consentito di vaccinare sempre più bambini e di avere una significativa riduzione dei casi di meningite C.Il PNV 2012-2014 (l’ultimo in vigore) prevede la somministrazione del vaccino anti-meningococco C a tutti i bambini di età compresa tra 13 e 15 mesi, in concomitanza con il vaccino MPR (Morbillo, Parotite, Rosolia), e agli adolescenti non precedentemente immunizzati. In Emilia Romagna, per le vaccinazioni fortemente raccomandate entro i 24 mesi di vita, la copertura 2012 è stata del 95,4% per la meningite da Emofilo b, del 96% per la Pertosse, del 94,4% per il pneumococco e del 92,2% per la vaccinazione anti-meningococcica.

In generale, più è elevata la copertura vaccinale, minore è la circolazione della malattia. Le attuali raccomandazioni internazionali indicano l’opportunità di tale vaccinazione su larga scala quando l’incidenza è superiore a 10 casi per 100.000 abitanti, nell’arco di tre mesi in una determinata regione. In Toscana è stata avviata una imponente vaccinazione di massa sin dall’insorgere dell’epidemia.

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