Il referendum del 17 Aprile: prove di rivoluzione

Il silenzio imposto sul referendum del 17 Aprile dal governo e dai media affiliati, alla luce dello scandalo che ha coinvolto dapprima l’ex ministro Guidi e successivamente la ministra delle Riforme (di insana e precaria Costituzione, ndr) Boschi che potrebbe tirare nel buco nero (e stavolta non si tratta di petrolio) anche il suo tanto protettore Renzi, potrebbe risultare un’arma a doppio taglio per il buon esito delle votazioni.

Da un lato, il caos dovuto alle intercettazioni è scoppiato nel momento migliore. Infatti, grazie al menefreghismo minuzioso di giornali e tv, fino all’accaduto, pochissimi italiani erano al corrente del referendum. Per fortuna, i telefoni intorno a Montecitorio e Palazzo Madama sono sempre bollenti. Stavolta a scottarsi è stata Federica Guidi, ministro dello Sviluppo Economico, pizzicata a sussurrare al marito parole TOTALmente sincere, tanto da commuovere perfino la principessa Mariaelena, nascosta tra i Boschi. Polverone sacrosanto e inevitabili luci della ribalta per l’ennesimo episodio in cui membri del governo elargiscono favori ad amici lobbisti. Visto che si trattava di petrolio, quale occasione migliore per comunicare agli italiani che ci sarebbe un referendum nel quale possono scegliere di non permettere più trivellazioni in mare alla ricerca di quel fossile che arricchisce la solita multinazionale? Un punto critico per il buon esito di questo referendum lo serve indirettamente (o volutamente?) il Movimento 5 Selle. Il m5s si schiera per il SI al referendum. In rete e in tv, appone il proprio stendardo su questa battaglia. Gli elettori degli altri partiti vedono i simbolo, pensano ad una campagna politica (se disinformati o traviati) e si schierano per l’astensione o per il NO.

Tre sono i punti sui quali fare chiarezza:
1) Il referendum è uno strumento democratico per far valere le PROPRIE ragioni su un determinato tema. NON è un’elezione, nonostante possa avere risvolti a livello politico. E’ un mezzo attraverso il quale ognuno di noi può scegliere ciò che è giusto, informandosi, al di là delle preferenze partitiche.

2) Il M5S provi a non mettere sto cazzo (come direbbe il leader genovese) di simbolino irritante dovunque se, come professano da sempre i portavoce, l’importante è che si raggiunga lo scopo, senza la necessità di attribuire sempre il merito ad un partito politico.
C’è l’assillo del vessillo in casa Grillo.

3) Per chi teme instabilità nella maggioranza in caso di vittoria del SI, una sola è la risposta: meglio andare a elezioni che restare sulla riva a guardare i cadaveri dei pesci in un mare nero di vergogna, effetti devastanti di eventuali risultati catastrofici, dovuti all’astensionismo o alla vittoria dei NO.

Una sola decisione ha da prendere il popolo italiano: lasciare che le trivelle colonizzino il nostro mare (o quello che resterà prima che Renzi venda ogni cosa a francesi, tedeschi, americani e cinesi) per estrarre petrolio, spolpando i fondali e mettendo a rischio fauna e flora ittica, dimostrando di rimanere ancorato ad un passato energetico ormai sepolto (anche se sottoterra ormai ben poco è rimasto) o impedire ai sanguisuga in Parlamento di poter battere cassa dai lobbisti trivellatori, liberando, così, il mare dalle brutture delle piattaforme estrattive e lanciando un chiaro segnale di una consapevolezza ambientale, ma anche culturale, alla casta intera. Non lasciamoci trivellare di stronzate da chi non rispetta questo Paese e gli abitanti che lo popolano. Il SI è una scelta di testa per chi ha a quorum l’ambiente che lo circonda.

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