Tumori: a sconfiggerlo sono in 7 su 10, il progresso della ricerca contro il cancro è stato incredibile

Il progresso della ricerca contro il cancro durante questi ultimi 40 anni è stato incredibile e si sta muovendo oggi con ancor maggiore celerità e oggi il “male incurabile” con il quale ancora si identifica un tumore è una patologia curabile. A testimoniarlo sono gli oltre tre milioni di persone (il 4,9% della popolazione) che ci convive e i due milioni che l’hanno lasciata alle spalle. A sconfiggerla sono in sette su dieci. Tuttavia, nonostante i progressi, c’è ancora tanto da fare, come spiega il report 2016 dell’Aiom “Lo stato dell’oncologia in Italia”, presentato al Senato con la partecipazione del ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

“Nel 2015 sono stati stimati 363mila nuovi casi di cancro nel paese – ha spiegato Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom – e possiamo dire che molto più di metà andrà incontro a guarigione”. Le percentuali sono ancora maggiori per i due tumori più diffusi, con quello della mammella che ha tassi di guarigione del 91%, mentre quello del seno sono pari all’87%.

Al momento in Italia tre milioni di persone vivono con una diagnosi di tumore, mentre due milioni possono affermare di aver sconfitto la malattia. Se sul fronte delle cure ci sono grandi passi avanti, sottolineano gli esperti, su quello della prevenzione c’è ancora molto da fare, con il 40% dei casi che potrebbe essere evitato con una maggiore prevenzione, dallo stop al fumo a una dieta corretta a una maggiore diffusione della vaccinazione per l’Hpv.

Terapie innovative sempre più efficaci consentono ai pazienti di vivere a lungo, in alcuni casi più di cinque anni con una buona qualità di vita, anche se colpiti da patologie particolarmente aggressive come il melanoma avanzato che fino a pochi anni fa era caratterizzato da una sopravvivenza di sei-nove mesi. Più di tre milioni di cittadini (il 4,9% della popolazione) vivono con una diagnosi di tumore. E circa due milioni di pazienti possono affermare di avere sconfitto la malattia. Sulla questione interviene anche Stefania Gori, presidente dell’Aiom.

“L’istituzione di un Fondo – spiega Stefania Gori – non deve esimerci dall’obbligo dell’appropriatezza. Sono ancora troppi gli esami impropri, un problema che riguarda in particolare i marcatori tumorali. Questi test sono utilizzati in oncologia da più di 40 anni, ma oggi il loro uso diventa eccessivo rispetto al numero dei pazienti oncologici, perché vengono impiegati a scopo diagnostico in persone non colpite dalla malattia. Nel 2012 sono stati eseguiti oltre 13 milioni di marcatori tumorali a fronte di due milioni e 300mila italiani che vivevano dopo la diagnosi (oggi sono piu’ di 3 milioni). La soluzione è l’uniformazione nazionale delle indicazioni per un loro uso appropriato. Per questo l’Aiom entro il 2016 presenterà un documento condiviso con la Sibioc (biochimici clinici) e altre società scientifiche”. “Data la bassa specificità di quasi tutti i biomarcatori – continua Pinto – l’impiego a scopo diagnostico e durante il follow up comporta un’alta probabilità di incorrere in risultati falsi positivi che, di fronte al numero complessivo di richieste, potrebbe riguardare in Italia ogni anno centinaia di migliaia di persone non affette da tumore, che almeno in parte vengono sottoposte ad ulteriori accertamenti di conferma o esclusione di una possibile neoplasia”.

Le percentuali nei tumori più comuni sono maggiori, raggiungono il 91% nella prostata e l’87% nel seno, le due neoplasie più diffuse fra gli uomini e le donne. L’impegno degli oncologi si muove su più fronti: da un lato migliorare la consapevolezza dei cittadini sulle regole della prevenzione, perché il 40% dei casi di tumore può essere evitato con uno stile di vita sano (no al fumo, dieta corretta e costante attività fisica), con evidenti risparmi per il sistema sanitario. Dall’altro garantire a tutti le terapie più efficaci e l’assistenza migliore, un obiettivo che si potrebbe raggiungere con la creazione immediata di un Fondo Nazionale per l’Oncologia.

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