Unicef: Povertà dei bambini, in Italia un bimbo su 4 vive senza un pasto proteico al giorno

L’indagine del Centro di Ricerca Innocenti dell’UNICEF, contenuta nel Report Card n. 13 “Equità dei bambini” non lascia adito a dubbi: in tutte e quattro le dimensioni della povertà minorile analizzate nello studio comparativo tra 41 paesi OCSE/UE, l’Italia registra gravi svantaggi.

Nel 2013, il tasso di povertà infantile in Italia è stato del 17,7%. I dati mostrano che più di un quarto (27%) dei bambini del paese viveva in famiglie ritenute soggette a deprivazione materiale perché non potevano permettersi 3 o più dei 9 beni classificati come essenziali, tra cui l’alloggio, il riscaldamento, un pasto proteico al giorno, un televisore a colori, una lavatrice, un’automobile, ecc. Circa i due terzi (65%) dei bambini appartenenti a famiglie nel 10% reddituale più basso vivevano in famiglie soggette a questo tipo di deprivazioni. Nel periodo 2008-2013 il divario di disuguaglianza reddituale è aumentato di 8 punti percentuali, in quanto il reddito del 10° percentile è diminuito più velocemente di quello della mediana. Tuttavia, c’è stata una leggera riduzione (6%) nel divario grazie alle prestazioni sociali.

Istruzione. Nel 2012, quasi il 12% dei quindicenni in Italia non ha raggiunto il livello 2 di competenza in tutte e tre le materie (lettura, matematica e scienze). Tuttavia, si è registrato un miglioramento di 3,3 punti percentuali rispetto al 2006. Sempre in questo periodo, il divario tra il risultato nella lettura da parte degli studenti al 10° percentile e quelli nella mediana si è ridotto di oltre 15 punti percentuali, grazie al miglioramento dei punteggi nel 10° percentile. Gli studenti maschi hanno una probabilità superiore di 5 punti percentuali di svantaggio didattico (al di sotto del livello di competenza 2 in tutte e tre le materie) rispetto alle ragazze. Come anche negli Stati Uniti, gli studenti italiani provenienti da contesti più svantaggiati hanno 16% di probabilità in più di avere uno svantaggio didattico rispetto alle ragazze.

Salute. Secondo lo studio HBSC del 2013/2014 sui comportamenti sanitari dei ragazzi in età scolare, il 30,5% degli adolescenti italiani ha riferito di soffrire quotidianamente di uno o più disturbi di salute. Le ragazze avevano il 17% di probabilità in più di restare indietro nell’ambito della salute rispetto ai ragazzi. Il divario relativo nell’ambito dei disturbi sanitari quotidiani e dell’attività fisica si è ampliato nel periodo 2002-2014, rispettivamente di 3,7 e 2,6 punti percentuali. Ciò è dovuto a punteggi in calo nella parte inferiore della classifica piuttosto che nella mediana. Si sono registrati miglioramenti positivi nella dieta dei bambini nel 10% più povero della popolazione minorile: hanno arricchito la loro alimentazione con maggiore apporto di frutta e verdura e ridotto il consumo di zucchero e bevande analcoliche.

Soddisfazione nei confronti della vita. Nello studio HBSC sopracitato, l’8% degli adolescenti ha indicato un livello di soddisfazione nei confronti della propria vita che non ha superato 4 su una scala da 1 a 10. Si evidenzia anche una certa differenza nei punteggi medi tra i bambini immigrati e non immigrati, con un calo di 0,39 punti per la prima generazione, e quindi un aumento di 0,20 punti percentuali per la seconda generazione. Lo status socio-economico e il genere influenzano atteggiamenti di soddisfazione nei confronti della vita: gli adolescenti provenienti da famiglie più povere avevano una probabilità superiore di 10 punti percentuali di esprimere un livello di soddisfazione più basso, mentre le ragazze, in particolare le adolescenti tra 13 e 15 anni, avevano più probabilità rispetto ai ragazzi di finire in fondo a questa classifica.

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