Agricoltura bio: Aiab, unica soluzione all’inquinamento dell’acqua

L’alternativa ai pesticidi e glifosato? Si chiama agricoltura biologica. Fa bene alla salute dei consumatori, all’ambiente e alle tasche degli agricoltori. Dopo la pubblicazione dei dati Ispra sui pesticidi che stanno avvelenando le nostre acque si è riacceso il dibattito sui metodi agricoli e sull’inquinamento che questi producono. Ma si è riaccesa anche la discussione sulle conseguenze economiche dei diversi metodi agricoli.

Dall’ultimo Bioreport elaborato dal CREA emerge che non solo il biologico è meno inquinante e più sano ma anche più redditizio per i produttori, rispetto all’agricoltura convenzionale. Siamo in presenza , infatti, di una tendenza ormai consolidata e che si rinforza di anno in anno, a un aumento della redditività delle aziende che si sono convertite al biologico.

Il Bioreport elaborato dal Crea, infatti, che ha analizzato il biennio 2014-2015, segna le migliori performances economiche delle aziende biologiche rispetto a quelle convenzionali: +32% è il reddito netto dell’imprenditore agricolo biologico e della sua famiglia (due punti percentuali in più rispetto all’anno precedente), +15% il fatturato lordo aziendale (contro il 10% dell’anno precedente) con una maggiore offerta occupazionale, 31% in più di lavoratori impiegati rispetto alle convenzionali (la rilevazione precedente questo dato si attestava tra il 10 e il 20%), sulla base delle elaborazioni Firab. Performance che confermano il successo di vendite dei prodotti bio:+20% nel 2015 (l’anno precedente è stato del 12,6%).

Cosi nelle aziende biologiche risultano mediamente superiori sia il valore della produzione lorda (110.113 euro a fronte 95.796 delle convenzionali), sia il valore aggiunto (72.564 euro a fronte di 57.916 euro), sia il reddito netto (48.506 euro contro i 36.741 euro nelle convenzionali), quest’ultimo rappresenta la quota di PLV (Produzione Lorda Variabile, cioè il fatturato lordo) che rimane a disposizione dell’imprenditore e dei suoi familiari una volta sottratti i costi fissi sostenuti per le attività aziendali. I risultati testimoniano anche una maggiore propensione delle aziende biologiche alla multifunzionalità: nelle aziende bio, infatti, le attività connesse (agriturismo, agricoltura sociale, fattorie didattiche, ecc.) registrano un’incidenza rispetto alla PLV lievemente maggiore che nelle convenzionali (4,3% e 2,5%, rispettivamente).

Relativamente alle voci di spesa, nelle aziende biologiche si rileva una minore incidenza dei costi correnti sulla PLV (mezzi tecnici, servizi prestati da terzi e altre spese dirette): 34%, contro 39% nelle convenzionali. Grazie al contenimento di questa voce di spesa, le aziende biologiche risultano più efficienti in termini di valore aggiunto sulla PLV (66%, a fronte del 50% nelle convenzionali) e in termini di reddito netto (44% e 38% rispettivamente). Al contrario, il più elevato impiego di manodopera richiesto dalle tecniche di produzione biologica determina un maggiore costo del lavoro, (18% sulla PLV, a fronte del 14% nelle convenzionali).

“I dati continuano a crescere – dice Vincenzo Vizioli, presidente di AIAB – con uno scarto che aumenta sempre di più rispetto alle aziende convenzionali. Probabilmente non si tratta solo di una moda, come molti, in primis i mass media, vogliono farla passare, ma di una reale esigenza sentita dai cittadini di intervenire concretamente sulla loro salute e su quella dell’ambiente. La storia che ci raccontano che l’agricoltura biologica è più cara è una balla montata ad arte. Non solo per gli agricoltori e per chi lavora la terra c’è un ritorno economico dignitoso ma tutta la collettività ne guadagna e, dunque, anche i singoli cittadini. Scegliendo il biologico diminuiscono i costi sanitari, così come i danni ambientali e gli eventi determinati dai cambiamenti climatici. Non c’è mai qualcosa che costa poco in assoluto. Paghiamo sempre, magari in un altro momento. O facciamo pagare a qualcun altro”.

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