Allevamenti intensivi e antibiotico-resistenza: CIWF lancia petizione al ministro Lorenzin

L’antibiotico-resistenza minaccia la salute degli italiani e l’uso massiccio negli allevamenti intensivi del nostro Paese è una delle principali cause. Per questo CIWF Italia Onlus lancia una petizione indirizzata al ministro della salute Beatrice Lorenzin, chiedendo un piano obbligatorio per il monitoraggio e la riduzione dell’uso degli antibiotici negli allevamenti e con un video spiega ai cittadini quali sono i rischi connessi con l’antibiotico-resistenza.

Nonostante la situazione sia seria, l’Italia non è ancora dotata di un piano per il monitoraggio e la riduzione dell’uso di antibiotici negli allevamenti, dove le terribili condizioni in cui sono allevati gli animali, rendono necessario l’uso sistematico di antibiotici, anche di quelli di importanza critica per l’uomo. Allevamento intensivo e antibiotici – Animali portati al limite delle proprie possibilità in nome della produzione e del guadagno: per farlo è necessario usare grandi quantitativi di antibiotici.  Le altissime densità a cui gli animali sono ammassati nei capannoni, le cattive condizioni ambientali e la selezione genetica, una violenza alla natura che crea animali destinati a soffrire fin dalla nascita, rendono necessario l’uso sistematico di antibiotici negli allevamenti intensivi.

Situazione preoccupante in Italia – La conseguenza è che nel nostro Paese, a dispetto della decantata qualità del Made in Italy, l’uso di antibiotici negli allevamenti è fra i più alti in Europa. Per produrre un chilo di carne, in Italia utilizziamo 2-3 volte la quantità di antibiotici utilizzati in altri paesi d’Europa. Ma è provato che l’uso eccessivo di antibiotici negli allevamenti intensivi crea la resistenza agli antibiotici e, conseguentemente, batteri resistenti che si sviluppano negli animali possono contagiare anche gli uomini provocando patologie anche gravi.

Una situazione pericolosa: è la stessa OMS a parlare della minaccia di un’era post-antibiotica in cui le operazioni di routine o semplici ferite potranno portare a decessi. Nel nostro Paese i dati relativi alla presenza di batteri antibiotico resistenti in polli e tacchini sono stati già definiti “alquanto allarmanti” dalla FNOVI, la Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani. Eppure, per ora in Italia non esiste un piano organico e obbligatorio né per i monitoraggi dei consumi (vale a dire che non conosciamo ad oggi i consumi di antibiotici per specie allevate), né per la riduzione dell’uso degli antibiotici.

Gli unici due piani esistenti, uno per i conigli e l’altro per i polli, oltre a richiedere un’adesione solo volontaria da parte degli allevatori, sono stati scritti dall’industria e poi fatti propri dal Ministero. I controlli sono condotti dall’industria stessa, e nel caso dei polli l’industria si occupa anche della gestione del piano, con il Ministero della Salute che, paradossalmente, ha solo parere consultivo. Una situazione pericolosa e inaccettabile, secondo CIWF Italia.

Dichiara Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia: “Lasciare, come ha fatto il Ministero della Salute, i controlli e la gestione di piani, oltretutto solo volontari, all’industria, è inaccettabile. Il nostro Paese accusa una grave arretratezza nella lotta all’antibiotico-resistenza che oltre a minacciare la salute pubblica può penalizzare gravemente il mercato del Made in Italy. Non c’è più tempo: è urgente un piano obbligatorio e trasparente per la riduzione dell’uso degli antibiotici negli allevamenti, e questa riduzione non può che passare per il miglioramento delle condizioni di benessere degli animali.”

CIWF invita tutti i cittadini a tutelare la propria salute e quella degli animali negli allevamenti firmando la petizione. Inoltre tutti possono fare già da subito qualcosa di concreto scegliendo prodotti di origine animale che provengano da allevamenti più rispettosi del benessere animale, come quelli biologici e all’aperto.

 

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