Andrologi: un caso di infertilità su due si può prevenire già da piccoli, ecco le 5 raccomandazioni

Circa la metà degli adolescenti ha almeno un problema andrologico, potenziale anticamera dell’infertilità maschile, che in Italia sta raggiungendo livelli allarmanti. L’80% dei problemi andrologici si sviluppa in età pediatrica ma almeno la metà potrebbe esser evitata con la prevenzione. Se ne parla al XXXII Congresso Nazionale della Società Italiana di Andrologia (SIA), che si terrà a Stresa tra il 28 e il 31 maggio 2016 e che sarà anche l’occasione per festeggiare i 40 anni della Società scientifica e presentare un volume celebrativo.

“L’andrologo rimane la figura di riferimento –spiega Giorgio Franco, Presidente SIA- e questo progetto rappresenta un cambiamento epocale nella prevenzione delle patologie andrologiche, grazie anche alla collaborazione con i pediatri”. Nel corso del Congresso sarà presentato anche un Progetto pilota, partito nel Lazio su 600 adolescenti tra i 15 ed i 19 anni. In circa 6 su 10 è stata riscontrata una o più patologie andrologiche. Eppure un programma di prevenzione uro-andrologico, basato su autopalpazione e diagnosi precoce potrebbe portare a un risparmio di 76milioni di euro entro il 2025 per il SSN.

Ecco le 5 raccomandazioni degli andrologi ai genitori per salvaguardare la fertilità dei figli. Eseguire i controlli, prestare attenzione all’abuso di alcool, droghe, fumo e doping sportivo, curare l’alimentazione e l’attività fisica, evitare l’eccesso di calore a livello dello scroto (anche un pc sulle gambe provoca un aumento della temperatura, preferire intimo di cotone ed evitare pantaloni con il cavallo stretto), limitare l’esposizione agli inquinanti.

Basti pensare che il 40% dei casi di sterilità maschile sono causati dal varicocele. Oggi in Italia circa 250-300mila coppie devono far i conti con l’infertilità e nella metà dei casi dipende proprio dall’uomo. Nel corso degli ultimi 50 anni poi il numero degli spermatozoi si è praticamente dimezzato. Per contrastare questo grave problema parte un innovativo e ambizioso progetto di prevenzione andrologica nell’età evolutiva, che coinvolgerà tutti i pediatri italiani.

“Non è mai stata fatta una simile prevenzione nei pazienti in età evolutiva, un errore di cui si pagano le spese», anticipa il dr. Matteo Sulpasso, Primario della U.O. di chirurgia pediatrica e andrologia pediatrica dell’età evolutiva, Clinica Pederzoli, Peschiera del Garda (VR) e Membro della commissione nazionale SIA Prevenzione e Scuola. “Tutti i pediatri di famiglia italiani dovranno inserire nei bilanci di salute che fanno periodicamente anche la situazione andrologica del paziente, che verrà monitorata tramite la compilazione a età prestabilite di una scheda andrologica, messa a punto grazie alla collaborazione tra la Società Italiana di Andrologia (SIA) e la Società Italiana di Pediatria (SIP)”, continua l’esperto, ideatore dell’iniziativa.

Le fasce di età in cui andranno effettuati i controlli e compilata la scheda sono a 6 mesi e a 1 anno per posizione del testicolo, ipospadie, patologie del dotto peritoneo-vaginale, a 5 anni per fimosi, aderenze balano-prepuziali, patologie del dotto peritoneo-vaginale, dai 10 anni fino ai 14 anni per stadio puberale, varicocele sinistro e ginecomastia. Nel caso si riscontrassero anomalie, il paziente verrà inviato all’andrologo di riferimento per un approfondimento diagnostico. “Grazie a questa iniziativa il pediatra avrà i mezzi e le competenze per monitorare l’apparato genitale dei suoi piccoli pazienti maschi dalla nascita fino all’età in cui passeranno sotto il medico di medicina generale secondo precise indicazioni di valutazione dettate dalla scheda andrologica”, aggiunge Giorgio Franco, Presidente SIA.

Il progetto presentato al congresso permetterà inoltre di tracciare una panoramica della situazione andrologica in Italia, fondamentale per approfondire il problema dell’infertilità. “Rispetto a 20 anni fa, infatti, l’infertilità è molto cresciuta, diversi i possibili motivi, e sicuramente ruoli importanti sono attribuibili all’abolizione della leva, e quindi del controllo sanitario effettuato durante “i tre giorni”, e al cambiamento dei fattori ambientali”, evidenzia Alessandro Palmieri, Presidente ‘entrante’ SIA.

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