Benessere della tiroide: l’importanza dei controlli frequenti

Sempre più persone soffrono di disturbi della tiroide, una ghiandola endocrina essenziale nella regolazione del metabolismo basale e dal cui malfunzionamento derivano svariati sintomi a carico del cuore, delle ossa, della pelle, del cervello e di organi come il fegato e i reni. Per il benessere della tiroide è di estrema importanza effettuare controlli frequenti che permettano di formulare una corretta diagnosi e di valutare la terapia più idonea con un endocrinologo. Poiché la tempestività in questi casi è fondamentale, il consiglio è quello di non aspettare le lunghe attese della sanità pubblica ma di rivolgervi a professionisti privati. A tal proposito ci sono canali nel mondo del web dove è possibile prendere appuntamento con uno specialista in modo sicuro: sul sito docplanner.it infatti inserendo il nome della località più vicina a voi, sarà possibile scegliere tra una lista di esperti direttamente online, e prenotare una visita nel giro di pochi minuti.

La tiroide: una ghiandola di vitale importanza. La ghiandola tiroidea è un organo a forma di farfalla situato nella parte frontale e inferiore del collo. Facilmente percepibile al tatto, quando si ingrossa assume le sembianze di una protuberanza visibile sul collo che prende il nome di “gozzo”. La tiroide produce degli ormoni di vitale importanza per il nostro metabolismo, come la tirossina (T4) e la triiodotironina (T3), che promuovono la conversione delle calorie in energia. La tiroide controlla anche l’attività cardiocircolatoria, la pressione sanguigna e mantiene integro il cervello, i reni e il fegato. Le principali disfunzioni della tiroide sono l’ipotiroidismo, che si verifica quando la ghiandola diventa pigra, e l’ipertiroidismo che avviene invece quando la stessa lavora troppo. Sono soprattutto le donne a soffrirne a causa delle variazioni ormonali e immunologiche che subiscono durante la menopausa, ma anche per fattori genetici.

Ipertiroidismo: quando la tiroide è iperattiva. La condizione clinica conosciuta con il nome di ipertiroidismo, riconducibile a cause autoimmuni, si manifesta con un aumento abnorme della produzione di ormoni tiroidei e, di conseguenza, con un incremento di molte funzioni metaboliche. I sintomi più comuni sono la perdita di peso, accompagnata da aumento dell’appettito, battiti cardiaci più veloci, aritmia, irritabilità, tremori, stato ansioso, iperattività psico-motoria, iper sudorazione, insofferenza al caldo, insonnia, calo del colesterolo, assottigliamento della pelle, aumento della pressione sistolica e diminuzione di quella diastolica. In alcuni casi, si può presentare una protusione del bulbo oculare (esoftalmo) o della tiroide (gozzo).

Cos’è l’ipotiroidismo. L’ipotiroidismo, causato principalmente da una patologia autoimmune nota come tiroide di Hashimoto, è caratterizzato da una diminuzione dell’attività tiroidea e dalla ridotta produzione di tiroxina. Questo comporta disturbi funzionali e un rallentamento del metabolismo. I sintomi più frequenti sono: aumento ingiustificato del peso corporeo, sensibilità al freddo, stipsi, sonnolenza, depressione, secchezza della pelle, raucedine, perdita di capelli, scarsa concentrazione, calo della memoria, mestruazioni più frequenti e abbondanti, colesterolo alto. Spesso non diagnosticato, arriva a colpire fino al 7-10% della popolazione. Tra i sintomi che possono comparire in caso di ipotiroidismo non diagnosticato vi sono fiacchezza muscolare, crampi, tendinite, sindrome del tunnel carpale.

Come si curano le disfunzioni della tiroide. Per curare le disfunzioni tiroidee, è innanzitutto fondamentale saper riconoscere i sintomi ed effettuare gli opportuni esami ematici che evidenzino la concentrazione ormonale e la situazione anticorpale e metabolica.  L’ipotiroidismo è più facile da curare e generalmente viene tenuto sotto controllo attraverso la somministrazione della levotiroxina in dosi crescenti.

Per quanto riguarda l’ipertiroidismo, sono tre le strade percorribili:
– la terapia farmaceutica, che mira a deprimere la produzione di ormoni tiroidei per mezzo del metimazolo (o tiamazolo) e del propyltiouracile;
– la chirurgia (tiroidectomia), che, a seconda dei casi, toglie l’intera ghiandola o soltanto il nodulo presente;
– la terapia ablativa con iodio radiattivo, o terapia radiometabolica, che consiste nell’assunzione di capsule per via orale e ha lo scopo di eliminare eventuali residui di cellule tiroidee nei pazienti sottoposti a chirurgia.

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