Aids: il contagio aumenta soprattutto fra giovani e giovanissimi

Nel nostro Paese non cala il contagio dal virus Hiv, anzi, aumenta soprattutto fra giovani e giovanissimi. E gli scenari per il futuro, alla luce del nuovo approccio al sesso da parte della fascia dei più giovani, non promette nulla di buono. Se n’è parlato nel corso della prima giornata dell’ottava edizione di ICAR (Italian Conference of AIDS and Antiviral Research), fino all’8 giugno a Milano, presso l’Università Milano Bicocca.

“Quello dei nuovi contagi è un problema che diventa, giorno dopo giorno, sempre più grave – ha spiegato Andrea Gori, Direttore Malattie Infettive al San Gerardo di Monza, Università Milano-Bicocca e uno dei tre presidenti di Icar 2016 – negli ultimi 4-5 anni c’è stato un incremento di infezioni tra i giovani, soprattutto nella fascia d’età 25-30 anni. Inizia, però, anche un fenomeno parallelo di diffusione del virus nella popolazione eterosessuale: e se i gruppi LGBTQ sono tendenzialmente informati, e si espongono nonostante la consapevolezza del rischio, i secondi no, e ignorano completamente il problema”.

Il congresso è presieduto dai professori Andrea Gori, (Monza), Adriano Lazzarin, (Milano), e Franco Maggiolo, (Bergamo): oltre 150 gli scienziati e i ricercatori presenti, dall’Italia e dall’estero, e mille gli specialisti presenti. L’obiettivo, in continuità con la tradizione delle passate edizioni, è quello di presentare e discutere le novità in tema di prevenzione, diagnosi e cura delle principali infezioni virali. ICAR è organizzata sotto l’egida della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali. Cambia l’approccio al sesso nella fascia più giovane: se prima erano soprattutto gli omosessuali a venire additati per la loro maggiore promiscuità, ora questa tendenza coinvolge anche gli etero, e questo potrebbe minacciare nell’arco di pochi anni un’esplosione di nuovi casi per tutte quelle infezioni che, fino a un paio di anni fa, si ritenevano in parte sconfitte, in primis l’AIDS. La causa principale (intorno al 90%) rimane sempre la stessa: la mancanza del preservativo, tanto nei rapporti etero quanto in quelli omosex. Se nella comunità gay si riscontra una maggiore conoscenza della trasmissione della malattia, tra gli eterosessuali è ampia la fetta di inconsapevoli.

“Secondo le ultime stime in nostro possesso – ha spiegato Gori – nella provincia di Monza e Brianza ci sono all’incirca 4.000 persone sieropositive, con un sommerso (ovvero chi non sa di essere contagioso) del 35%. Presso la struttura ospedaliera San Gerardo, a Monza, sono seguiti circa 2.000 pazienti con Hiv. Per quanto riguarda Bergamo, sono 2.500 i pazienti seguiti all’interno degli ambulatori. Cifre che non fotografano bene la situazione reale, a causa di quel “sommerso” nazionale che preoccupa gli specialisti. In Lombardia, in totale, si calcolano circa 20.000 casi”.

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