Giornata Mondiale dell’Ambiente 2016 contro il commercio illecito di animali selvatici

La ricorrenza della Giornata Mondiale dell’Ambiente quest’anno getta una luce necessaria sul commercio illecito di animali selvatici. Vi è grande motivo di allarme. Gli elefanti vengono uccisi per il loro avorio, i rinoceronti per le loro corna, i pangolini per le loro squame. Dalle tartarughe di mare alle tigri al legno di palissandro, migliaia di specie di animali e piante selvatici sono esposti sempre più a rischio di estinzione. Le imprese e gli individui coinvolti sono motivati solo da guadagni immediati a detrimento dei benefici di lungo termine per le comunità e gli habitat. In molti casi, costoro agiscono in combutta con reti della criminalità organizzata transnazionale e gruppi attivamente coinvolti nella destabilizzazione di Paesi.

L’emergenza bracconaggio, infatti, ha raggiunto un livello di attenzione talmente elevato da avere target dedicati nell’Agenda 2030 con gli obiettivi di sviluppo sostenibile approvati da tutti i paesi del mondo lo scorso anno all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Ogni anno, infatti, in Africa vengono bracconati più di 30.000 elefanti e paesi come la Tanzania e il Mozambico hanno perso in soli 5 anni tra il 50 e il 60% della loro popolazione di pachidermi. Ogni anno viene ucciso il 10% dei gorilla di pianura.

In Zimbabwe è scomparso in pochi anni il 60% della popolazione di rinoceronti e in 10 anni è scomparso quasi il 70% degli elefanti di foresta del bacino del Congo. Anche gli squali sono in drammatico declino (alcune specie in pochi anni hanno subito una riduzione del 98%) mentre in alcune regioni abbiamo perso il 90% delle popolazioni di pangolini. Si è ridotto del 40% il territorio in cui prima viveva la vigogna, un meraviglioso animale sud americano. La tigre dell’Amur è stata ridotta dal bracconaggio a non più di 540 esemplari, in via di estinzione mentre i leoni in Africa occidentale hanno a disposizione solo l’1% del precedente territorio di diffusione.

Secondo le Nazioni Unite il bracconaggio e il commercio illegale di natura non si ferma alle specie carismatiche: l’indagine dell’Unodc analizzando 164.000 sequestri in 164 paesi diversi ha riscontrato la presenza di ben 7000 specie oggetto di crimini. La cattura, l’uccisione, la trasformazione e la commercializzazione illegale di queste specie contamina prodotti e settori: dalla moda (come pelli e avorio) all’arredamento (come alberi e altre piante in via d’estinzione), dal cibo (come scimmie e pangolini) ai prodotti farmacologici tradizionali (come parti di tigre e corna di rinoceronti) e agli animali domestici (come pappagalli e rettili).

Purtroppo anche in Italia la piaga del bracconaggio fa strage di animali protetti. Milioni di uccelli ogni anno vengono uccisi da doppiette, trappole e reti. Le 300 guardie del Wwf ogni anno sequestrano migliaia di richiami, munizioni, armi illegali. Il Wwf chiede per la giornata dell’ambiente che l’Italia si doti di un piano nazionale per fronteggiare il fenomeno illegale della cattura, uccisione e importazione di specie selvatiche.

Non solo a difesa degli uccelli (rispetto ai quali il ministero dell’Ambiente ha appena avviato un processo di consultazione per la redazione di un piano, su sollecitazione dell’Unione Europea), ma a difesa di tutte le specie vittime di lacci, trappole, veleno e armi da fuoco. Fra questi, ricorda il Wwf, ci sono ogni anno centinaia di lupi. Il Wwf chiede, inoltre, un maggiore coordinamento tra le forze dell’Ordine per rafforzare l’efficacia della sorveglianza, accurate indagini, condanna dei responsabili e un inasprimento delle sanzioni e delle pene per i reati contro la fauna selvatica.

Fermare il traffico di specie selvatiche e dei prodotti che da queste derivano, alimentato dal bracconaggio, è una responsabilità anche europea. Il Wwf sta interloquendo, proprio in questi giorni, con i ministeri dell’Ambiente dei paesi membri dell’Unione Europea, tra cui l’Italia, in vista dell’approvazione, il 20 giugno prossimo a Bruxelles, del Piano d’azione europeo sul traffico di specie selvatiche in coerenza con gli obiettivi della Convenzione Cites (Convenzione sul commercio internazionale di specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione).

Negli incontri avuti recentemente con gli uffici competenti della direzione protezione della natura e del mare del ministero dell’Ambiente italiano il Wwf ha auspicato che al più presto vengano impiegate al meglio le risorse derivanti dal gettito fiscale generato dai diritti di prelievo, opportunamente adeguati, che gravano sulle attività commerciali consentite per finanziare le attività di contrasto all’illegalità e ha chiesto che l’Italia valuti un inasprimento del quadro sanzionatorio per chi violando le leggi vende, espone o detiene per la vendita, o trasporta specie selvatiche in via di estinzione introducendo pene più severe per le attività che vedono il coinvolgimento della criminalità organizzata o di gruppi terroristici.

Su scala europea il WWF ritiene che nel contrasto ai traffici illegali in ogni paese membro, oltre a garantire adeguati finanziamenti, debbano essere coinvolte nelle attività di prevenzione e contrasto dell’illegalità tutte le amministrazioni competenti che si occupano di giustizia e ordine pubblico, crimine organizzato, commercio, affari esteri. Infine, per il Wwf è importante che tutti i Paesi europei garantiscano il supporto ai Paesi Terzi.

 

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