Il viaggio a misura di malato, la mappa delle vacanze su misura

Molte persone che soffrono di asma, malati di Bpco e ipertesi evitano di andare in vacanza o di partire per un viaggio pensando che la loro malattia costituisca un limite importante in questo campo. Invece, anche chi ha l’asma grave purchè controllato può viaggiare e approfittare dei periodi delle vacanze come tutti. Occorre seguire delle precauzioni, prendere regolarmente i farmaci anti asmatici, nonchè richiedere il parere del proprio medico per verificare che cosa effettivamente si può fare. L’asma è una malattia cronica, che richiede cure regolari e continue, ed è quindi indispensabile seguire degli accorgimenti per essere sicuri di passare delle ferie normali, senza brutte sorprese.

Chi ha l’asma dove può andare in vacanza?
Scegliere il luogo dove passare le vacanze è sempre abbastanza difficile, perchè si deve tener conto di tanti fattori: il periodo e la durata delle ferie, i mezzi a disposizione, i gusti di ogni componente della famiglia, l’eventuale disponibilità di una seconda casa, ecc. Le difficoltà crescono quando nella famiglia c’è una persona asmatica, in particolare se si tratta di un bambino. L’esperienza di una crisi asmatica durante le ferie, con conseguente ricovero, è frequente, perchè a volte durante le vacanze si tende ad abbassare la guardia, ad essere cioè medico, oppure perchè si può venire in contatto con un fattore scatenante. Gli asmatici allergici agli acari spesso migliorano se passano le ferie in montagna, al di sopra dei 1500/1800 metri, dato che a questa altitudine non vi sono acari. Gli asmatici allergici ai pollini dovrebbero evitare di recarsi in ferie nelle zone e nei periodi dell’anno particolarmente a rischio. Occorre chiedere al medico consigli su come informarsi sul periodo di pollinazione della pianta a cui si è allergici e non farsi trovare impreparati ai primi sintomi della malattia.

L’ipertensione colpisce un italiano su tre. In questo caso – spiega Mannucci – a patto che il paziente misuri la pressione anche in vacanza, non avendo bisogno di particolare assistenza sanitaria può scegliere qualunque meta. Meglio al caldo, perché “a bene all’iperteso: la vasodilatazione fa diminuire la pressione e potrebbe essere necessario in alcuni casi un lieve ritocco al ribasso delle dosi dei farmaci. Il clima deve essere caldo ma non troppo e si dovrà ovviamente evitare l’esposizione nelle ore più assolate”. Anche la montagna può andar bene, ma “non bisogna esagerare con l’altezza, perché qui la pressione aumenta (e di conseguenza va misurata sempre e va valutata in caso una diminuzione dei farmaci). Fino a 1.000-1.200 metri va bene, evitando in generale gli sbalzi eccessivi, il passaggio troppo repentino a un’altezza superiore. In funivia dunque è bene fare attenzione ai capogiri, una ‘spia’ da monitorare”. Anche i coronaropatici, così come gli ipertesi, dovrebbero stare alla larga dalle altitudini eccessive.

Anche i coronaropatici, così come gli ipertesi, dovrebbero stare alla larga dalle altitudini eccessive. Per il diabetico invece, prosegue Mannucci, l’unico problema è “il cambiamento di regime alimentare a cui si va incontro in estate. La terapia resta fissa, e il paziente è già un esperto che normalmente misura la propria glicemia. Deve continuare a farlo e, non avendo bisogno di assistenza sanitaria particolare, può andare ovunque”. Viva la libertà, dunque, ma con ‘armamentario terapeutico’ al seguito.

La prima variabile da considerare per selezionare la meta per vacanze al top quando si ha asma e Bpco sono i pollini, acerrimi nemici di questi pazienti. “Perciò – fa notare Mannucci – andrebbero evitati prati e fiori, e quindi la montagna, dove la primavera è tardiva e i pollini possono essere ancora presenti a luglio e agosto. Sono più utili climi secchi e temperati, caldi ma non troppo. Va poi evitato il freddo – e le intemperie – soprattutto per chi ha la Bpco, perché peggiora i sintomi”.

La collina è l’ideale per chi soffre di scompenso cardiaco, “ma nella scelta della meta prima di tutto va considerata la vicinanza a un ospedale di rilievo. Perché con questa condizione patologica l’eventualità di un ricovero acuto ci può essere”. Questi pazienti, precisa Mannucci, “devono continuare a pesarsi e stare attenti in caso di aumento perché è un campanello di allarme”. Ovviamente in questo caso “i climi estremi non sono vantaggiosi, meglio dunque il mare più blando e la collina che è proprio il massimo, rispetto all’alta montagna”. Altra cautela riguarda gli sforzi eccessivi: “I pazienti con scompenso cardiaco non devono stare inerti, ma eviterei salite ripide e fatiche esagerate”.

Il sole “è utile per chi è alle prese con la psoriasi – aggiunge Mannucci – l’esposizione è benefica per questa patologia, tanto che una delle terapie per questi pazienti è rappresentata proprio dalle lampade solari”. E l’estate è una delle stagioni più amate dagli psoriasici, la stagione in cui danno il meglio di sé.

Reumatici e artrosici? “Meglio climi secchi, tenui e non estremi”, dice l’esperto di Medicina interna. Grandi anziani? “Mai esagerare con gli sforzi e scegliere sempre località a portata di ospedale, se non si vuole rischiare in qualche posto sperduto di essere prelevati da un elicottero per essere trasportati in pronto soccorso. Certo, se l’80enne vacanziero è quello che si definisce oggi un anziano ‘fit’, si può abbassare un po’ la guardia e concedersi maggiore libertà nelle scelte”. Senza dimenticare però che l’età è quella.

Reumatici e artrosici? “Meglio climi secchi, tenui e non estremi”, dice l’esperto di medicina interna. Grandi anziani? “Mai esagerare con gli sforzi e scegliere sempre localita’ a portata di ospedale, se non si vuole rischiare in qualche posto sperduto di essere prelevati da un elicottero per essere trasportati in pronto soccorso. Certo, se l’80enne vacanziero e’ quello che si definisce oggi un anziano ‘fit’ si puo’ abbassare un po’ la guardia e concedersi maggiore liberta’ nelle scelte”. Senza dimenticare pero’ che l’eta’ e’ quella.

La donna in gravidanza, continua Mannucci, “non ha particolari preclusioni”, a parte, da quest’anno, evitare i Paesi a rischio Zika (dove peraltro adesso e’ in corso una stagione piu’ fredda). “L’unico ragionamento che farei e’ quello della vicinanza a un ospedale che vanta una casistica superiore ai 500 parti”, dice lo specialista.

E poi ci sono malattie importanti come l’emofilia, la talassemia, la fibrosi cistica, le distrofie muscolari. “Questi pazienti, anche giovani, sanno curarsi meglio degli altri – rassicura lo specialista – e sanno gia’ come equipaggiarsi. Certo eviterei avventure come l’Africa e il trekking in Nepal. Ma come in tutti gli altri casi e’ il grado di salute che fa la differenza. Un over 70 corre piu’ rischi di ammalarsi e forse, prima di partire, farebbe bene a pensare a una forma di assicurazione per l’assistenza sanitaria in viaggio, di quelle che prevedono anche il trasporto in patria in caso di problematiche di salute”.

 

 

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