Voucher, ecco cosa cambia per le imprese agricole

Via libera del Consiglio dei Ministri alle modifiche alla disciplina del lavoro accessorio (voucher), su proposta dello stesso Ministro del Lavoro, per assicurare una maggiore trasparenza e tracciabilità dello strumento. I voucher, introdotti per la prima volta in Italia con la vendemmia 2008 e solo per l’agricoltura, nel tempo sono divenuti uno strumento prevalentemente utilizzato nei settori dell’industria e del terziario che ne assorbono la stragrande maggioranza.

Il provvedimento dispone che per utilizzare legittimamente il voucher gli imprenditori ed i professionisti dovranno effettuare una notifica dell’avvio della prestazione giornaliera entro 60 minuti dall’inizio dell’attività. Chi viola la norma, incorrerà in sanzioni amministrative comprese tra i 400 e i 2.400 euro per ogni singola omissione.

Ai soli imprenditori del settore agricolo viene invece riconosciuta non solo una maggiore elasticità nella comunicazione (potrà essere effettuata la comunicazione 60 minuti prima dell’inizio della prestazione che potrà avere durata fino a 7 giorni. Qualora si avesse necessità di una prestazione che vada oltre i 7 giorni, ad esempio 12 giorni, sarà necessario effettuare una seconda comunicazione) ma, questa volta per legge, la possibilità di ricorrere al voucher con un tetto di 7.000 euro annui per singolo prestatore, come ripetutamente in questi mesi sostenuto dalla Confederazione ma fino ad oggi disconosciuto dall’Inps.

Il legislatore ha riconosciuto l’evidenza che da una parte l’agricoltura è già soggetta a norme stringenti sul lavoro accessorio, sia in termini di attività (solo attività stagionali) che in termini di percettori utilizzabili (pensionati studenti e percettori di prestazioni integrative) ma soprattutto che, dall’altra, il settore agricolo ha saputo dimostrare in questi anni come l’utilizzo dei voucher non servisse a destrutturare o precarizzare il mercato del lavoro ma al contrario dovesse integrarsi nel sistema dell’occupazione di settore quale efficace strumento di emersione di segmenti occupazionali altrimenti destinati a restare sommersi. Non vi è stato infatti in agricoltura un abuso od un utilizzo indiscriminato del voucher, tant’è che nel 2015 sul totale complessivo dei voucher venduti, pari a 115 milioni, l’agricoltura ne ha utilizzati appena 2,2 milioni che, sul totale complessivo rappresentano, appena l’1,9%, la metà di quelli utilizzati per il solo lavoro domestico.

Nonostante il voucher, i dati occupazionali riferiti al 2015 dimostrano, in parallelo, un aumento del 2,2% delle unità di lavoro nel settore agricolo, risultato dall’incremento sia delle unità dipendenti (+2,8%) che di quelle indipendenti (+1,9%),e questo nonostante la crisi economica che ha colpito il settore. Anche i dati del primo trimestre 2016 confermano questo trend positivo con l’agricoltura che si classifica come il settore che fa segnare il maggior aumento delle ore lavorate con un incremento record del 5,8% annuale che è praticamente il triplo di quello medio fatto registrare per l’intera economia.

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