Al via il secondo Summit delle Bandiere Verdi di Carovana delle Alpi di Legambiente

Oggi, sabato 2 luglio, a Ostana (CN) il secondo Summit delle Bandiere Verdi di Carovana delle Alpi di Legambiente. L’incontro, che dura dalle 9.00 alle 18.00 e dà il via alla campagna che fa il punto sulla situazione ambientale lungo l’arco alpino, è promosso dall’associazione ambientalista e dal comune di Ostana, con il patrocinio del Consiglio regionale del Piemonte. Per rappresentare, raccontare, fare rete e dare forza a quelle realtà che faticosamente e con orgoglio cercano di riemergere in montagna, anche con nuove forme di protagonismo.

L’iniziativa di quest’anno (dopo il successo del primo summit nazionale che ha riunito le Bandiere verdi di Carovana delle Alpi nel luglio 2015 a Mendatica in provincia di Imperia) è dedicata al “reinsediamento in zone di montagna tra riordini amministrativi e gestione del territorio”. Vede la partecipazione, tra gli altri, di Giacomo Lombardo, sindaco di Ostana (comune insignito della bandiera verde nel 2005 e del premio Angelo Vassallo nel 2015), Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi Legambiente, Fabio Dovana, presidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, Francesco Pastorelli, direttore Cipra Italia, Anna Giorgi, direttrice centro Studi applicati per la gestione sostenibilità e difesa della montagna dell’Università di Milano, Giorgio Ferrero, assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte.

La mattinata è dedicata a una discussione approfondita sul riordino fondiario. Si tratta di una questione di prioritaria importanza poiché indispensabile per porre rimedio a una situazione dove la proprietà privata costituisce un ostacolo per la collettività soprattutto laddove sono possibili reinsediamenti di popolazione giovanile. Una soluzione arriva dalle associazioni fondiarie che stanno nascendo in Italia (in particolare in Piemonte) così com’ è accaduto in Francia con l’Association foncière pastorale. L’aspetto più innovativo di questa scelta sta nell’interpretazione della proprietà collettiva, non più come una nostalgia del passato, ma come un altro modo di “possedere” lasciando da parte la gestione individuale per passare (o meglio) ritornare a una gestione condivisa del bene collettivo. Le maggiori criticità per il decollo di queste forme collettive di gestione derivano però dalla mancanza di una normativa specifica e per questo il summit lancerà una petizione alle istituzioni affinché si risolvano al più presto questi impedimenti.

“Scelte innovative come queste sono alla base di quel modello di sviluppo territoriale da tempo auspicato poiché fondato sulla sostenibilità e sulla partecipazione. Uno stile di vita capace di superare l’individualismo tipico di una montagna votata alla marginalizzazione per andare verso una logica nuova di comunità, non più chiusa sui campanilismi locali, ma aperta al confronto, allo scambio e alla condivisione.” dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi Legambiente. “Si tratta di favorire tutte le opportunità imprenditoriali del territorio, attraverso associazioni, cooperative o anche reti di impresa locali per creare sviluppo locale, mantenendo nella comunità il valore costruito e migliorandone la qualità della vita” aggiunge Fabio Dovana presidente interregionale Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta.

Il pomeriggio è invece dedicato a un confronto tra posizioni differenti sul riordino degli enti locali e gli effetti concreti nella promozione dello sviluppo in zone di montagna. Una lettura che andrà oltre gli aspetti prettamente legislativi per affrontare i possibili riflessi sugli aspetti socioculturali delle popolazioni alpine. Condizione indispensabile per un reale buon governo del territorio. Potenziare la capacità operativa delle amministrazioni e la gestione associata dei servizi comunali è un passaggio obbligato, ma come ricorda il sindaco di Ostana, Giacomo Lombardo:  “l’obbligatorietà dell’associazionismo tra comuni  è un processo che per dare frutti virtuosi deve essere realizzato restituendo la possibilità ai territori e alle comunità di scegliere gli ambiti demografici ed il modello più idoneo alla loro realtà, oltre a tempi adeguati a consentire un riordino amministrativo equilibrato”.

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