Alzheimer: vaccino, i primi risultati entro il 2018

La malattia di Alzheimer, principale causa della demenza, colpisce oltre 25 milioni di persone nel mondo e si prevede che arriverà a colpirne sino al quadruplo entro il 2050. La grande speranza arriva da uno studio della Flinders University di Adelaide, pubblicato sulla rivista Nature, nei prossimi anni potrebbe arrivare un vaccino in grado di bloccare la demenza nei suoi stadi iniziali andando a colpire le proteine beta amiloidi degradate che bloccano e danneggiano i neuroni.

Le nuove terapie, attualmente in fase sperimentale, dovrebbero portare i primi risultati entro il 2018. Il vaccino è stato realizzato in collaborazione con l’Institute of Molecular Medicine e dell’University of California, consentirà al sistema immunitario di rilasciare anticorpi in grado di legarsi alle proteine cattive, per poi eliminarle definitivamente dal cervello. Un meccanismo che però si rivela efficace solo negli stadi iniziali della malattia, “in un momento in cui è ancora possibile invertirne lo sviluppo”. Il farmaco potrà essere somministrato “a tutte i pazienti che hanno superato i 50 anni, in modo da immunizzarli prima che insorga la malattia”, spiegano i ricercatori .

Giovani a rischio Alzheimer. Un altro studio condotto dal Massachusetts General Hospital di Charlestown, negli Stati Uniti, consente invece di individuare il rischio genetico di ammalarsi di Alzheimer in persone giovani e sane già dall’età di 18 anni, molto prima della comparsa dei sintomi. Secondo i ricercatori, a ogni aumento del punteggio di rischio genetico era associato un aumento del rischio di progressione della malattia, ma anche un ippocampo più piccolo. E’ stato inoltre esaminato il rapporto tra il punteggio di rischio poligenico e il volume dell’ippocampo di 1.322 partecipanti di età compresa tra 18 e 35 anni. “L’obiettivo della ricerca è aiutare i medici a identificare meglio le persone a rischio in modo che i futuri trattamenti preventivi possano essere adottati il prima possibile”, hanno spiegato gli scienziati.

Può colpire già dall’infanzia. Un particolare “gene della demenza”, associato alla malattia di Alzheimer, può influenzare il cervello e le abilità cognitive dei bimbi nell’infanzia, già a partire dai tre anni. E’ quanto emerge da una ricerca dell’Università delle Hawaii, pubblicata su Neurology, i cui risultati secondo gli studiosi sono importanti perché potrebbero portare a identificare molto precocemente chi è a rischio di sviluppare la malattia. I piccoli che ereditano il gene hanno un ippocampo più piccolo del 5% e totalizzano la metà dei punteggi rispetto ai coetanei nei test sulle abilità cognitive.

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