Antartide: il buco dell’ozono inizia a restringersi

L’Antartide, la regione più meridionale della Terra, è da sempre oggetto di studio per quanto riguarda il buco dell’ozono. Le dimensioni del buco iniziano a restringersi grazie alle pratiche messe in atto con il protocollo di Montreal (Canada). Ad affermarlo uno studio del MIT, Massachusetts Institute of Technology.

Nell’anno 2000 il buco dell’ozono aveva raggiunto il suo picco massimo di ampiezza, la situazione era preoccupante, ora sembra che le cose inizino ad andare meglio e molto si deve al protocollo di Montreal. Il protocollo di Montreal è un trattato internazionale che negli anni ha coinvolto 192 Paesi, lo scopo del trattato è di ridurre le sostanze nocive per l’ozono.

A 25 km di altezza dalla superficie terrestre è presente l’ozonosfera, una sorta di pellicola di gas la cui massima concentrazione è formata, appunto, dall’ozono. Questa è in grado di trattenere l’energia fornita dal Sole. L’ozonosfera funge da schermo per le radiazioni solari letali per la vita sulla Terra ed è il motivo per cui si è arrivati al protocollo di Montreal e ad accordi successivi per ridurre l’aumento del buco creatosi sull’Antartide.

Il protocollo di Montreal è, forse, il più grande accordo internazionale che sia mai stato realizzato tra le nazioni del nostro pianeta, firmato il 16 settembre del 1987 è entrato in vigore il primo gennaio del 1989. Il trattato prevede di mettere in atto tutte le possibili azioni che possano combattere gli elementi nocivi per l’ozonosfera, quali:

  • i clorofluorocarburi completamente alogenati (CFC) con fino a 3 atomi di carbonio;
  • i clorofluorocarburi parzialmente alogenati (HCFC) con fino a 3 atomi di carbonio;
  • i clorofluorocarburi bromurati completamente alogenati (HALON) con fino a 3 atomi di carbonio;
  • i clorofluorocarburi parzialmente alogenati (HBFC) con fino a 3 atomi di carbonio.

 Secondo una ricerca coordinata dal MIT le dimensioni dell’apertura sulla regione antartica si sono ridotte di 4 milioni di chilometri quadrati dal 2000 alla data della misurazione nel settembre del 2015. Il 2015 è stato anche l’anno in cui alcune misure andavano in direzione opposta a quella affermata dallo studio del MIT.

Secondo i ricercatori, che hanno analizzato tutte i dati relativi alle misure dei modelli quelle dirette, l’errore è dovuto alla scelta del mese di rilevamento, ottobre. In tale periodo, infatti, l’ozono è al suo picco massimo a causa delle condizioni climatiche. Dunque, una buona notizia per il nostro pianeta e per noi che ci viviamo.

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