Corea del Sud: l’orrore è servito, “inizia il mese della carne di cane”

Il menù con i prezzi (pochi euro per la zuppa e l’insalata di carne), l’interno della cucina-macello di un ristorante, la squallida realtà di un allevamento in campagna, dove le galline razzolano libere e i cani vegetano in gabbia: tre istantanee dal video “Corea del Sud, l’orrore è servito”, che la World Dog Alliance ha girato sul consumo di carne di cane in Corea del Sud e che l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente e portavoce per l’Italia della asiatica WDA (World Dog Alliance) ha presentato: Corea del Sud, l’orrore è servito“, insieme ad alcune iniziative di protesta.

Un orrore sul quale l’on. Michela Vittoria Brambilla vuole richiamare l’attenzione di tutti coloro che hanno a cuore il rispetto per la vita e per i diritti degli animali. Per chi volesse sostenere questa battaglia di civiltà è aperta la raccolta di firme sul sito www.nelcuore.org per chiedere al Governo Italiano, al Ministro degli Esteri e all’alto rappresentante Ue per la politica estera di sollecitare i governi di Cambogia, Cina, Laos, Corea del Sud, Thailandia e Vietnam perché si impegnino a porre fine all’uccisione di cani e gatti a scopo alimentare, per ottenere pellicce o altri sottoprodotti, e alla commercializzazione della carne o degli altri derivati da questa attività.

La protesta inizia con una raccolta firme sul sito www.nelcuore.org per chiedere al governo italiano, al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e all’Alto rappresentante Ue per la Politica estera Federica Mogherini di sollecitare i governi di Cambogia, Cina, Laos, Corea del Sud, Thailandia e Vietnam perché si impegnino a porre fine all’uccisione di cani e gatti per il commercio di carni e pellicce.

Brambilla si è inoltre fatta promotrice di un’interrogazione parlamentare al ministro degli Esteri che ipotizza il boicottaggio delle prossime Olimpiadi invernali, in programma in Corea del Sud nel febbraio 2018, e chiede la fine dell’usanza dei “bok nal”.

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