Vive nel naso l’arma più potente per combattere i super batteri resistenti agli antibiotici

Come combattere i super batteri resistenti agli antibiotici? Per la prima volta, i ricercatori dell’Università di Tubinga, in Germania, sono riusciti ad individuare un nuovo potente antibiotico prodotto da un batterio ‘buono’ che vive proprio nel naso, più precisamente nelle narici. Lo studio con le sue grandi potenzialità è stato pubblicato su Nature.

Per avvistare il ‘filone’ giusto, bisognerà destreggiarsi fra le oltre mille specie di microrganismi che vivono in simbiosi nel nostro organismo formando il cosiddetto ‘microbiota’. Scoprendo quali sono in lotta fra loro per la sopravvivenza, sarà più facile individuare quelli che producono molecole con proprietà antimicrobiche per sterminare gli avversari. E’ proprio così, infatti, che i ricercatori tedeschi hanno scoperto il primo potente antibiotico di questo genere.

Analizzando i tamponi nasali di quasi 200 pazienti, gli studiosi hanno osservato che dove prosperava il batterio Staphylococcus lugdunensis c’era pochissimo spazio per il rivale Staphylococcus aureus. Questo perché il primo è in grado di produrre un potente antibiotico efficace nell’uccidere il secondo, senza che esso sviluppi resistenza. In media S. aureus riesce a colonizzare solo tre nasi su dieci.

I test effettuati in laboratorio hanno dimostrato che la molecola è in grado di eliminare anche il temibile stafilococco resistente alla meticillina (Mrsa), sempre più diffuso nelle corsie ospedaliere, gli enterococchi resistenti alla vancomicina e altri batteri gram-positivi. Successivamente l’antibiotico è stato utilizzato anche in un esperimento sui topi, dove si è dimostrato in grado di curare un’infezione della pelle da S. aureus.

Il ruolo fondamentale della prevenzione e dei vaccini
Prevenire le infezioni, consente di non dover ricorrere ai farmaci per curarle di fatto riducendo i rischi di contribuire alla creazione di nuove generazioni di micro-organismi resistenti ai medicinali: la copertura universale di un vaccino in grado di prevenire le infezioni da pneumococco potrebbe teoricamente ridurre del 47% il ricorso agli antibiotici utilizzati per i casi di polmonite causati dal S. pneumoniae. Ma non ci sono solo i vaccini, rafforzare la ricerca su altri metodi di potenziamento del sistema immunitario potrebbe essere la chiave per evitare di dover fronteggiare l’AMR nel prossimo futuro.

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