Vivere nelle città: presentato il manifesto, salute bene collettivo

La Salute nelle città, bene comune. “Health city”, promosso da Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, Università Tor Vergata e Health City Think Tank, Istituto per la Competitività (I-Com), con l’alto Patronato della Presidenza della Repubblica. L’iniziativa si svolgerà con il patrocinio del ministero della Salute, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dall’Anci e Conferenza delle Regioni e Province.

L’OMS ha coniato il termine “healthy city” che non descrive una città che ha raggiunto un particolare livello di salute pubblica ma una città che è conscia dell’importanza della salute come bene collettivo e che, quindi, mette in atto delle politiche chiare per tutelarla e migliorarla.
Partendo da questo concetto chiave, la giornata intende offrire alle Istituzioni e alle Amministrazioni locali un luogo di dibattito e confronto per approfondire i temi relativi ai fattori determinanti della salute nelle città. Lo stile di vita che si conduce nelle città è tra le cause alla base dell’epidemia di diabete e obesità nel mondo; in Italia il 37% della popolazione risiede nelle 14 Città metropolitane. I problemi maggiori possono essere compresi e risolti solo sulla base di un’analisi delle determinanti sociali, economiche e ambientali e dei fattori di rischio che hanno un impatto sulla salute.

L’evento rappresenta un momento per trasformare le riflessioni in proposte concrete di policy, consentendo così alle città del mondo di aiutare le popolazioni ad adottare stili di vita che le rendano meno vulnerabili. Nel corso dell’evento è stao presentato il Manifesto “la salute nelle città: bene comune” che delinea i punti chiave che possono guidare le città a studiare ed approfondire le determinan­ti della salute nei propri contesti urbani e a fare leva su di esse per realizzare le strategie per migliorare gli stili di vita e lo stato di salute del cittadino.

Ognuno dei punti in cui è articolato il Manifesto contiene le azioni prioritarie per il raggiungimento di questo obiettivo; in particolare, vengono promossi, a partire dall’esperienza internazionale, partenariati pubblico–privato per l’attuazione di progetti di studio sull’impatto delle determinanti di salute nei contesti urbani. Cento anni fa solo il 20% della popolazione mondiale viveva in città. Per la metà del secolo arriveremo al 70% di residenti nelle aree urbane. L’aumento è straordinario, al ritmo di 60 milioni di persone che ogni anno si spostano da ambienti rurali verso le città, soprattutto nei Paesi a medio reddito. Non solo, le proiezioni mostrano che nei prossimi 30 anni la crescita globale avverrà virtualmente soltanto nelle aree urbane. Ma se oggi circa il 10% della popolazione urbana vive in megalopoli, con oltre 10 milioni di abitanti, ormai presenti in ogni angolo del pianeta, saranno soprattutto le città più piccole a sostenere la quota maggiore di incremento.

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