Dieta iperproteica, uno studio dimostra perchè non fa dimagire

Un regime a base di carne fa perdere peso nei primi 6 mesi ma alla lunga il vantaggio si perde. E’ il risultato di uno studio pubblicato su Cell Reports.”Ormai gli studi lo indicano con assoluta chiarezza: oltre a tenere sotto controllo le calorie, dovremmo soprattutto ridurre la quota dei cibi ricchi di proteine animali (carne, pesce, latticini e uova) e prediligere le fonti vegetali, come cereali integrali e legumi”, spiega il professor Luigi Fontana, professore di Medicina e Nutrizione all’Università di Brescia e alla Washington University di St. Louis.

“Una dieta più ricca di proteine induce una lieve perdita di peso nei primi 6 mesi – spiega Fontana – ma a 12 o 24 mesi il vantaggio si perde. Il nostro studio ha dimostrato quali sono i meccanismi di questo processo. Gli amminoacidi ramificati o essenziali, che sono i “mattoncini” delle proteine, non vengono prodotti dal nostro corpo ma devono essere assunti con il cibo. E si trovano nei prodotti animali, soprattutto il latte. Per capirci sono quelli che prendono i culturisti sotto forma di integratori – o aumentando a dismisura la quantità di carne nella dieta – per far crescere la massa muscolare in fase di allenamento. Il problema è che stimolando con un numero maggiore di calorie o di amminoacidi ramificati o solforati il nostro organismo si accelerano i processi di invecchiamento e di genesi dei tumori”.

“Gli italiani hanno abbandonato da un pezzo la dieta mediterranea “vera”, quella dei bisnonni che mangiavano la carne una volta alla settimana o meno, e si nutrivano soprattutto di cereali, legumi, verdura e frutta», rimarca Fontana. «Oggi consumiamo circa 1,3-1,4 grammi di proteine per kg di peso corporeo, e con le diete iperproteiche alla moda si arriva a 1,6 g. Secondo i Larn, cioè i Livelli di nutrienti raccomandati per la popolazione italiana, il valore dovrebbe essere solo 0,8 grammi di proteine al dì per kg di peso corporeo. Insomma, la gente mangia dal 50 al 100 per cento in più di proteine rispetto al normale fabbisogno! In base ai nostri studi, questo eccesso proteico, soprattutto se di origine animale, promuove l’invecchiamento e il cancro”.

Quindi? Dobbiamo tutti “convertirci” al vegetarianesimo o al veganismo? No, non è necessario. E qui entra in gioco la «Scientifica», la nuova dieta di Oggi, così battezzata proprio perché costruita sulle raccomandazioni che provengono dalle stanze della ricerca medica e sui pilastri scientifici emersi dagli studi del professor Luigi Fontana. L’ha messa a punto la dottoressa Serafina Petrocca, nutrizionista a Torino e specializzata in Scienze dell’alimentazione. La Dieta Scientifica fa perdere mediamente un chilogrammo a settimana (per la cronaca, un regime alimentare così strutturato fornisce dalle 1.400 alle 1.600 calorie giornaliere).

“Le proteine sono senz’altro importanti per la nostra salute, perché sono i “mattoni” dei nostri muscoli”, spiega la dottoressa Petrocca. “Ma devono figurare insieme con tutti gli altri nutrienti, nella giusta dose, senza essere preponderanti e con maggiore spazio per quelle vegetali rispetto a quelle animali. Le più famose diete dimagranti di oggi sono iperproteiche e hanno contribuito a mantenere il mito che per stare bene e in forma sia necessario mangiare bistecche tutti i giorni o quasi. Ma attenzione: oltre a non favorire il mantenimento del peso forma nel lungo periodo, l’eccesso di proteine finisce per causare acidosi, fenomeno che favorisce la perdita di calcio (e quindi predispone all’osteoporosi) e spinge a produrre più radicali liberi che contribuiscono ad accelerare l’invecchiamento cellulare”.

La Dieta Scientifica “taglia” gli eccessi (proteici e calorici) ma prevede di tutto un po’, senza noia. Ecco un altro aspetto cruciale: combattere la monotonia della tavola. Già: che il cibo, o meglio il suo consumo eccessivo e monotono, possa risultare dannoso lo sanno bene anche gli epidemiologi. «In Giappone», riprende la parola il professor Fontana, «l’incidenza del cancro era bassissima fino a pochi anni fa, eccezion fatta per il tumore allo stomaco, favorito da cibi fermentati e conservati in sale e salamoia. Poi, via via che i giapponesi hanno cominciato a nutrirsi “all’occidentale”, i casi di altri tumori sono aumentati velocemente, come pure le malattie cardiovascolari. Se tra i giapponesi emigrati negli Stati Uniti l’incidenza del cancro alla prostata, al seno e al colon si è allineata a quella degli americani che si nutrono con hamburger, patatine e bibite, il riscontro del tumore gastrico è nettamente inferiore rispetto ai connazionali rimasti in Giappone».

Tutto ciò per rimarcare che il sistema più semplice e sicuro per accaparrarsi, in misura adeguata, l’apporto di tutte le sostanze nutrienti indispensabili è quello di variare le scelte e di combinare opportunamente i diversi alimenti. «Nella nostra Dieta Scientifica», spiega la dottoressa Petrocca, «ci sono piatti di pesce, e quindi ricchi di proteine, ma abbiamo scelto seppie e totani che hanno molta acqua: quindi, a parità di peso, ne contengono meno rispetto ad altre varietà ittiche. La carne è presente in dosi controllate e all’interno di ricette deliziose, come lo spezzatino con i carciofi, che, a parità di porzione, soddisfa il palato e la vista molto più di una fettina d’arrosto. Infine, sono state previste anche le uova, perché contengono proteine nobili e sono sempre gioiose e golose nel piatto». Perché per pensare alla salute, non c’è bisogno di diete punitive o costose, ma solo di un po’ di attenzione a ciò che serviamo sulla tavola.

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