EARTH OVERSHOOT DAY: da oggi la Terra non ha più risorse

Da oggi 9 agosto la Terra non ha più risorse, sono esaurite quelle del 2016. Se continua così, l’umanità non ha scampo: é quanto afferma il Global Footprint Network, un’organizzazione di ricerca internazionale che dal 2003 collabora con più di 50 nazioni, 30 città e 70 partner globali per fornire scenari scientifici per indirizzare le politiche ad alto impatto e le decisioni di investimento. L’obiettivo è quello di creare un futuro in cui tutti possano prosperare entro i limiti del pianeta.

Da oggi 9 agosto 2016 le risorse che stiamo utilizzando sono quelle del prossimo anno, questo significa che l’overshoot day arriverà sempre prima con il passare del tempo. Il pianeta Terra non è in grado di sostenere il nostro modo di vivere, le risorse che rigenera per la nostra sopravvivenza non sono sufficienti rispetto alla richiesta.

L’8 agosto è la data ultima in cui la domanda annuale di risorse naturali ha superato le risorse che la Terra può rigenerare in un anno. Oceani e foreste non sono in grado di assorbire la quantità di anidride carbonica che l’umanità immette nell’atmosfera ogni anno. Le emissioni di CO2 sono solo la punta dell’iceberg, le foreste vengono distrutte e gli oceani depredati del loro prezioso bottino ittico ad una velocità tale che la natura non riesce a rigenerarsi.

Le emissioni di anidride carbonica (la carbon Footprint, l’impronta del carbonio), sono quelle che crescono più velocemente generando il 60 per cento della domanda di risorse naturali. Gli accordi sul clima di Parigi del dicembre 2015 prevedono di ridurre tali emissioni gradualmente fino quasi a zero entro il 2050, ma di questo passo sarà difficile che ciò accada. Secondo Mathis Wackernagel, co-fondatore e CEO di Global Footprint Network: “Un tale nuovo modo di vivere porta molti vantaggi ma richiede anche impegno per realizzarlo. La buona notizia è che tutto ciò è attuabile con le tecnologie disponibili ed è economicamente vantaggioso dato che i benefici complessivi sono superiori ai costi. Si stimoleranno settori emergenti come le energie rinnovabili, riducendo i rischi e i costi connessi a settori imprenditoriali ormai senza futuro perché basati su tecnologie caratterizzate da alte emissioni di carbonio o perché soggetti ai rischi connessi al cambiamento climatico (es. edificazioni in riva al mare minacciate dall’innalzamento del suo livello). L’unica risorsa di cui abbiamo più bisogno è la volontà politica”.

Sono da prendere ad esempio i Paesi che si muovono nella direzione giusta, nella direzione delle energie rinnovabili come il Costa Rica che nel primo trimestre del 2016 ha generato il 97 per cento della sua elettricità da fonti rinnovabili. Il Portogallo, la Germania e la Gran Bretagna hanno dimostrato di ottenere ottimi risultati nello sfruttamente di energie rinnovabili con il 100 per cento della loro domanda di energia elettrica soddisfatta per diversi minuti o, nel caso del Portogallo, per diversi giorni. Anche la Cina, Paese molto poco ecologico, si sta muovendo per fare qualcosa in merito alle emissioni di CO2, il governo ha delineato un piano per ridurre del 50 per cento il consumo di carne che dovrebbe portare entro il 2030 riducendo così le emissioni di biossido di carbonio.

Il 22 aprile di quest’anno è stata lanciata la campagna #pledgefortheplanet (Impegno per il pianeta) per far si che ognuno di noi faccia qualcosa nel suo piccolo per il nostro pianeta. La scelta é tra collasso o stabilità, i governi in primis, ma anche ogni singolo abitante del nostro povero pianeta, allo stremo delle forze, deve impegnarsi per cambiare le proprie abitudini. Siamo pronti a farlo?

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