I container marittimi diffondono malattie e parassiti, sono una minaccia gallegiante

Le fuoriuscite di petrolio destano grande preoccupazione e forte interesse pubblico, le “fuoriuscite biologiche”, che rappresentano una minaccia di lungo termine anche maggiore, non godono della stessa attenzione. Fu un fungo esotico a devastare miliardi di alberi di castagno americani agli inizi del XX secolo, alterando drammaticamente il paesaggio e l’ecosistema, mentre oggi il minatore smeraldino del frassino – un altro parassita che ha raggiunto nuovi habitat viaggiano lungo è le rotte commerciali internazionali – minaccia di fare lo stesso con un albero di gran pregio da tempo usato dagli uomini per costruire maniglie, chitarre e mobili da ufficio.

Forse la più grande “fuoriuscita biologica” mai registrata si verificò quando un microorganismo fungino eucariote chiamato Phytophthora infestans – dal greco “distruttore di piante” – fu trasportato dalle Americhe in Belgio. In pochi mesi arrivò in Irlanda, dove innescò una malattia delle patate che portò fame, morte e migrazioni di massa.

E la lista continua. Un parente del rospo tossico delle canne molto diffusa in Australia è recentemente sbarcato in Madagascar, trasportato da una nave cargo. Il Madagascar ha una biodiversità unica, e la capacità delle femmine di rospo di deporre fino a 40.000 uova all’anno le rende una minaccia micidiale per i lemuri e gli uccelli locali, mettendo a rischio anche l’habitat naturale di un gran numero di piante ed animali. A Roma, le autorità municipali stanno intensificando la campagna annuale contro la zanzara tigre, una specie invasiva che raggiunse via nave l’ Albania negli anni ’70. L’Aedes albopictus, famosa per le sue punture aggressive, è oggi molto prolifica in tutta Italia ed il riscaldamento globale renderà le coste dell’Europa settentrionale particolarmente adatte alla colonizzazione.

Per questo motivo circa sessant’anni fa le nazioni del mondo fondarono la Convenzione Internazionale per la Protezione Fitosanitaria (IPPC), come strumento per contribuire a frenare la diffusione di parassiti e malattie oltre i confini nazionali attraverso il commercio internazionale, e per proteggere agricoltori, silvicoltori, la biodiversità, l’ambiente e i consumatori.

“Le perdite dei raccolti e i costi per il controllo provocati dai parassiti esotici impongono una tassa considerevole sulla produzione di cibo, fibre e foraggio,” dice Craig Fedchock, coordinatore del Segretariato dell’IPPC, cha ha la sua sede presso la FAO. “Nel complesso, mosche della frutta, coleotteri, funghi e loro simili riducono i raccolti globali dal 20 al 40 per cento”.

Il commercio è il vettore, i container il veicolo. Le specie invasive raggiungono nuovi habitat in vari modi, ma il trasporto marittimo è il principale. Oggi ciò significa soprattutto container marittimi: a livello globale, vengono effettuati circa 527 milioni di trasporti via mare su container ogni anno – solo la Cina gestisce oltre 133 milioni di container marittimi all’ anno. Non solamente il carico, ma l’ involucro stesso dei container può fungere da vettore per la diffusione di specie esotiche capaci di provocare veri e propri disastri ecologici ed agricoli.

Ad esempio, un’ analisi effettuata su 116.701 container marittimi sbarcati in Nuova Zelanda negli ultimi cinque anni ha rivelato che uno su 10 era due volte più contaminato al suo esterno rispetto all’interno. Tra gli investanti nocivi figuravano la falena, la lumaca gigante africana, le formiche argentine e la cimice marmorata asiatica. Tutte minacce alle coltivazioni, alle foreste e agli habitat urbani. I residui del suolo possono a loro volta contenere semi di piante invasive, nematodi e piante patogene.

“I dati ottenuti da ispezioni realizzate negli Stati Uniti, in Australia, in Cina e in Nuova Zelanda rivelano che migliaia di organismi appartenenti ad una vasta gamma di taxon vengono trasportati involontariamente attraverso i container in mare,” ha riferito Eckehard Brockerhoff, l’esperto dell’Istituto Neozelandese per la Ricerca sulle Foreste che ha curato lo studio, ad un recente incontro della Commissione sulle Misure Fitosanitarie (CPM), l’organo decisionale dell’IPPC, tenutosi presso la FAO.

La cimice asiatica e la catena di approvvigionamento. I danni vanno ben oltre i temi dell’agricoltura e la salute dell’uomo. Le specie invasive possono provocare ostruzioni delle vie idriche e arresti delle attività delle centrali elettriche. Le invasioni biologiche infliggono danni di un ammontare pari a circa il 5% dell’attività economica annuale globale, corrispondente a circa un decennio di disastri naturali, secondo un recente studio. E l’inclusione degli effetti più difficili da misurare potrebbe raddoppiare questo dato, ha detto Brockerhoff.

Oggi circa il 90% del commercio mondiale avviene via mare, tramite un’ ampia e variegata gamma di soluzioni logistiche, rendendo elusivo qualsiasi accordo su un metodo di ispezione comune. Circa 12 milioni di container sono entrati negli Stati Uniti nello scorso anno, attraverso non meno di 77 porti d’approdo.

Molti carichi, inoltre, si muovono velocemente verso l’interno per accedere direttamente alle filiere di commercio. E’ stato in questo modo che la temibile cimice asiatica – che divora rapidamente colture e frutta pregiate – ha iniziato la sua diffusione in Europa qualche anno fa partendo da Zurigo. Questo animale predilige gli angoli e le fessure dei macchinari in acciaio per ripararsi durante i lunghi viaggi, ed una volta stabilitosi tende a costruire delle nicchie per il letargo invernale nelle abitazioni umane.

La Nuova Zelanda, che è altamente dipendente dalle esportazioni agricole, ha attivato un sistema di controllo della sicurezza biologica e dell’igiene dei container nel tentativo di tenere le specie invasive lontane. Esso si basa sulla collaborazione dell’industria marittima e sui controlli nei porti d’approdo del Pacifico, ed offre l’incentivo economico di minori controlli all’arrivo per le imbarcazioni che ne rispettano gli standard. I tassi di contaminazione dei container erano superiori al 50% prima che questo sistema entrasse in vigore un decennio fa, e da allora sono diminuiti del 90%.

Delineare un piano d’azione fitosanitario. L’anno scorso, la Commissione sulle Misure Fitosanitarie ha adottato una raccomandazione che incoraggia le organizzazioni nazionali per la protezione delle piante ad individuare e comunicare i rischi provocati dai container in mare e a sostenere l’attuazione delle parti del Codice di Condotta ONU per l’Imballaggio delle Unità di Trasporto Merci (Codice CTU), un codice-guida dell’industria di carattere non normativo.

Questo permetterà agli stakeholder di mettere approntare un sistema per affrontare tali problemi senza rallentare il commercio – un sistema basato su gru automatiche capaci di caricare o scaricare i container in circa 20 secondi in un porto di medie dimensioni come Amburgo, che gestisce un quarto del volume di Shanghai. Sebbene sia necessario più tempo, sta emergendo un ampio consenso sul fatto che i rischi sono abbastanza grandi da richiedere delle misure più decise. Per ora, si è adottato un approccio cauto, in quanto agli stakeholder è concesso un certo tempo per l’adozione di queste semplici misure volontarie, per un più diffuso uso delle buone pratiche e per una più diligente attuazione delle procedure – a seconda del successo di questi sforzi, la Commissione rivaluterà il possibile sviluppo di un futuro standard internazionale.

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