La cura contro l’Alzheimer: farmaco blocca e ripristina le capacità neurologiche

La possibile cura contro l’Alzheimer è farmaco già sul mercato. L‘acido mefenamico, farmaco non-steroideo anti-infiammatorio (FANS), viene solitamente usato per trattare il dolore. Il dottor Brough e la collega Catherine Lawrence, hanno condotto la ricerca in collaborazione con il dottorando Mike Daniels e postdoc Jack Rivers-Auty che hanno svolto la maggior parte degli esperimenti. Anche se questa è la prima volta che un farmaco ha dimostrato di indirizzare questo percorso infiammatorio, mettendo in evidenza la sua importanza in un modello della malattia, il responsabile dello studio ci tiene a sottolineare che sono necessarie ulteriori test per verificare il suo impatto sugli esseri umani, come anche le implicazioni a lungo termine del suo utilizzo.

Nel mondo sono circa 46,8 milioni le persone che convivono con una forma di demenza. Una cifra che, secondo l’ultimo ‘World Alzheimer Report 2015’, è destinata quasi a raddoppiare ogni 20 anni. E’ dunque plausibile sostenere che, da qui al 2050, nel pianeta si conteranno mediamente 131,5 milioni di soggetti affetti da una malattia neurodegenerativa. La parola demenza è un termine usato per descrivere diverse malattie che comportano l’alterazione progressiva di alcune funzioni (memoria, pensiero, ragionamento, linguaggio, orientamento, personalità e comportamento) di severità tale da interferire con gli atti quotidiani della vita. Dovendo parlare specificatamente di Alzheimer è importante dire che risulta oggi la malattia più comune tra le demenze e rappresenta il 50-60% di tutti i casi.

Per la sperimentazione, finanziata dal Medical Research Council e dall’Alzheimer’s Society, sono stati utilizzati topi transgenici che avevano sviluppato i sintomi della malattia di Alzheimer. Un gruppo di 10 topi è stato trattato con acido Mefenamico e 10 topi sono stati trattati con un placebo. Tutti i ratti sono stati trattati nel momento in cui avevano sviluppato problemi di memoria e il farmaco è stato somministrato loro con una mini-pompa impiantata sotto la pelle, per un mese. La perdita di memoria, evidenziano i ricercatori, è stata completamente invertita ai livelli osservati nei topi senza la malattia.

“Ora ci sono prove sperimentali che suggeriscono che l’infiammazione nel cervello peggiora il morbo di Alzheimer e favorisce la sua progressione – ha osservato il dottor Brough -. La nostra ricerca dimostra per la prima volta che l’acido Mefenamico, un semplice farmaco non steroideo anti-infiammatorio, può avere come bersaglio un importante percorso infiammatorio chiamato inflammasome NLRP3, che danneggia le cellule cerebrali. Fino ad ora, nessun farmaco è riuscito ad indirizzare questo percorso, quindi siamo molto eccitati dai nostri risultati. Ora stiamo preparando le applicazioni da eseguire nella fase II della sperimentazione proof-of-concept, per verificare l’effetto del farmaco sulla neuroinfiammazione negli esseri umani”.

“Il test dei farmaci già in uso per altre condizioni – ha commentato Doug Brown, direttore del settore Ricerca e Sviluppo presso l’Alzheimer Society – è per noi una priorità, perché potrebbe permetterci un rapido sviluppo di un nuovo farmaco. Questi promettenti risultati di laboratorio identificano una classe di farmaci già esistenti che hanno il potenziale di trattare il morbo di Alzheimer bloccando una particolare parte della risposta immunitaria. Questi farmaci, tuttavia, non sono esenti dal procurare effetti collaterali e a mio avviso non dovrebbero essere assunti per la malattia di Alzheimer, non in questa fase. Sono prima necessari studi sulle persone”.

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