Prezzo del grano: AIAB, troppa differenza tra convenzionale e biologico, rischio truffe

Ottima annata per il frumento, buone rese e di qualità. Peccato però che non siano questi i parametri per determinare il prezzo e tantomeno il costo di produzione. Il prezzo è il risultato della speculazione economica autorizzata. Oggi, se per comprare si utilizzasse il baratto, ci vorrebbero più di 5 chili di ottimo grano per pagarsi un caffè al bar e poco meno di 14 chilogrammi, per ricomprarsi un solo chilo di pane comune, fatto con quella stessa farina, dal fornaio.

“In questo modo – dice Vincenzo Vizioli, presidente di AIAB – non si sta dando valore al cibo ma si sta parlando molto più semplicemente di speculazione e meno sono gli attori in grado di intervenire, più alta è la possibilità di speculare. E, come al solito, si specula sulla pelle dei più deboli, aumentando la forbice tra i pochi ricchi e il crescente numero di poveri. Sono lacrime di coccodrillo quelle versate dalle associazioni di categoria che hanno protestato per un simile scandalo; lacrime postume e tardive dopo aver accettato supinamente queste regole ed essersi appiattite su quel concetto di competitività, che riempie i documenti dei PSR, europei, nazionali e regionali, senza mai essere realmente definito”.

Vizioli poi guarda con molta preoccupazione la grande differenza tra il prezzo del grano convenzionale e quello biologico. “Siamo molto preoccupati – dice il Presidente di AIAB – prima di tutto per come si formano i prezzi: non sul valore del prodotto, non sul costo di produzione e, per quanto ci riguarda, non sul beneficio sociale che la collettività riceve da come è stato realizzato quel prodotto, tutelando salute dell’uomo e dell’ambiente.

Inoltre siamo preoccupati per il rischio di nuovi scandali. Con un differenziale al quintale così alto tra convenzionale e biologico, 10 € sul duro e circa 20 € sul tenero, la tentazione di infilare del convenzionale nel circuito bio sarà ancora più forte. Su questo chiediamo agli organismi di controllo serietà e nessuna tolleranza; agli organi pubblici di vigilanza, un’azione di verifica pressante e, questa volta, nessun esame di riparazione per chi sbaglia. Serve poi che il Ministero imponga alle Regioni di svolgere quel ruolo di vigilanza sull’operato degli organismi di controllo, che solo in poche hanno fatto”.

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