Al via anche il Fertility Fake: #siamoinattesa, “Ministro dimettiti”

Fertility day? E’ una questione di salute, di prevenzione e informazione. Dopo le polemiche dei giorni scorsi sulla campagna che ha preceduto l’appuntamento odierno, il Ministro Betrice Lorenzian – ha dichiarato – “L’importante sono i fatti, non le polemiche”. L’ultima proprio ieri, alla vigilia dell’evento, per lo spot – definito “razzista” – dell’opuscolo pensato per diffondere “Stili di vita corretti per la prevenzione della sterilità e dell’infertilità”.

Non ce la fa il Ministero della Salute a emanciparsi – si legge sulla pagina facebook SignorinaEffe – da un approccio al tema della salute riproduttiva moralista, autoritario, maschilista e anche razzista. Ma soprattutto ipocrita. Nella nuova prodigiosa comunicazione del dicastero guidato dalla Lorenzin i “cattivi compagni” da abbandonare hanno la pelle nera, i capelli ricci e un aspetto trasandato; le buone abitudini, invece, camminano su corpi scolpiti di donne e uomini rigorosamente bianchi, eterosessuali, con capelli biondi e look alla moda.
Più che la copertina di un opuscolo informativo sulla salute, sembra quella di un manuale per la riproduzione della razza ariana.

Anche le informazioni (utili) su stili di vita dannosi e malattie che minacciano la nostra salute (certo sarebbe meglio se con prove medico-scientifiche documentate, e non come per l’uso dei cannabinoidi per cui si parla solo di “ipotesi”), nella campagna del Ministero sono inserite in una cornice moralista e stigmatizzante nei confronti di tutto ciò che esula dalla “regola”. Ma la nostra società è composta da persone bionde, more, con la pelle nera, gialla, con differenti abitudini e orientamenti sessuali: bisognerebbe avere più cura delle differenze e garantire maggiori tutele, diritti e libertà a tutte e tutti.

Oltre la copertina continua a infastidirci l’ipocrisia nascosta in questa operazione del Governo. Mentre si predica salute, si continuano a chiudere ospedali e reparti specialistici a causa delle politiche di revisione della spesa pubblica. Come se bastasse un “opuscolo” per prevenire e curare malattie e non fossero invece necessarie politiche sanitarie e strutture pubbliche (quindi accessibili a tutti) diffuse capillarmente sul territorio.

Inoltre il messaggio è: mangia magro, fai pilates, non bere, non fumare, non ti fare i bonghi di marijuana, e non diventare un ciccione. E vedrai che il miracolo si avvererà. Poco importa se non hai lavoro (in Italia il tasso di disoccupazione giovanile è del 39,2%; 2,5 milioni di donne sono inattive per motivi di famiglia, il 22% lascia il lavoro dopo il parto, solo il 57,8% di donne con un figlio lavora, ma si scende sotto il 50% per le donne che ne hanno due o più); se ti pagano a voucher (aumentati del 40% nel 2016); se vivi in una doppia (in Italia il 62,5% dei giovani fra i 18 e i 34 anni vive ancora con i genitori a causa del costo proibitivo degli affitti); se poi non avrai modo di dedicarti a tuo figlio (in Italia gli uomini hanno diritto ad un solo giorno di congedo obbligatorio dopo la nascita del figlio); se non troverai posto in un asilo nido (soltanto il 13% dei bambini fra gli 0 e i 2 anni trova posto in un asilo nido comunale). Non c’entra niente neanche se vivi a kilometri di distanza dal tuo partner o vicino a una centrale a carbone (in Italia una persona su 10 vive in una zona ad alto rischio ambientale, ogni anno sono 84.400 i decessi prematuri legati all’inquinamento atmosferico).

Insomma gli aspetti sociali legati alla natalità continuano ad essere completamente oscurati. E con questi la responsabilità che sta in capo alle politiche pubbliche: quella di mettere le persone in condizione di scegliere liberamente se fare figli oppure no. Domani quindi scendiamo tutte e tutti in piazza per mettere degnamente in scena il nostro #fertilityfake e il nostro essere “in attesa” di qualcosa di meglio della propaganda di governo.

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