Censis: smartphone sempre più indispensabili per gli italiani

Gli smartphone sono sempre più indispensabili per gli italiani, soprattutto per i giovani, che attraverso i social network realizzano quella disintermediazione che non solo modifica le abitudini della vita quotidiana, ma determina una vera e propria rivoluzione sociale. E’ quanto emerge dal 13mo Rapporto sulla Comunicazione del Censis, presentato nella sala Zuccari del Senato.

Secondo la ricerca l’utenza della rete tocca un nuovo record, attestandosi al 73,7% degli italiani. Continua anche la crescita impetuosa degli smartphone, utilizzati dal 64,8% degli italiani: +12% in un anno. I social network sono sempre più utilizzati: Facebook è il più popolare, usato dal 56,2% degli italiani. Per molto tempo le donne hanno mostrato una predilezione per televisione e libri, ma nel 2016 si è aggiunto il primato femminile anche nell’uso di Internet.Su internet il 74% degli italiani, smartphone usati dall’89% dei giovani, social network e piattaforme online indispensabili nella vita quotidiana. Boom delle spese per consumi tecnologici anche nella crisi: +190%.  E’ quanto emerge dal 13° Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione.

Boom dei consumi tecnologici anche negli anni della crisi: +190%. L’andamento della spesa per consumi delle famiglie conferma il trend anticiclico dei consumi tecnologici in un decennio caratterizzato da una lunga e profonda recessione. Tra il 2007 (l’anno prima dell’inizio della crisi) e il 2015, mentre i consumi generali flettevano complessivamente del 5,7% in termini reali, decollava la spesa per acquistare apparecchi telefonici (+191,6%, per un valore di 5,9 miliardi di euro nell’ultimo anno) e computer (+41,4%), seppure i servizi di telefonia si riassestavano verso il basso per effetto di un riequilibrio tariffario (-16,5% negli otto anni, per un valore però superiore a 16,6 miliardi di euro), e infine la spesa per libri e giornali si riduceva del 38,7%. Gli italiani hanno evitato di spendere su tutto, ma non sui media connessi in rete, perché grazie ad essi hanno aumentato il loro potere individuale di disintermediazione. Usare internet per informarsi, prenotare viaggi e vacanze, acquistare beni e servizi, guardare film o seguire partite di calcio, entrare in contatto con le amministrazioni pubbliche o svolgere operazioni bancarie, ha significato spendere meno soldi o anche solo sprecare meno tempo: in ogni caso, guadagnare qualcosa.

I media digitali tra élite e popolo. Le ultime tendenze indicano che gli strumenti della disintermediazione digitale si stanno infilando come cunei nel solco di divaricazione scavato tra élite e popolo, prestandosi all’opera di decostruzione delle diverse forme di autorità costituite, fino a sfociare nelle mutevoli forme del populismo che si stanno diffondendo rapidamente in Italia e in Occidente. Si tratta di una sfiducia nelle classi dirigenti al potere e in istituzioni di lunga durata che oggi si salda alla fede nel potenziale di emancipazione delle comunità attribuito ai processi di disintermediazione resi possibili dalla rete. Si sta così radicando un nuovo mito fondativo della cultura web: la convinzione che il lifelogging, i dispositivi di self-tracking e i servizi di social networking potranno fornire risposte ai bisogni della collettività più efficaci, veloci, trasparenti ed economiche di quanto finora sia stato fatto.

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