Contraccezione: gravidanza indesiderata e malattie sessuali lasciate al caso

Si celebra oggi 26 settembre la Giornata mondiale della contraccezione. In occasione di questa giornata la SIGO, Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, elenca i dati allarmanti sulla contraccezione femminile, troppe si affidano alla fortuna soprattutto al Sud e sono tanti i comportamenti pericolosi. Gravidanze indesiderate e malattie trasmesse sessualmente non sembrano preoccupare le italiane.

I dati sulla contraccezione delle italiane mostrano comportamenti pericolosi come il coito interrotto e nessuna protezione verso le malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate. I ragazzi sessualmente attivi, 1 su 3, tra gli 11 e i 25 anni non utilizza metodi per proteggersi, l’11 per cento, tra questi gli under 14 che non usano la contraccezione sale al 42 per cento.

Le donne che non utilizzano sistemi sicuri sono una su quattro, le percentuali sono allarmanti. Il 17,5 per cento ricorre al coito interrotto, il 16,2 per cento alla pillola,  poi c’è chi si affida ai metodi naturali e alla fortuna. Tra le regioni italiane dove la contraccezione è meno utilizzata ci sono quelle meridionali dalle quali proviene il più alto numero di gravidanze nelle ragazze con meno di 19 anni.

L’indagine europea condotta in occasione della Giornata mondiale della contraccezione definisce anche il livello di informazione sulla contraccezione condotta su 4.500 donne d’età tra i 20 e 29 anni in nove diversi Paesi, tra queste donne anche 500 italiane. I dati dell’indagine indicano che sono poche le donne che si affidano ad internet per cambiare il metodo contraccettivo, la maggioranza si affida ai consigli del ginecologo.

L’Italia è il fanalino di coda in Europa sull’utilizzo della contraccezione ed molto scarsa l’informazione sull’argomento e sui metodi più recenti tra i quali il dispositivo intrauterino, l’impianto sottocutaneo e la spirale al rame. Tutte, però, sono d’accordo sul volere un sistema di protezione che sia comodo rispetto a pillola, anello o cerotto.

Paolo Scollo, il presidente della SIGO, non ha dubbi sul da farsi: “il quadro che abbiamo delineato denota una scarsa consapevolezza e richiede interventi di educazione sessuale e all’affettività sin dalla scuola. Nel nostro Paese certi temi sono ancora considerati un tabù. Soprattutto servono programmi educazionali specifici per le categorie più propense a comportamenti scorretti e pericolosi, come gli under 30 e le donne di origine straniera“.

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